Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Pensarci

Tiziana in estate con l'impermeabile

Tiziana

Perché abbiamo una sola bocca e due orecchie? Perché dobbiamo ascoltare il doppio di quanto parliamo.

Le polemiche nate intorno alla questione burkini, molte appassionate, spesso superficiali, tante ipocrite, hanno mostrato che l’identità (a molti di noi) interessa.   Parecchi non sono riusciti ad uscire dalla questione specifica perdendo l’occasione di fare una seria riflessione sulla trasformazione delle nostre società.  Molti trovano irrilevante la questione delle donne integralmente coperte richiamandosi alla difesa della loro cultura, ignorando anche che i costumi tradizionali dei  paesi d’origine non prevedono  mai  la copertura del volto né  i colori scuri, e che il nascondimento  del corpo è determinato esclusivamente dall’ortodossia, o meglio fanatismo, religioso.

Tanti i richiami alle nostre nonne che si coprivano la testa o indossavano i mutandoni per la spiaggia.  Penso spesso che quando è nata mia madre le donne non avevano il diritto di voto, quando aveva pochi anni l’Italia varò le leggi razziste (chiamiamole così come chiede l’Ucei) , da quel periodo siamo usciti, perchè per altri ci sembra che vada bene?  E’ così grave che almeno  nell’Occidente si inviti tutti a partecipare a quei diritti che abbiamo faticato ad ottenere?

Io me lo chiedo in che tipo di società vivrò e, soprattutto, quali saranno  i paletti e i limiti da porre alle religioni.   Me lo domando se è giusto che le bambine vadano a scuola con la testa coperta. In Francia velarsi è proibito fino alle superiori, ma come si potrebbe  proporre da noi un divieto simile se accettiamo la presenza invadente di simboli religiosi appesi alle pareti delle scuole e di altri luoghi pubblici (che è sempre opportuno ricordare, sono lì per il residuo di una legge degli anni del fascismo mai cancellata) . Niente di religioso, ovviamente, il crocefisso come spesso il velo viene brandito politicamente.  Spero che l’intelligenza non ci abbandoni , rischieremmo , forse anche per eccesso di educazione, di lasciare il campo libero ai fanatici religiosi e ai populisti della politica. Vorrei smentire la mia amica Paolida che dice “giunti a questo punto più degli integralisti temo i loro strenui difensori europei”

https://liberelaiche.wordpress.com/2016/08/21/5712/

http://www.ilgiornale.it/news/politica/mille-euro-multa-chi-offende-crocifisso-1295332.html

http://www.repubblica.it/esteri/2016/08/27/news/danimarca_la_preghiera_del_venerdi_guidata_da_due_donne_imam_voglia

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/07/21/integrazione-che-fatica/

 

 

 

Terremoto e Roma

pigri muri romani , via ostiense

pigri muri romani , via ostiense

Per i romani il terremoto è una procedura stanca, che si ripete prevedibile negli anni. Arriva una scossa, la casa trema, il lampadario oscilla, specie se abiti ai piani alti e sulle rive del Tevere, tu ti spaventi, ti può succedere di uscire all’aperto facendo le scale con i tuoi cari, incontri gli inquilini delle porte accanto, gentili, abbastanza spaventati ma anche no, sei stranito perché è notte, il primo sonno interrotto dalla paura eccetera. Poi dopo qualche telefonata a parenti, Protezione civile, autorità, pensi di esserti fatto un’idea di quanto può essere successo ma sai che non è così. Il sisma è il diabolico rifugio delle peggiori sorprese.

Risali in casa come i coinquilini, compulsi ogni sito possibile sul web, cerchi di fare un uso utile di Twitter, ti rendi conto che un’amica sta ad Arquata del Tronto, dove volevi raggiungerla a prendere il fresco, che il terremoto è appenninico, nell’Italia centrale a cento chilometri da Roma, leggi le dichiarazioni desolate e disperate del sindaco di Amatrice, pensi alla tua amica, che poi è Nicoletta, la chiami e la trovi che ti dice incongruamente che è viva, che è in strada, che è circondata da macerie, che non può fare altro che aspettare con gli altri, fornita di un piumone, e con il suo cane al quale ha messo un cappotto.

Sono passati sessanta, novanta minuti dalla prima scossa delle 3 e mezzo di notte, ne arriva poi una seconda percepibile, sinistra, ondulatoria (credo si debba dire: per fortuna ondulatoria), intanto segnali su Twitter che Nicoletta porta brutte notizie da Arquata del Tronto, e passi il resto della notte a richiamare amici, a cercare di sapere che succede a Nicoletta, a vedere le prime immagini dello sfascio di Amatrice, di Accumoli e degli altri paesi o frazioni come Pescara del Tronto, a valutare inutilmente tutto. Ma il terrore, il dolore, l’angoscia e la disperazione non ti appartengono se non per uno spostamento di significato e di sentimento, sono metafore, in quanto romano te la sei cavata ancora una volta, la città come dice tua moglie è eterna, forse, non è utile a nessuno che tu sia informato nell’estremo dettaglio notturno di quello che accade, casomai servono soldi, e si vedrà domani, o sangue, ma non quello di un diabetico, chissà, provi a dormire all’alba con scarsi risultati e abbondanti cattivi pensieri. E’ stato il tuo stanco e prevedibile itinerario nel terremoto percepito, a Roma, la città dove per grazia di Dio vige solo la percezione, come quando successe all’Aquila, come altre volte, ma non la cosa, non l’orrore, non l’ordalia della terra che si muove e devasta quello che le è poggiato fragile sulla crosta, la civilizzazione.

Il resto sarà tremendo: la conta dei morti, la corsa alla salvezza dei sepolti vivi, il particolare dei vecchi, delle vecchie, dei bambini e delle bambine, l’idea della sciagura che si abbatte sugli indifesi naturali, sui malati e ricoverati di un ospedale. Sarà edificante: gli esempi di solidarietà, di volontariato, di intervento rapido, in sicurezza umanitaria e in piena consapevolezza, da parte di chi ha la forza di reagire e reagisce a mani nude, di chi fa il suo dovere di servizio, con i guanti, con una pratica ormai professionalizzata della solidarietà civile e della protezione degli altri. Sarà ottuso e prevedibile, come non sono prevedibili i terremoti, mai: la colpa della politica, il processo alla scienza, la mancata prevenzione, i soccorsi in ritardo, oppure l’esibizionismo, la cattiva retorica e banale, la lunga scia sismica delle stupidaggini offensive dell’intelligenza e del cuore dei cittadini che non manca mai come coda mortifera all’esplosione apocalittica delle case, del cemento, dei mattoni, della pietra, delle travi, dei tetti. Giuliano Ferrara

http://www.ilfoglio.it/cronache/2016/08/25/terremoto-amatrice-pescara-del-tronto___1-v-146364-rubriche_c926.htm

Roma ha molti difetti, sui quali ogni giorno riflettiamo proprio su queste pagine denunciando scandali, raccontando storie di incuria e di inciviltà. Ma questa nostra città mantiene intatta una straordinaria caratteristica: la capacità di solidarizzare con chi ha bisogno, di mobilitarsi nel caso di un’emergenza che riguarda la collettività, di mettersi a disposizione di chi non ha più nulla. Senza citare il luogo comune folkloristico e un po’ irritante del «core de Roma», basta osservare cosa sta accadendo in queste ore per l’emergenza dello spaventoso terremoto che ha messo in ginocchio il Centro della Penisola.

Roma si è attivata subito, stiamo assistendo a scene che svelano l’aspetto migliore di questa nostra città. Come ha raccontato ieri Manuela Pelati sono stati attivati centri di raccolta di indumenti e alimenti negli stadi «Nando Martellini» alle Terme di Caracalla e «Paolo Rosi» all’Acqua Acetosa. Molti romani hanno aderito all’appello dell’Avis di donare sangue agli ospedali e agli stessi sportelli dell’Avis: ieri si sono viste lunghe file davanti alla sede della Regione, al Sant’Eugenio, al Centro Traumatologico Ospedaliero. Anche l’Unione delle comunità ebraiche e la Comunità ebraica romana hanno organizzato una raccolta di sangue al centro dell’Ospedale Fatebenefratelli, lungotevere Cenci 5. La Regione ha aperto un conto corrente per la raccolta di fondi, e già sono stati in tanti ad aderire.Attivissima la Caritas, attraverso la vasta rete delle parrocchie romane. Le Acli si sono mobilitate, e lo stesso i centri della Croce Rossa.

Naturalmente ciò che colpisce di più sono le scelte dei singoli, sganciate da qualsiasi forma di associazionismo. Roma sa bene cosa sia un’emergenza (basta ricordare i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale) e per istinto reagisce, di fronte al dolore altrui, con la generosità e la solidarietà. Non sono parole di circostanza, ma attualità, dunque realtà concreta. Proprio per questa ragione diventa ancora più difficile capire come la città che sta dando una simile, splendida immagine di sé in queste ore sia la stessa che offende i propri concittadini sporcando le strade, dimenticando le più elementari regole del codice della strada e mettendo in pericolo vecchi e bambini quando attraversano la strada utilizzando i mezzi pubblici senza pagare, e potremmo continuare. Ma per oggi riconosciamo a Roma ciò che è di Roma, cioè la sua identità più alta e nobile.  Paolo Conti

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_agosto_26/terremoto-solidarieta-64d7bf18-6b07-11e6-a743-cbace9857496.shtml?refresh_ce-cp

Cosa farai da grande?

Alla domanda “Cosa farai da grande?” poche bambine rispondono “la scienziata”.
Non sempre gli uomini sono riusciti a proibire alle donne di farlo, ma i modelli femminili sono poco divulgati e i libri di testo raramente le nominano. È importante allora far conoscere i contributi delle donne alla scienza per donare alle ragazze un passato in cui riconoscersi. (Grazie a Sara Sesti)

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paolida  giunti a questo punto più degli integralisti temo i loro strenui difensori europei
Foto presa a Gonan Ginat

Foto presa a Gonan Ginat

Nel brutto dibattito estivo, naturalmente esagerato dai fancazzisti media italiani, tutti hanno una risposta. Bravi geni come al solito.

Le mie domande queste:

  1. Perché se una parte del mondo musulmano ha bisogno di abiti pudichi li indossano solo le donne?
  2. Nelle spiagge del sud della Francia, o in alcuni quartieri di città danesi svedesi… si può ancora volendo circolare col gomito scoperto o no? La polizia gerosolimitana usa, e fa bene,  la mano pesante in una zona dove ebrei ortodossi non vorrebbero vedere braccia nude di donne e uomini.
  3. Le donne molestate a Colonia nella notte di capodanno, sono state scelte perché allegre libere svestite? Non coperte e quindi disponibili? Come le ragazze in minigonna che si cercano lo stupro secondo tanti giudici nostrani?
  4. E’ per non irritare eventuali terroristi che in Italia si può passeggiare  con il volto coperto? E’ per lo stesso motivo  che le bambine possono frequentare la scuola elementare già con il capo e le spalle coperte?
  5. Ce lo ricordiamo che stiamo parlando di un integralismo religioso e non di una cultura? Abbiamo presente che per il papa e clericaglia assortita il tessuto di troppo è un modo di difendere il proprio egoismo e la propria storia?  (è appena il caso di ricordare che per motivi religiosi lo Stato pontificio ha ucciso segregato inventato i ghetti, organizzato battesimi forzati)
  6. Ce lo ricordiamo che difendere i fanatismi religiosi va a detrimento di chi crede e di chi non crede?
  7. Abbiamo risposte per quegli islamici moderati che apparentemente invochiamo e che magari sono arrivati in Europa in fuga dalle teocrazie? Li indirizziamo su Plutone?

La libertà è un istinto primario e un bisogno essenziale

libertà

Accettare che ci siano donne di cui si intravedono solo gli occhi nelle nostre strade, magari camminando un passo indietro ai loro accompagnatori spesso addirittura bambini, non è cosa che dovrebbe lasciarci indifferenti.

Farsi gli affari propri spesso somiglia all’omertà e all’indifferenza, due aggettivi devastanti per una comunità. Il silenzio non è mai una virtù, piuttosto rivela opportunismo  e mancanza di sensibilità.

Di seguito interventi sull’argomento (scorrere fino in fondo)

La dannata faccenda del burkini

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2016/2016-08-17/2016081733916737.pdf

http://giulianasgrena.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=91305&typeb=0

http://www.huffingtonpost.it/deborah-dirani/europa-liberta-burkini-_b_11581052.html

http://www.corriere.it/opinioni/16_luglio_25/schiavismo-moderno-paura-che-ci-blocca-9a70be2e-51a6-11e6-a1bb-4fa8da21b0a1.shtml

http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2016/08/17/news/vietare-il-burkini-e-di-sinistra-lorella-zanardo-1.280531?ref=fbpe

http://www.ladepeche.fr/article/2010/11/29/958830-koweit-an-prison-femmes-maillot-bain.html

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2016/2016-08-19/2016081933929554.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2016/2016-08-19/2016081933931076.pdf

Anna Simone Non ci sto capendo più niente. La Zanardo prima voleva vestire le donne e ora le vuole svestire? O forse vorrebbe vestire le occidentali e svestire le arabe? Non so, sono confusa. E lei, come si veste? Boh, chissenefrega…

Elena Pia Boni è stupefatta.  Ma davvero davvero ci innamoriamo del burkini???? Ossignur

Jacopo Tondelli A Tel Aviv, una delle più civili e tolleranti e laiche e in definitiva fighe città del mondo, c’è una bellissima spiaggia, che appoggia su un mare meraviglioso. Andateci. E vedrete che le donne arabe, cittadine israeliane, fanno il bagno vestite. E le donne ebree ortodosse forse lo fanno in costume, ma nessuno le può comunque vedere, perché lo fanno in un pezzo di spiaggia che è solo per loro, perché a loro piace così. E poi gnocchissimi e gnocchissime israeliane e israeliani giocano a racchettoni e corrono e si rimorchiano, ognuno come gli va. Un paio di spiagge sono luoghi di culto per i gay di tutto il mondo, ma questo lo sanno tutti. Ecco, spesso diciamo che dobbiamo imparare da Israele. Su questo, e non solo, è proprio il caso di imparare da Israele. Settanta anni di guerra hanno creato una spiaggia che è un modello di libertà, fraternità e uguaglianza. Sì, la dedica è tutta per Valls. 

Nico Valerio TUTTE le idee, le mode e le religioni vanno rispettate, tranne quelle che non rispettano gli altri, in questo caso direttamente le donne, ma indirettamente tutti, per l’effetto simbolico, diseducativo e imitativo che il forzato “pudore” applicato solo alle donne ha verso i giovani e l’intera società. La reciprocità è fondamentale per capire se una ideologia come l’islamismo (e non sto parlando dei testi dell’Islam) è liberale o illiberale. L’ostentazione di una divisa, di un “abito ideologico” come l’osceno e peccaminoso burkini, vuol dire anche orgoglio e appartenenza, e perfino proselitismo. L’islamismo si combatte anche con piccoli atti esemplari ed educativi, cioè con intelligenza e psicologia (e con la forza delle idee liberali, che però bisogna avere. E in Italia pochi le hanno, perfino tra i tanti sedicenti “liberali”), non certo coi divieti ridicoli e sottoculturali della Destra o peggio col buonismo succube ed egualitarista Cattolico-sinistrese. P.es. bisognerebbe controllare strettamente le moschee (e permettere, anzi, la costruzione di nuove e dignitose), accettando però solo imam italiani o che predicano in italiano. Inutile aspettarsi imitatori della Francia nei Comuni e al Governo: in Italia, non faranno mai una cosa del genere. Ora poi che c’è anche papa Francesco…. Invece i due “partiti” di Destra e Sinistra si sorreggono a vicenda: Salvini-Santanché, p.es, “servono” a Renzi-Boldrini, li giustificano. E viceversa. Ma entrambi sbagliano. Quindi, visti i numeri, a conti fatti quasi TUTTI sbagliano in Italia sulla questione islamica.

 

Buona fortuna,

coniglio ester

Benvenuta tra noi e con noi nel mondo pazzo, in una famiglia ferita ma che, forse anche per questo, sarà amorevolissima e compassionevole.

E benvenuta  nel nostro popolo inquieto, travagliato, complicato… ma unico e geniale.

Buona fortuna piccola Ester Mazal,

Cosa è di dx cosa è di sx?

Socialisti Gaudenti A settembre, esce in libreria la fatica letteraria di Alessandro Di Battista “Dove andiamo a dormire stasera – guida a 150 stamberghe italiane” con prefazione del dottorando Luigi Di Maio.

Interessante e utile contributo al dibattito cosa è di destra e cosa di sinistra del saggista, e amico, prof. Scanni
Giuseppe Scanni

12 agosto alle ore 15:55  Ma è proprio vero che destra e sinistra , nella società contemporanea, siano categorie astratte o per lo meno intercambiabili?
Giorgio Gaber ripeteva in un suo splendido brano “Cos’è la destra e cos’è la sinistra……”. In effetti, in qualunque società occidentale del dopoguerra, è difficile trovare una definizione completamente soddisfacente che descriva le differenze tra destra e sinistra.
Il citato Norberto Bobbio scriveva : “Non stiamo a sottilizzare su queste differenze. Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza”.
Una volta Giorgio Ruffolo disse: “un modo per capire se una persona è di destra, è sentirlo dire che non c’è più alcuna differenza tra destra e sinistra”. Puntualmente Mario Monti ha scritto invece che la divisione politica destra-sinistra risponde a un “vecchio schema” novecentesco (le sue ricette liberiste sette-ottocentesche invece sarebbero “nuove”).
Quando ancora si contrapponevano “capitalismo” e “comunismo”, confusamente intesi come “modi di produzione”, si avevano due concezioni, l’una radicalmente negatrice dell’altra, con una logica del capitale ed una logica del lavoro. Oggi l’opposizione è diventata diversità tra varie tipologie di società multirelazionali – a più “rapporti di produzione” – e quindi tra modelli diversi di società con un fondamento comune, dovuto al fatto che il modo di produzione è lo stesso, ovvero il modo di produzione capitalistico industriale, privato o pubblico che sia il capitale. È giusto quindi sostenere che è cessata una delle opposizioni artificiali tra Destra e Sinistra. Non bisogna tuttavia dimenticare che il superamento vale solo per questo aspetto, ma non per quelli relativi ai rapporti di produzione, alla redistribuzione, al ruolo dello Stato.

Salvati, Martinelli e Veca, hanno chiamato Progetto 89 (Il Saggiatore, 2009) il progetto della sinistra , sostenendo che è ancora difendibile teoricamente e radicale nelle sue proposte di riforma. Raccomando la lettura di un libretto di Gerald A. Cohen ” Socialismo, perché no?”, pubblicato da Ponte alle Grazie. In sintesi : vi sono obiettivi- che discendono dai princìpi della grande rivoluzione, da liberté, égalité, fraternité, e che oggi non sono stati approssimati neppure dove i diritti politici e sociali sono difesi al massimo grado, nei mitici piccoli Paesi del Nord Europa, una volta definiti “ di Sinistra” : promuovere comportamenti e creare istituzioni che consentano a tutti di sviluppare liberamente le proprie facoltà; favorire una reale eguaglianza di opportunità e andare oltre, aggredendo tutti i vantaggi/svantaggi di cui non si porta merito/demerito, anche quelli dovuti a cause naturali o alla fortuna; rendere ogni cittadino attivo nelle deliberazioni politiche della propria comunità attraverso un incessante stimolo alla partecipazione democratica. A questi obiettivi altri se ne possono aggiungere. L’economista e filosofo politico contemporaneo (Amartya Sen, L’idea di giustizia, Mondadori), fornisce una giustificazione moderna e robusta del più che bisecolare Progetto 89, : una riserva di strumenti teorici al servizio di chi vuol porre rimedio a diseguaglianze ingiustificate e combattere contro l’ingiustizia. Sorge la domanda : ma allora perché i seguaci della sinistra, i partiti di sinistra non opponendosi con coraggio alle diseguaglianze ed alle ingiustizie sembrano assimilabili ai cauti, esitanti leader e partiti della destra, sostanziando l’impressione comune che destra e sinistra non facciano differenza?
Gli strumenti della sinistra riformista sono quelli della democrazia, e dunque dello Stato nazionale, l’unico nel quale opera qualcosa che alla democrazia assomiglia, mentre le forze che la sinistra dovrebbe controllare sono quelle del capitalismo globale. E per controllarle non basta la volontà di una singola democrazia, di un singolo Stato. Finché la democrazia cosmopolitica resterà una utopia, il controllo può essere ottenuto solo attraverso faticosi accordi internazionali. Certo, parte integrante della politica di un Paese dovrebbe essere la ricerca di questi accordi, di un’architettura di regole internazionali che siano in grado di prevenire crisi disastrose come quella che da otto anni perseguita l’Occidente, o di rallentare pressioni competitive che creano profondi disagi per i ceti più deboli, per i lavoratori esposti alla concorrenza internazionale. Ma se questi accordi non si riescono a fare, se gli altri Stati si oppongono per ragioni di interesse nazionale, se un Paese si trova a combattere da solo, nel contesto delle regole che oggi prevalgono, qual è la risposta? Quella dei governi e delle imprese nel caso Fiat o quella della Fiom? È di «sinistra » la risposta della Fiom? Se si risponde nel primo modo, la risposta, pur comprensibile, rischia di essere dannosa; altrimenti come si fa a evitare l’impressione che destra e sinistra siano indistinguibili?
La destra sostiene lo “Stato minimo”, cioè poca burocrazia e il minor intervento possibile dell’ente pubblico nell’economia e nella società. Quindi meno tasse per mantenere uffici e servizi / la sinistra sostiene invece lo “Stato sociale”, cioè un ruolo attivo dello Stato nel ridurre le disparità esistenti fra gli individui e i gruppi. Quindi più tasse al fine di assicurare più servizi alla collettività e conseguentemente più uffici e più personale pubblico.
Destra e sinistra vengono definite in vario modo. Per la prima vengono usati come sinonimi nuova destra o neoliberalismo; per la seconda, nuova sinistra o progressisti. Al di là dei termini o delle parole, le differenze tra le due posizioni non sono piccole e non sono piccole le conseguenze che governi di destra o di sinistra possono produrre sulla nostra vita di tutti i giorni, sulla possibilità o meno di avere un buon livello culturale e una qualità di vita soddisfacente.
Facciamo degli altri esempi:
la destra difende i valori della patria e può arrivare ad essere nazionalista; la sinistra è internazionalista;
la destra considera la guerra come uno strumento di politica estera per difendere gli interessi nazionali; la sinistra è tendenzialmente pacifista, anche se il pacifismo è un universo piuttosto variegato;
la destra è individualista, competitiva, “vinca il migliore” dice; la sinistra tende a fare riferimento non al singolo individuo ma ai gruppi con problemi e interessi comuni (i sindacati, i disoccupati, i lavoratori, ecc.);
la destra crede che il mercato e l’iniziativa individuale siano gli unici elementi creatori di un ordine efficiente, perché garantiscono il successo ai più capaci e ai migliori; la sinistra sostiene la necessità di un’economia che permetta ai migliori di emergere, ma che contemporaneamente offra possibilità ai nuovi soggetti;
la destra favorisce in tutti i modi il mercato e l’integrazione mondiale nell’economia capitalistica, il suo problema principale è di continuare a produrre di più a costi minori (per essere competitiva rispetto ai concorrenti) e guadagnare di più; la sinistra si pone il problema delle disuguaglianze di ricchezza a livello mondiale e di modelli di sviluppo produttivo differenziati e in armonia con la cultura e le risorse di ciascuna realtà.
Bobbio (1994) sottolineava che il significato politico di destra e sinistra continua a cambiare nel tempo, ed è indubbio che attualmente entrambi i termini si riferiscono a realtà e posizioni politiche alquanto diverse rispetto al passato. Tuttavia esse rimangono due entità profondamente differenti e continuano ad avere un valore centrale nell’odierno panorama politico del mondo globalizzato (Giddens, 2013). La letteratura psicologica, poi, evidenzia come i profili e i processi psicologici legati ai diversi schieramenti politici siano nettamente differenziati, non solo per quanto riguarda atteggiamenti e opinioni, ma anche in termini di valori, motivazioni e personalità (Caprara & Vecchione, 2006; Chirumbolo & Leone, 2014). Non sono tanto scomparse le differenze tra destra e sinistra quanto è forse cambiato il loro significato e il luogo dove cercarle.

 

Garbo e noi

Nel pieno della stagione estiva e in periodo olimpico, mi sembra carino ricordare Esther Williams nata l’8 agosto del 1921 (e morta a Beverly Hills il 6 giugno 2013). Campionessa di nuoto, 100 metri stile libero, non riuscì a partecipare alle Olimpiadi che vennero rinviate per la Seconda guerra mondiale. Fu attrice brillante in film musicali con coreografie acquatiche.

Questo video serve per rinfrescarci le idee e per ricordare che garbo e grazia sono tra le prerogative femminili.  E che una donna non si picchia neanche con un fiore.

A tutti buone giornate ferragostane e leggete il link qui sotto. Alla prossima,

http://27esimaora.corriere.it/piccoli-esercizi-felicita/16_agosto_05/vacanze-vuote-perche-fruttino-davvero-serve-coraggio-anche-disconnettersi-1c9e546c-5b23-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml

 

Al lavoro per noi

Anche se l’origine della parola è greco-latina (historia) oggi il termine inglese ‘HIStory’, storia, è ‘riletto’ come la ‘storia di lui’ e le donne, stanche di non essere citate nei libri, hanno coniato il termine HERstory’, la ‘storia di lei’, per rimarcare la volontà di far emergere anche la presenza femminile nell’evoluzione umana.
La necessità di ‘correggere’ una narrazione in cui primeggia solo la figura maschile, è emersa anche nell’ambito di Wikipedia, l’enciclopedia online creata dagli utenti, con la nascita del progetto Wikidonne che si pone l’obiettivo di rimediare al gender-gap “incrementando la quantità e qualità di voci presenti su donne e tematiche femminili”, ma anche invogliando “più donne a scrivere testi per Wikipedia, dato che l’85% dei ‘contributori’, oggi è maschile”.
A chiamare tutte all’appello, venerdì 12 agosto, nell’ambito del 2016 International Youth Day, è May Hachem, wikipediana egiziana, fondatrice del WikiWomen Project, che promuove un evento su scala mondiale organizzato dalla comunità wikipediana e sostenuto dall’United Nations Women. L’iniziativa principale si terrà presso l’UNWomen Headquarter a New York dalle ore 9,30 alle 17.
In Italia la sessione collettiva virtuale di scrittura di voci, rilanciata in particolare dall’associazione Toponomastica Femminile, che già da tempo si batte perché alle donne che hanno fatto la storia nei campi più disparati (scienziate, letterate, artiste, filosofe, ecc.) siano intitolate strade e piazze (oggi le vie dedicate a donne sono in media, in Italia, solo l’8% e sono riferite per lo più a sante e madonne), si terrà in contemporanea con gli Usa: qui sarà dunque tra le 15,30 e le 23. E’ possibile creare nuove voci, ma anche migliorare, o tradurre da altra lingua, quelle esistenti: “Invito tutte a collaborare. Sarete guidate e seguite nella procedura di inserimento di nuove biografie femminili in Wikipedia. Oppure potete anche solo segnalarci sul gruppo Facebook di Toponomastica femminile figure assenti dall’enciclopedia che meriterebbero di esservi introdotte” è l’appello della presidente dell’associazione, Maria Pia Ercolini.

https://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_progetto:WikiDonne/Her_Story

Sono nell’associazione Toponomastica femminile. Potete visitare la pagina su facebook, Sempre su fb se volete pagina tizianaficaccivero

Bella intervista a Nadia Comaneci

http://www.repubblica.it/speciali/olimpiadi/rio2016/2016/08/09/news/nadia_comaneci_40_anni_dopo-145639614/

L’atleta più anziana

http://www.repubblica.it/speciali/olimpiadi/rio2016/2016/08/08/foto/rio_2016_oksana_cusovitina_atleta_piu_anziana_olimpiadi_uzbekistan_4_nazionali_diverse-145574628/1/?ref=HRESS-2#1

Le Olimpiadi e le donne

Le olimpiadi e le donne, di Daniela Domenici

Una lunga estate calda

l'ultranovantenne mario ficacci

il molto ultranovantenne mario ficacci

“Comincia una lenta spoliazione, succede proprio come con gli alberi; non sono foglie, magari, sono abitudini, anche piacevoli, sono abiti da vita snella, da braccia sode, da luoghi imprevedibili, tanti, inattesi”.

http://www.einaudi.it/libri/libro/franca-valeri/la-vacanza-dei-superstiti/978880623008

Questa è la prima estate per mio padre e mia madre a Roma. Per la prima volta, oltre a qualche piccolo viaggio e al mare che mio padre amava molto, non potranno usufruire della casa nel paese di origine. Troppe salite, troppe scale, troppo isolati, troppo lontano dalla quiete di cui sembra aver bisogno una persona che si avvicina ad avere tre cifre nella sua età.

Una estate di noia, mio padre dice che i vecchi si annoiano.

Una estate in cui mio padre dice che vorrebbe morire che è soddisfatto così che ha fatto tanto, e io gli rispondo se vuole veramente farmi l’affronto di lasciarmi sola con mia madre. Mia madre, una vera scoperta. Una donna fredda –  mi sembra che non ci siamo mai sfiorate, io non ho memoria di un suo gesto tenero – ma amorevole con lui, prevenendo ogni piccola necessità, approntando pranzetti gustosi e facili da mangiare, minimizzando le sue tante richieste per cui sempre si giustifica… una infinita pazienza affettuosa che scompare con me che vengo contesa anche per le pieghette sui peperoni acquistati dove dice lei.

Una estate d’attesa, se passerà l’estate e il cuore non cederà avremo ancora tanto tempo per stare insieme. Forse.

Una estate di due donne sole, mia madre ed io. Difficile per me che nonostante il lavoro faticoso, pure costoso, per prendere le distanze dal suo carattere aspro, scopro ogni momento di più che siamo una la copia dell’altra.

 

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