Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: dicembre, 2016

E buon 2017

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Per  favore, prendetevi cura di quest’orso. Grazie.

Paddington intorno al collo ha questo cartellino. Perché? E’ un particolare importante che il suo inventore Michael Bond,  spiega così: “Alla fine degli anni Trenta ero impressionato dalla lunga fila di bambini ebrei che arrivavano con i Kindertransport. Avevano un cartellino al collo su cui stava scritto nome e indirizzo. E avevano una borsetta con tutte le loro cose”. Una immagine che Bond non ha mai dimenticato.

C’è qualcosa di più triste che vedere un piccolo rifugiato? Paddington lo è. E’ un orso sempre gentile, pieno di buone intenzioni ma con una capacità unica di cacciarsi nei guai. ma amabile per il suo essere contro ingiustizie e razzismo.

“In London nobody is the same, which means everyone fits in”.

Quale migliore augurio per il prossimo anno?  Dove siamo tutti diversi troviamo tutti un posto.  Buon 2017 (e niente paura, è solo un altro anno)

https://fr.wikipedia.org/wiki/Michael_Bond

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Senza te

Non ne farò parola per strada – le vetrine ti guarderebbero fisso – che una tanto timida – tanto ignara – abbia l’audacia di morire (Emily Dickinson, trad. Pia Pera)

Non saranno più con noi nel 2017, ma le ricorderemo , tutte, a lungo.

Tina Anselmi, Matilde Beniacar, Elena Ceste, Bimba De Maria, Maddalena De Padova, Daniela Dessì, Francesca Del Rosso, Ronit Elkabetz, Franca Faldini, Carrie Fisher, Maria Pia Fusco, Zsa Zsa Gabor, Zaha Hadid, Karina Huff, Anna Maria Jacobini, Sharon Jones, Jolanda Insana, Harper Lee, Letizia Leviti, Alberta Levi Telmin, Ida Magli, Marta Marzotto, Anna Marchesini, Marina Malfatti, Michèle Morgan, Pia Pera, Silvana Pampanini, Debbie Reynolds, Vera Rubin, Sonia Rikyel, Nancy Reagan, Giulia Spizzichino, Fabiana Svizzeretto, Laura Troschel, Franca Sozzani, Enrica Zarfati.

Chanukah, la festa delle luci

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Dal 25 di Kislev, quest’anno dal tramonto del 24 dicembre al 1 gennaio, otto giorni per ricordare la rivolta degli Ebrei contro l’oppressione straniera.

I fatti: dopo lo smembramento dell’impero di Alessandro Magno, la Giudea cadde sotto la dominazione dei Seleucidi che volevano imporre cultura, religione, lingua, scatenando un conflitto che durò tre anni. Nel tempio di Gerusalemme, ripulito dagli idoli, fu ripristinato il culto del D-o degli ebrei dopo una festa di inaugurazione (Channukkah).

Le caratteristiche della celebrazione sono l’accensione di un candelabro ad otto bracci, i regali che si scambiano dopo l’accensione, le sufganiot (bombe fritte in abbondante olio), la visibilità della channukkia (candelabro a otto bracci) in diverse piazze (a Roma al Portico d’Ottavia e a piazza Barberini).

Ma l’essenza di Channukkah è nel ricordare che una minoranza ha diritto a conservare la propria identità pur vivendo in una comunità più numerosa e potente, nell’affermare il diritto di preservare intatte le proprie caratteristiche culturali e religiose. Ieri come oggi non è un bene l’assimilazione di nessuno, ma l’integrazione di tutti.

Sogni probabilmente, ma a che serve vivere se non si sogna e si aspira al  meglio.

Hag Chanukah  Sameach,

Papà,

l'ultranovantenne mario ficacci

Grazie di tutto papà

La visione scientifica dell’esistenza è poetica fino a risultare quasi trascendentale. Siamo incredibilmente fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi siamo ancora più fortunati, perché possiamo comprendere, apprezzare e godere l’universo come nessuna delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. Ecco cosa da significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura (Richard Dawkins)

Alisa Coen 1998 – 2016

 

Profondo cordoglio ha suscitato in tutto l’ebraismo italiano la scomparsa a Roma della 18enne Alisa Coen, vittima nella giornata di venerdì di un tragico incidente stradale.
Il Keren Kayemeth ha aperto una sottoscrizione per piantare un bosco in sua memoria. La causale è “In ricordo di Alisa”, l’IBAN cui donare è invece IT05Y0335901600100000122860.
Vicinanza ai genitori Daniel e Sabrina e un particolare abbraccio alla morà Franca Eckert Coen, conosciuta dai romani anche per essere stata consigliera delegata alle politiche della multietnicità durante la consiliatura Veltroni.

Comunità Ebraica di Roma 3 dicembre alle ore 19:19 ·In queste ore una terribile notizia ha scosso la Comunità Ebraica di Roma. Poche ore prima dello Shabbat Alisa Coen,18 anni, è rimasta vittima di un grave incidente stradale. Il Rabbino Capo, la Presidente e la Comunità tutta si stringono ai genitori Daniel e Sabrina e alla famiglia per la tragica scomparsa. Un dolore infinito che sconvolge tutti noi. Sia il ricordo di Alisa di benedizione. Baruch Dayan Ha Emet

Anna Segre Il 5 dicembre 2016 a Roma c’era il sole. A Prima Porta, davanti alla sinagoga astronave, il sole bruciava e la luce era di una bellezza straziante. Eravamo forse mille, forse anche di più, zitti, con le lacrime in tasca per non esibire il dolore, e la giacca in mano, assiepati nel giardino, perché dentro non ci saremmo entrati. Le femmine di qua e i maschi di là, ci hanno provato, ma eravamo troppi e l’abbraccio collettivo premeva attorno alla bara, alla famiglia, agli amici stretti che si stringevano di più cercando il conforto e l’anima, tutti zitti in un silenzio ascensionale, in un sospiro corale. Ci sono state anche le preghiere, ma erano come un mormorio. Ci sono state anche le parole, ma erano come sassi buttati nell’abisso, non se ne sentiva il tonfo di arrivo. Ho guardato l’amore degli amici. Ho guardato noi, congelati nell’impossibilità di un’espressione dialogica, le nostre facce svuotate. Abbiamo provato a farci le carezze, ma non bastava. Abbiamo provato a piangere, ma non bastava. Una sola domanda informulabile ci tesseva tutti assieme come una tela: ridacci la vita, ridacci la vita, ridaccela viva.

http://moked.it/blog/2016/12/06/alisa-lultimo-commosso-saluto-suo-amore-la-vita-un-esempio/

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2016/2016-12-06/2016120634807447.pdf

 

Benazir Bhutto

Altera, fiera, bella. Benazir Bhutto, la prima donna a esser diventata primA ministrA del Pakistan per due volte: la prima dalla fine del 1988 all’agosto del 1990, la seconda per tre anni dal 1993 al 1996. Nei tre anni successivi ha guidato l’opposizione, Dopo una lunga parentesi all’estero, tra Londra e Dubai, era tornata a casa per ritentare il ritorno al vertice. Impresa faticosa e quasi impossibile, ma non per la coriacea leader che non ha mai lasciato un progetto a metà.  Alla fine di un comizio, il 27 dicembre 2007, fu assassinata nella strage di Rawalpindi. Con lei morirono 25 persone.

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Sarà stato difficile per la ragazza uscita da Oxford, fresca di laurea in Relazioni internazionali, corteggiata per la sua bellezza e intelligenza, incontrare in cella per un ultimo saluto il padre Zulfikar Ali prima di vederlo penzolare da una forca. Difficile deve essere stato arrivare a Karachi nel 1977 nel tentativo di domare un colpo di stato che lacerava una fragile democrazia di un paese in via di sviluppo. Nel 1981 finisce in una cella di isolamento in una prigione del Sindh “il feudo dei Bhutto” dove rimase fino all’84 quando ottenne l’espatrio per Londra.

La città che l’aveva vista studente intenta a molare il suo accento british upper class, a levigare la visione laica moderna e moderata dell’islam, fu la palestra dove la giovane donna preparò la sua riscossa. Nel 1988 tornò a Lahore tra ali di gente in festa per lei e per la fuga dell’odiato generale Zia ul Haq. E fu premier finalmente: prima donna in un paese islamico.
La bella 35enne, elegante nel costume tradizionale, ebbe un grande impatto mediatico, grande quasi quanto le speranze di chi l’aveva eletta. Fu cacciata dal governo nel 1990 e riuscì a tornarci nel 1993 dopo una campagna elettorale durissima.

Lavoravo al Cairo nel ’94 durante la Conferenza delle Nazioni Unite sulla Popolazione e lo Sviluppo, e la ricordo mentre parlava delle donne del suo paese alle quali stava dando la dignità di decidere del loro corpo attraverso la possibilità di scegliere contraccezione e aborto sicuro.
Ma la bellissima donna nel suo abito rosa, non aveva perso il suo accento, e il suo elegante inglese era rimasto strascinato come quello degli asiatici. E a quel ritmo lento ondeggiavano le teste dei primi ministri e leader in sala ammirati dalla sua regalità e decisione.

Nella sua biografia “Figlia del destino”, racconta del suo matrimonio combinato. Non aveva tempo la giovane donna di cercare un marito, perciò scelse suo cugino, un playboy giocatore di polo che pure gli creò qualche problema. Ma che gli diede tre figli. La giovane donna fece degli errori che pagò e che riconobbe “è una delle cose di cui mi pento e che non rifarei”.
In un paese come il suo, l’arte della mediazione è un rischio, e lei per governare senza i generali contro i fondamentalisti, doveva avere un amico importante. Ma il suo amore per le libertà civili e la democrazia, non piacevano a Nawaz Sharif che, mascherato da moralizzatore, nel 1996 la scalzò.

Tornò a Londra, poi nella più sicura Dubai da dove partì di nuovo per il suo paese: perché si può morire ma non ci si può arrendere. Arrivò a Karachi il 18 ottobre scorso e qualcuno subito provò ad ucciderla. Per poi riuscirci il 27 dicembre.

Benazir Bhutto è stata la prima donna a guidare un paese islamico, il Pakistan, la terra dei puri, il paese dove è scorso il sangue della sua famiglia. Ed era solo una donna. Tiziana Ficacci