Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: luglio, 2014

Basta pettegolezzi sulle donne

 

Scrive Tacito: Nerone ripudiò Ottavia confinandola a Ventotene. Poi la fece uccidere brutalmente per offrire la sua testa a Poppea, la nuova moglie. Ma anche quest’ultima non sfuggì alla violenza del marito che, seccato dalle sue richieste, le assestò un calcio nel ventre uccidendola. E il fatto che fosse incinta non importò a Nerone.

“Se non sono per me, che sarà per me? Se sono soltanto per me, che cosa sono io? E se non ora, quando?” (Avoth 1,14)

Le donne non si picchiano. Neanche con un fiore

Adesso a parlare di femminismo c’è il rischio che qualcuno ti definisca oltre che ridicola anche passatista antiquata ecc. ecc.  Anzi sarebbe proprio il caso di rispolverarlo quel femminismo che ci insegnava che le donne non si devono strumentalizzare mai. Specialmente tra donne. E invece non bastassero i soliti invidiosi maschi sempre più consapevoli dei loro limiti ma con difficoltà ad ammetterlo, ci sono pure le volenterose carnefici. Sembrava di aver raggiunto l’apice quando, pur di sbarazzarsi di un premier che assomigliava al dittatorello dello stato libero delle banane, distorcendo il senso dell’espressione che “sorvegliare il potere anche nei suoi comportamenti privati è un canone della democrazia” volesse dire frugargli nel letto, si tirarono dentro giovani donne con nomi cognomi abitudini travestimenti e giudicandole. Ahimè tante donne si aggiunsero al massacro delle consimili. In quel caso giovani non sprovvedute non povere non sfruttate parteciparono ad uno scambio. Ricordo (nonostante l’età!) che il femminismo insegnava a riconoscere l’autonomia di ogni donna perché non esiste un modello unico di comportamento femminile. Posso non desiderare che una mia figlia scelga di vendere il proprio corpo, ma non per questo cado nella misoginia.

Girata pagina? Per niente. Un premier più giovane che sceglie le donne o per correttezza o per convinzione lo fa comunque perché sono bamboline ubbidienti. Che lo dica il gasparreide di turno ci sta tutto , ma che pure noi femmine dobbiamo ridacchiare sui vestiti delle ministre, peraltro finalmente giusti, è inaccettabile. Così come risulta insopportabile che l’ex ministra delle pari opportunità (che io personalmente ho difeso quando venne attaccata volgarissimamente da una comica)  affermi che la attuale ministra degli esteri è unfit per ricoprire incarichi europei per scarso curriculum. Può darsi benissimo che sia così, ma qualcuno se lo chiede per l’inaffondabile Massimino che oltre tutto ha pure un carattere orribile? (e un inglese scarsissimo una fascinazione per gruppi terroristici provinciale e insicuro nella scelta degli abiti e neanche studi ad hoc). Il femminismo ci insegnava la compattezza di genere, un punto fermo per infrangere gli ostacoli posti dalla complicità tra maschi, base fondamentale da trasmettere alle ragazze. Troppo spesso le donne che riescono a imporsi per le loro capacità, o anche fortuna o privilegio, invece di promuovere le altre, quelle rimaste indietro, se ne dimenticano. Come se avessero paura di una eventuale concorrenza.

Invece di pettegolare sulle congeneri, quelle che hanno un po’ di potere attuassero l’agenda di Lisbona per cui l’obiettivo minimo di donne al lavoro è almeno del 60%, numero che in Italia neanche col binocolo si vede. In ultimo, che esito hanno avuto le sontuose manifestazioni di Se non ora quando? La condizione per sfilare non doveva essere che “ora” è sempre?  Che facciamo, abbiamo dimenticato che in una società dove le minoranze (e le donne lo sono ancora) sono rispettate e riverite tutti stiamo un po’ meglio?

 

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Integrazione, che fatica

Neanche il fastidio per Berlusconi e per quello che ha fatto e non fatto per l’Italia nell’ultimo ventennio giustifica la requisitoria del pm Ilda Boccassini che, parlando di Karima, disse“ è una ragazza intelligente, di quella furbizia orientale, propria delle sue origini”

Tra il 26 e il 27 luglio finirà il mese di ramadan, una festa importante per molti italiani e stranieri musulmani.  Lo scorso anno sindacati e imprenditori temevano che per il caldo la produttività dei lavoratori, specie quelli impiegati nell’agricoltura, sarebbe diminuita e addirittura proponevano liberatorie contrattuali. Quest’anno non ci sono state ansietà, i datori di lavoro hanno capito che non tutti i musulmani osservano l’astensione dal cibo e dall’acqua dall’alba al tramonto, molti usufruiscono delle deroghe al digiuno suggerite dal corano, così come hanno fatto i calciatori in Brasile e come fanno i tanti musulmani che incontriamo ogni giorno.

La fede islamica rimanda ad un universo di valori e di significati che investono l’intera esistenza della persona; non solo un insieme di concetti astratti comuni a tutte le religioni, ma convincimenti dai quali derivano abitudini, costumi, abbigliamento… che scandiscono ogni atto della vita. Il confronto con le culture dei paesi occidentali è complesso, a tratti difficile, a volte impossibile. La secolarizzazione che è alla base delle società occidentali, dove la religione è una sfera separata dalla politica è assente nel pensiero musulmano più tradizionale. Molti degli immigrati musulmani che vengono in Italia portano con sé questa impostazione di fondo che si riflette nel modo di intendere la vita quotidiana e le relazioni sociali, decidendo le priorità alle quali uniformare le proprie scelte. Ma sono tantissimi, probabilmente la maggioranza, quelli che lasciano il loro paese alla ricerca del cambiamento. Molte donne denunciano che la loro condizione, una volta arrivate in Italia, muta peggiorando per effetto dell’isolamento in cui sono costretti i musulmani.

L’Italia, che pure potrebbe giovarsi degli errori compiuti da altri paesi europei, sarà in grado di accogliere l’onda?  Sono pessimista, perché per ospitare diversità, religiose e culturali, bisogna essere laici e “lo stivale” non lo è. La laicità nasce dalla pluralità delle visioni della moralità e riesce a contenerle tutte, mentre noi siamo vissuti nel contesto che tratteggiò Machiavelli, con santa madre chiesa che ci ripara dalle guerre religiose soffocandoci in una incubatrice storica. La società civile è ampiamente secolarizzata, ma per convenzioni politiche e cedevolezza mediatica si da più peso al papa che al presidente della Repubblica. Il concordato fascista vincola l’Italia ad obblighi senza chiedere nulla in cambio, ad esempio mentre si raschiano le tasche dei cittadini si perpetuano esenzioni fiscali alla Chiesa, anche se per la soffice revisione craxiana al Concordato il cattolicesimo non è più religione di Stato. Assistiamo al paradosso che tutti gli italiani mantengono una religione di una parte. (7 milioni di € delle due ultime canonizzazioni sono ad oggi solo sul gobbo dei romani, che non a caso pagano le addizionali più alte di tutti.)  

Il nostro Paese, che potrebbe essere definito semiteocratico, non è in grado di prescindere dalle religioni e i governi pensano ai cittadini stranieri come portatori di una fede, tagliando fuori così le maggioranze laiche degli immigrati che spesso lasciano il loro Paese anche per fuggire dal fondamentalismo..

Come dimenticare il caso delle due giovani cooperanti rapite in Iraq? il sindaco Veltroni andò a chiedere solidarietà alla moschea, piuttosto che recarsi in ambasciata, ma anche Alemanno che invitò in Campidoglio per lo sdigiuno gli ambasciatori dei paesi arabi, o una assessore della giunta Pisapia arrivata a promettere moschee per le diverse correnti religiose islamiche, o comuni politicamente correttissimi che offrono anche se non richiesti menu halal,  e naturalmente i numerosi incontri di preghiera per la pace in Medio Oriente, ai quali purtroppo non si è sottratta neanche una parte consistente (ma non maggioritaria) della comunità ebraica . Sarebbe ben più sensato accreditare che tra Oriente e Occidente non è in corso uno scontro di religione e di civiltà, ma piuttosto una lotta tra dittature (cosa è la teocrazia se non dittatura?) e democrazie.

Credo sarebbe bene guardare verso gli Usa. Quello che ha fatto grande, tra luci e ombre, quel Paese è stato proprio non avere una religione di riferimento alla quale inchinarsi. Gli Stati Uniti, culla dell’Occidente, hanno sempre guardato con sospetto alla Chiesa cattolica percepita come una minaccia ai loro valori, quelli che noi chiamiamo, spesse volte con sprezzo, la religione civile dell’America che guarda più, forse, all’eroismo delle figure epiche dell’antico testamento che ai miracoli del vangelo. Due mesi prima della sua storica elezione come primo presidente cattolico nel 1960, John Kennedy pronunciò a Houston un discorso per rassicurare la sua indipendenza dalla Chiesa: Credo in una America in cui la separazione della Chiesa e dello Stato  è assoluta, in cui nessun prelato cattolico dica al presidente che cosa fare, e nessun pastore protestante dica ai suoi per chi votare; un Paese in cui nessuna Chiesa o scuola confessionale riceva fondi pubblici o goda di privilegi, dove a nessuna persona venga negato l’accesso alla vita pubblica perché la sua religione è diversa da quella del presidente che ha il diritto di nominarlo o degli elettori che potrebbero eleggerlo. Credo in una America che non è ufficialmente né cattolica, né protestante, né ebrea, nella quale nessun uomo pubblico chiede o accetta istruzioni , su questioni di pubblico interesse, dal papa, dal Consiglio nazionale delle chiese o da qualsiasi fonte ecclesiastica, dove nessun organo religioso cerca d’imporre la propria volontà direttamente o indirettamente sulla popolazione o sugli atti pubblici dei suoi funzionari, e dove la libertà religiosa è così indivisibile che ogni azione contro una Chiesa è un’azione contro tutte” .  Non è un caso che uno dei presidenti che ha creato più danni agli americani e non solo, sia stato Bush jr., che aveva come faro il cristianesimo fondamentalista.  L’applicazione del discorso del presidente cattolico JFK rappresenterebbe una svolta per il nostro disgraziato Paese.  Avere regole certe per ogni cittadino senza tenere conto né del paese d’origine né della religione, che – va sempre ribadito – per la maggioranza delle persone del mondo così come per gli italiani non ha nessuna rilevanza. Ma anche alla Chiesa cattolica dovrebbe essere chiesto un passo indietro evitando le intromissioni continue e le pretese economiche, che non consentono uno sviluppo armonioso ed imparziale della società. Intanto cancellando l’art. 7 della Costituzione che, ahimè,  anche i gruppi di atei o le microbiche organizzazioni laiche hanno rinunciato a fare. Perché purtroppo anche molto mondo laico ha paura di vivere senza religione. In troppi si arrabattano cercando qualcosa che pensano meno peggio – e, sebbene tra le religioni delle intese sicuramente nessuna ha l’arretratezza culturale del cattolicesimo –  si può serenamente parlare del furto dell’otto per mille quando si accetta che anche le altre religioni – sebbene le molliche – si spartiscano la torta? Sarebbe il caso, ad esempio, di essere un po’ più netti con i valdesi che hanno inaugurato la stagione delle intese con lo Stato (le metastasi del cancro concordatario) e si sono battute fieramente prima per ottenere l’8 e poi la truffaldina ripartizione della quota non espressa. Le altre si sono accodate ovviamente. Anche con questa malleveria da parte dei laici si assolvono le religioni che invadono lo Stato,  ritenendole portatrici di valori positivi. Non si combatte il brigante opponendogli il brigante e mezzo.

Intanto, il giorno in cui finirà il ramadan, il papa pop sarà a Caserta dove omaggerà le donne attraverso la patrona della città, sant’Anna. Sotto i riflettori della rai servizio pubblico, finanziata dal governo e dalla tassa degli italiani.

http://www.uaar.it/news/2014/07/17/integrazione-che-fatica/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=integrazione-che-fatica

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Rai-e-Centro-Televisivo-Vaticano-rinnovato-accordo-898be06e-1a92-44e9-a213-4cba2b9b5671.html

La morte meno ingiusta

Piccola anima, smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere nei luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti… (Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar)

Quando la fame mozzica sembra secondario pretendere diritti sociali, ma è proprio la povertà che perpetua l’illegalità. I parlamentari che hanno ignorato l’ennesimo appello a legiferare sull’eutanasia non evitano “l’argomento divisivo” come ha detto il solito reggitonaca di turno, perché hanno una scala valoriale alta e nobile non compresa dai cittadini comuni, ma perché ignorano l’abc della democrazia e sono consapevoli che il loro reddito e la loro informazione gli consentirà di non usufruire mai delle leggi vigenti. A raccogliere l’appello, lanciato tra gli altri dall’autorevole prof. Veronesi, si sono sottratti anche i nostri pavidi giornalisti di regime che temono di affrontare un argomento che se fosse posto all’attenzione del grande pubblico potrebbe scatenare una reazione popolare (un dibattito) che metterebbe a rischio la comoda greppia in cui mangiano e che gli è concessa dal principe di turno. Meglio tacere, pensano i liberi giornalisti a posto fisso della rai o nuove star che si spostano su altre reti con incredibili compensi milionari. Accantonata per morte dalla vergogna la scandalosa legge sul biotestamento che avrebbe consegnato le nostre vite al giudizio del medico di turno (licenziata nel 150° anno dell’Unità, sarebbe stata una macchia indelebile durante un anniversario che ebbe come tratto distintivo la separazione tra Stato e Chiesa), l’argomento non è mai più entrato in agenda. Pigri partitocrati che si riempiono la bocca con l’Ue  (magari!) negano alle persone quello che non rifiuterebbero ai loro animali. Nessuno di noi è preparato alla morte di una persona cara, forse nessun padre nessun  fidanzato nessun amico  ci chiederà adesso è arrivato il momento in cui tu…, ma lo sappiamo che confidano in noi – nell’amore affetto amicizia che per tutta una vita gli abbiamo riservato – lo sappiamo che arriverà quel momento. E non possiamo tirarci indietro, essere egoisti, anche se è difficile lasciare andare via chi amiamo… ecco, vorremmo che non ci venisse proibita almeno la stessa compassione che riserviamo ai cani. E che venisse rispettata la nostra privatezza e quella dei nostri amati. Senza imporre dolori inutili e umiliazioni. Anche chi confida in Dio è consapevole che alcune vite vengono prese troppo presto e altre troppo tardi.

http://www.uaar.it/news/2014/07/05/secondo-mie-forze-mio-giudizio-intervista-chiara-lalli/

 

 

Viva la rai  

http://www.lultimaribattuta.it/

Non è una notizia, ma un vero e proprio “scoop”: la Rai ha vinto una causa. Due dipendenti gay dell’azienda di viale Mazzini sono convolati a nozze a New York. Rientrati in ufficio in Italia, hanno chiesto alla direzione Risorse Umane di poter usufruire delle ferie matrimoniali previste dal contratto di lavoro. Di fronte al no della Rai, hanno citato l’azienda in tribunale per vedersi riconoscere quello che ritenevano essere un diritto garantito a tutti, eterosessuali e non.E in viale Giulio Cesare, il colpo di scena: il giudice ha dato torto ai ricorrenti senza neppure entrar nel merito della questione; ha, infatti, respinto il ricorso non appena si è accorto che l’atto di matrimonio celebrato a New York non era stato trascritto in Italia.Quindi, esisterebbe forse la possibilità di un nuovo ricorso una volta risolto il problema pregiudiziale della registrazione. Chissà se ci sarà una seconda puntata? E chissà se la Rai vincerà anche questa volta? Ed intanto la questione, fuori da viale Mazzini, si evolve. Pochi giorni fa, infatti, il comune di Napoli ha registrato il primo matrimonio (celebrato all’estero) tra persone dello stesso sesso. Il napoletano Roberto e lo spagnolo Miguel, infatti, hanno ufficializzato, agli uffici dell’Anagrafe e dello Stato civile del capoluogo partenopeo, la loro unione contratta in Spagna. ”Siamo convinti che il primo cittadino abbia il diritto e il dovere di  far trascrivere presso gli uffici dell’Anagrafe e dello Stato civile, le unioni che, purtroppo, per ora possono essere celebrati soltanto all’estero”- aveva annunciato il sindaco di Napoli Luigi De Magistris in occasione della conferenza stampa del Mediterranean Pride Of Naples, dal 30 giugno scorso. E così è stato.Che questo “passo” costituisca un precedente importante che porterà i due dipendenti Rai ad ottenere le tante desiderate ferie matrimoniali? Staremo a vedere.

 

Sfide

Posso esprimere la fiducia che Lei non farà o non dirà una cosa che sia vile e bassa; in tempi e in condizioni che confondono il giudizio, Lei saprà andare per la via giusta e indicarla agli altri. (S. Freud, Lettera a Thomas Mann, 6giugno 1935)

“Chi vive in un’isola deve farsi amico il mare”, così recita un antico proverbio arabo. Israele è una piccola isola accerchiata da un oceano arabo e islamico. Farsi amico “il mare arabo” è per Israele una esigenza politica e morale.

Come insegna il Talmud, grande è non chi vince sul nemico, ma chi riesce a trasformarlo in amico. Aprirsi un varco nel cuore dei vicini, risanare le ferite sanguinanti, restituire significato alla sofferenza, costruire uno spazio per un futuro diverso è per Israele una necessità per restare fedele alla sua vocazione, pur sapendo di non possedere tutti gli strumenti per giungere a una composizione politica del conflitto con i vicini. L’accettazione piena di Israele e della sua esistenza nella sua antica striscia di terra madre libererebbe l’Islam dalla pastoia di una lettura religiosa del conflitto, aprendo la via ad un rinnovamento culturale. Il futuro del mondo arabo e dell’Islam poggiano sulla scommessa di una possibile coesistenza in un’area del mondo dove i destini dell’Occidente e dell’Oriente appaiono divisi. Accettare l’esistenza di Israele è per la civiltà araba e islamica la condizione per rompere la catena di violenze e lutti in cui è tragicamente avviluppata. L’Europa e il mondo arabo, l’Occidente e l’Islam potranno parlarsi se Israele, in pace con il mondo arabo, sarà presente come testimone dei propri lutti e dei loro. David Meghnagi, Le sfide di Israele, Marsilio

http://www.davidmeghnagi.com/

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-07-11/2014071127910253.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-07-11/2014071127909275.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-07-11/2014071127909002.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-07-11/2014071127909249.pdf

 

 

 

Con grave ritardo

Con un ritardo non scusabile il papa ha detto di essere profondamente addolorato per uno dei tanti crimini commessi dalla sua Chiesa chiedendo perdono. Conosciamo (tranne la maggior parte dei media, soprattutto la rai “servizio pubblico”) l’analfabetismo di questa istituzione in materia di rigore morale, trasparenza, emersione, verità.  Fino a ieri l’anacronistica teocrazia dimostrava di non aver ben compreso le dimensioni dello scandalo della pedofilia. Ricordiamo la conferenza stampa nella sede dell’Osservatore Romano di appena tre anni fa con l’esclusione della stampa italiana,  dove, per giustificare gli “iniqui attacchi alla Chiesa per le coperture date dalle gerarchie ai preti pedofili”, vennero tirati in ballo spericolati confronti con le persecuzioni degli ebrei, argomenti insidiosi tanto più che sul quel versante la Chiesa cattolica non fu mai innocente.

Serve non dimenticarsi le ambigue dichiarazioni sul rapporto tra omosessualità e pedofilia rilasciate dal pessimo Bertone, Segretario di Stato opportunamente rimosso dal papa in carica oggi (e soprattutto ricordarsi che rai news 24, allora diretta dal coraggioso e rivoluzionario Mineo, evitò di tradurre le incresciose dichiarazioni dell’alto prelato che le espresse in spagnolo durante un viaggio in Cile) . E anche serve non dimenticare che i media vaticaliani, in ottemperanza alle dichiarazioni della Santa Sede, nessun risalto diedero alle denunce del vescovo di Bolzano Karl Golser, che  sulla scia dei colleghi tedeschi e austriaci aprì uno sportello che aveva già raccolto denunce, e che aveva chiarito che la pedofilia non ha rapporto né con l’omosessualità né con il celibato. 

Il papa in carica ha stroncato l’arroganza e la protervia e l’improvvisazione dei suoi predecessori di qualche ora fa? Piano con i peana. Riuscire a dire e fare la cosa giusta anche nei momenti più bui e tragici e dolorosi della vita è una dimostrazione di intelligenza, ma perché questo sia vero bisogna avere un codice di comportamento condiviso al quale i vertici della Chiesa cattolica sono arrivati fuori tempo massimo lasciando troppe scie di sangue sulla strada. Cosa sarebbe la cosa giusta da fare per il papa pop? Affrontare politicamente l’ammissione di una crisi profonda dell’istituzione ecclesiale  e del suo rapporto con la società. Chiedere scusa alle vittime, certamente se lo ritiene invitare il clero e i fedeli alla preghiera e alla penitenza, ma soprattutto non sottrarsi alla giustizia umana che prevede per i pedofili il carcere oltre al risarcimento economico per le vittime. Fino ad oggi la Chiesa cattolica ha sempre salvaguardato la ragione di Stato, forse è arrivato il momento di comprendere che una fede, seppur importante come quella cattolica, non può essere una sorta di società alternativa che legifera in base al diritto canonico. Questo è contro il pensiero occidentale, quello che ci fa rispettare la vita di tutti, bambini e donne comprese.  Sorprende come molti volenterosi pompieri mascherati da politici, giornalisti, intellettuali,  siano pronti a condannare (comprensibilmente) le teocrazie islamiche e chiudano un occhio sulla Chiesa fattasi Stato

http://www.huffingtonpost.it/2014/07/07/elefante-piange-liberato-dopo-cinquanta-anni_n_5564449.html?utm_hp_ref=italy

http://www.repubblica.it/economia/2014/07/03/news/le_tasse_della_chiesa_esenti_da_imu_e_tasi_le_cliniche_convenzionate_e_quasi_tutte_le_scuole-90566247/

Riccardo Caponigro

Riccardo Caponigro

Abolire

Ieri c’è stata l’apertura del semestre europeo a guida italiana con l’intervento del Presidente del Consiglio. La rai, come sempre, si è distinta. La diretta è stata solo per Renzi, gli altri sono stati smozzicati, di molti non è stato detto né il nome né il gruppo di appartenenza, i commentatori chiamati parlavano sopra, i giornalisti rai hanno riassunto senza cogliere i punti salienti degli interventi. E’ evidente che rainews 24 non ha idea di cosa sia informazione, prima era orribile sotto la direzione del giornalista che ha fatto tuta la sua carriera al soldo di una corrente di partito, e continua ad essere infima (perfino nelle dirette delle messe del papa che segue, quelle si, per intero) con la nuova direzione. Chiudere la rai potrebbe far bene, sempre che si metta la mordacchia ai numerosi giornalisti che girano per il mondo. Sorvoliamo sul giornalista senatore di cui si è parlato sin troppo, o su un altro che ha fatto tutta la sua carriera all’ordine dei giornalisti e che ieri reggeva lo strascico a un europarlamentare riconfermato di forzaitalia, si pensi al portavoce della Presidente della Camera, noto solo per la sua attività di sindacalista dell’usigrai. Doveroso aggiungere che la Presidente, pur essendo nuova alla politica, ha mostrato di comportarsi come un vecchio membro della casta scegliendolo. Avrebbe potuto pescare nella lunga lista di giornalisti disoccupati, magari una donna, invece che preferire un ricco pensionato rai. Per rimanere in argomento sarebbe opportuno chiudere pure l’ordine dei giornalisti che avalla tutto ciò e che è pronta solo a chiedere il pagamento delle quote.

E ancora, il Paese non ha bisogno dei cattolici in politica. L’esempio che ci fornisce la storia è che la religione non solo non è un collante, ma al di sopra di una massa critica di popolazione diviene invece un forte elemento di divisione. Non vorrei negare ai cattolici l’espressione, ma rimane assodato che non possono essere maggioranza nel dibattito come pretenderebbero i più fanatici: voci autorevoli quanto quella dei non religiosi. Inutilissimi e molesti poi i fascisti un po’ rimpannucciati che si mimetizzano tra i partiti di dx al governo e all’opposizione. Meglio sarebbe che facessero i fascisti a faccia aperta senza inseguire la rispettabilità borghese istituzionale senza riuscire a restarci dentro. Sempre fuori posto, con la cravatta sbagliata e la sintassi malferma, con la mano che sembra sempre pronta a scattare nel saluto romano.

Violetta?

Violetta? O Tiziana?