Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: agosto, 2016

Oro alla Patria!

Ebbene si, il 22 è la Giornata della Fertilità. Ma la ministra Lorenzin non potrebbe occuparsene con un tono diverso? E non potrebbe occuparsi di pubblicizzare il vaccino per il papilloma virus estendendone la gratuità pure ai maschietti?  

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Stefania Ficacci  Attenzione italiani, il 22 settembre si celebrerà la fertilità della razza. Il 22 giugno 2017 tutti in piazza Venezia per la distribuzione dei Premi Natalitá#auguriefiglimaschi Ketty Bertuccelli Il 22 Settembre sarà il giorno del “Fertility Day”, organizzato dalla Ministra Lorenzin, il salto indietro di cui non riuscivamo proprio a fare a meno. Un giorno dedicato alla fertilità perché, care donne e cari uomini, dovete pensarci “prima che sia troppo tardi”.Come se non bastasse il piano nazionale della fertilità del Ministero della Salute: ”Difendi la tua fertilità, prepara una culla per il tuo futuro”, manifesti, sessisti e minacciosi, vagano sul web perché il tempo passa inesorabile e si sa “la fertilità è un bene comune”. Un’aberrante concezione della maternità/paternità non come scelta ma come obbligo sociale accompagnata dalla palese idea che l’eterosessualità è l’unico mondo possibile.Ora, nel 2016, vorrei vivere in una società dove la scelta riproduttiva non sia considerata scelta di Stato, dove la sessualità non viene definita come destinata alla procreazione, vorrei vivere in una società dove campagne e giornate del genere non vengono nemmeno pensate .Costanza Jesurum Mi chiedevo se sta campagna patria per la fertilità l’avesse scritta un brain trust composto da Povia, Savonarola, Paola Binetti, Cassano (il fine psichiatra), L’Orsetto Bubù.

Di seguito una cosa scritta tempo fa utile come memo

tf Tra la prima e la seconda guerra mondiale il declino della fecondità in Europa fu motivo di preoccupazione per i politici che vedevano sia una causa che un sintomo del declino dell’Occidente. In quegli anni nacque l’interesse per una nuova scienza, la demografia, che studiava l’andamento della popolazione. La prima politica demografica di ampio respiro venne da un paese che da poco aveva iniziato a conoscere la denatalità, l’Italia. La precocità di questa politica venne accelerata dall’instaurarsi della dittatura fascista; “la forza è nel numero”, era lo slogan mussoliniano che esigeva la crescita della popolazione insieme all’indottrinamento politico e ideologico. Per prima cosa si cercò di imporre alla popolazione italiana un modello demografico, esortando ad una maggiore fecondità e alla migrazione verso particolari destinazioni, scoraggiando, anzi vietando del tutto, la contraccezione e l’aborto. La politica demografica fascista piacque alla Chiesa: le due istituzioni si trovarono d’accordo sui mezzi impiegati per aumentare le nascite, specie quando, dopo gli accordi dei Patti Lateranensi, la neonata struttura per la tutela della maternità e l’infanzia (Onmi), venne, di fatto, appaltata al clero. Come ci racconta la storia della popolazione italiana, il fascismo non riuscì a bloccare la scelta delle donne di regolare la dimensione della propria famiglia, così come pochi decenni dopo, la Chiesa romana non la spuntò con la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. In sintesi estrema il controllo della sessualità riproduttiva delle donne è il cardine delle dittature.

Nel regno di Vladimir Putin dove secondo le proiezioni demografiche i russi tra venti anni saranno poco meno di 100 milioni, è in corso una campagna che ha stanziato 10mila dollari per il secondo figlio in bonus per l’istruzione. Oggi, la russa che desidera abortire, deve firmare un modulo che la informa dei rischi che potrebbero verificarsi per la salute fisica e psichica, e negli ospedali gli assistenti sociali dissuadono dall’intervento. L’incesto e lo stupro sono le uniche cause che consentono l’accesso gratuito all’intervento. Alla Duma è stata depositata una proposta di legge di deputati nazionalisti che vorrebbero equiparare l’aborto ad un reato penale, esattamente come ai tempi di Stalin. L’URSS, che era stato il primo paese a liberalizzare l’aborto, lo riammise soltanto con Krusciov (’54-’64), e diventò, vista la mancanza di altri metodi, un contraccettivo. Una donna nel corso della sua età riproduttiva abortiva sette–otto volte (ma anche di più) in condizioni disumane. Con Gorbaciov (’85-’92) venne imposta l’anestesia, sconosciuta per la gran massa delle donne, e la signora Raissa Gorbaciova diede impulso a ong, anche straniere, per l’educazione alla contraccezione. La Romania di Ceausescu mise in atto una delle più criminose politiche demografiche nell’Europa moderna. Le donne erano sottoposte periodicamente a visita ginecologica per individuare aborti clandestini. Senza successo però, non riuscendo a modificare la volontà delle romene. Testimonianza preziosa è il duro film di Mungiu (Quattro mesi, due settimane…) che ha ricevuto a Cannes il Prix de l’education (assegnato dal ministero dell’Istruzione e per questo il film è stato visto durante l’anno scolastico in tutte le scuole francesi). In Cina fino a due anni fa, le donne erano obbligate a un solo figlio in città, due nelle campagne, oggi si chiude un occhio su un figlio in più. Nel 2007 l’ex rivoluzionario Daniel Ortega per riconquistare la presidenza in Nicaragua recepì il bando all’aborto voluto dalla Chiesa e accolto dall’ex papa Benedetto XVI. Qualcuno ricorderà  come quel paese fu profondamente scosso dalla morte per emorragia di una giovane donna alla quale fu rifiutata l’interruzione di una gravidanza extrauterina perché i medici erano stati minacciati di essere radiati..Circa 70 paesi ancora oggi vietano l’aborto, anche se è permesso, o si arriva ad uno strappo, in caso di pericolo di vita della donna. In Italia la legge 194 prevede l’aborto in caso di pericolo per la salute fisica e/o psichica. Inoltre contempla l’obiezione di coscienza dei medici e del personale coinvolto nell’intervento (anestesisti, infermieri, portantini). Una legge frutto dell’ipocrisia italiana, ma che, nonostante i suoi limiti e i continui attacchi partitici e clericali, la forza delle donne ha trasformato in un successo.

Eppure alla ministra Lorenzin in occasione della nascita dei suoi gemellini avevamo chiesto questo

https://liberelaiche.wordpress.com/2015/06/18/come-per-lavinia-e-francesco/

Tasso di sostituzione: è il numero di figli per donna necessario per lasciare invariato l’ammontare delle generazioni e, nel lungo periodo, della popolazione Tasso di fecondità totale: numero medio di figli per donna in base ai tassi osservati e/o stimati in un dato periodo Speranza di vita allanascita: numero medio di anni che un individuo può attendersi di vivere alla nascita in base ai tassi osservati  e/o stimati in un dato periodo Cohort component: metodo di calcolo delle proiezioni demografiche che considera la generazione (coorte) come unità di base da seguire nella sua evoluzione

 

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Pensarci

Tiziana in estate con l'impermeabile

Tiziana

Perché abbiamo una sola bocca e due orecchie? Perché dobbiamo ascoltare il doppio di quanto parliamo.

Le polemiche nate intorno alla questione burkini, molte appassionate, spesso superficiali, tante ipocrite, hanno mostrato che l’identità (a molti di noi) interessa.   Parecchi non sono riusciti ad uscire dalla questione specifica perdendo l’occasione di fare una seria riflessione sulla trasformazione delle nostre società.  Molti trovano irrilevante la questione delle donne integralmente coperte richiamandosi alla difesa della loro cultura, ignorando anche che i costumi tradizionali dei  paesi d’origine non prevedono  mai  la copertura del volto né  i colori scuri, e che il nascondimento  del corpo è determinato esclusivamente dall’ortodossia, o meglio fanatismo, religioso.

Tanti i richiami alle nostre nonne che si coprivano la testa o indossavano i mutandoni per la spiaggia.  Penso spesso che quando è nata mia madre le donne non avevano il diritto di voto, quando aveva pochi anni l’Italia varò le leggi razziste (chiamiamole così come chiede l’Ucei) , da quel periodo siamo usciti, perchè per altri ci sembra che vada bene?  E’ così grave che almeno  nell’Occidente si inviti tutti a partecipare a quei diritti che abbiamo faticato ad ottenere?

Io me lo chiedo in che tipo di società vivrò e, soprattutto, quali saranno  i paletti e i limiti da porre alle religioni.   Me lo domando se è giusto che le bambine vadano a scuola con la testa coperta. In Francia velarsi è proibito fino alle superiori, ma come si potrebbe  proporre da noi un divieto simile se accettiamo la presenza invadente di simboli religiosi appesi alle pareti delle scuole e di altri luoghi pubblici (che è sempre opportuno ricordare, sono lì per il residuo di una legge degli anni del fascismo mai cancellata) . Niente di religioso, ovviamente, il crocefisso come spesso il velo viene brandito politicamente.  Spero che l’intelligenza non ci abbandoni , rischieremmo , forse anche per eccesso di educazione, di lasciare il campo libero ai fanatici religiosi e ai populisti della politica. Vorrei smentire la mia amica Paolida che dice “giunti a questo punto più degli integralisti temo i loro strenui difensori europei”

https://liberelaiche.wordpress.com/2016/08/21/5712/

http://www.ilgiornale.it/news/politica/mille-euro-multa-chi-offende-crocifisso-1295332.html

http://www.repubblica.it/esteri/2016/08/27/news/danimarca_la_preghiera_del_venerdi_guidata_da_due_donne_imam_voglia

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/07/21/integrazione-che-fatica/

 

 

 

Terremoto e Roma

pigri muri romani , via ostiense

pigri muri romani , via ostiense

Per i romani il terremoto è una procedura stanca, che si ripete prevedibile negli anni. Arriva una scossa, la casa trema, il lampadario oscilla, specie se abiti ai piani alti e sulle rive del Tevere, tu ti spaventi, ti può succedere di uscire all’aperto facendo le scale con i tuoi cari, incontri gli inquilini delle porte accanto, gentili, abbastanza spaventati ma anche no, sei stranito perché è notte, il primo sonno interrotto dalla paura eccetera. Poi dopo qualche telefonata a parenti, Protezione civile, autorità, pensi di esserti fatto un’idea di quanto può essere successo ma sai che non è così. Il sisma è il diabolico rifugio delle peggiori sorprese.

Risali in casa come i coinquilini, compulsi ogni sito possibile sul web, cerchi di fare un uso utile di Twitter, ti rendi conto che un’amica sta ad Arquata del Tronto, dove volevi raggiungerla a prendere il fresco, che il terremoto è appenninico, nell’Italia centrale a cento chilometri da Roma, leggi le dichiarazioni desolate e disperate del sindaco di Amatrice, pensi alla tua amica, che poi è Nicoletta, la chiami e la trovi che ti dice incongruamente che è viva, che è in strada, che è circondata da macerie, che non può fare altro che aspettare con gli altri, fornita di un piumone, e con il suo cane al quale ha messo un cappotto.

Sono passati sessanta, novanta minuti dalla prima scossa delle 3 e mezzo di notte, ne arriva poi una seconda percepibile, sinistra, ondulatoria (credo si debba dire: per fortuna ondulatoria), intanto segnali su Twitter che Nicoletta porta brutte notizie da Arquata del Tronto, e passi il resto della notte a richiamare amici, a cercare di sapere che succede a Nicoletta, a vedere le prime immagini dello sfascio di Amatrice, di Accumoli e degli altri paesi o frazioni come Pescara del Tronto, a valutare inutilmente tutto. Ma il terrore, il dolore, l’angoscia e la disperazione non ti appartengono se non per uno spostamento di significato e di sentimento, sono metafore, in quanto romano te la sei cavata ancora una volta, la città come dice tua moglie è eterna, forse, non è utile a nessuno che tu sia informato nell’estremo dettaglio notturno di quello che accade, casomai servono soldi, e si vedrà domani, o sangue, ma non quello di un diabetico, chissà, provi a dormire all’alba con scarsi risultati e abbondanti cattivi pensieri. E’ stato il tuo stanco e prevedibile itinerario nel terremoto percepito, a Roma, la città dove per grazia di Dio vige solo la percezione, come quando successe all’Aquila, come altre volte, ma non la cosa, non l’orrore, non l’ordalia della terra che si muove e devasta quello che le è poggiato fragile sulla crosta, la civilizzazione.

Il resto sarà tremendo: la conta dei morti, la corsa alla salvezza dei sepolti vivi, il particolare dei vecchi, delle vecchie, dei bambini e delle bambine, l’idea della sciagura che si abbatte sugli indifesi naturali, sui malati e ricoverati di un ospedale. Sarà edificante: gli esempi di solidarietà, di volontariato, di intervento rapido, in sicurezza umanitaria e in piena consapevolezza, da parte di chi ha la forza di reagire e reagisce a mani nude, di chi fa il suo dovere di servizio, con i guanti, con una pratica ormai professionalizzata della solidarietà civile e della protezione degli altri. Sarà ottuso e prevedibile, come non sono prevedibili i terremoti, mai: la colpa della politica, il processo alla scienza, la mancata prevenzione, i soccorsi in ritardo, oppure l’esibizionismo, la cattiva retorica e banale, la lunga scia sismica delle stupidaggini offensive dell’intelligenza e del cuore dei cittadini che non manca mai come coda mortifera all’esplosione apocalittica delle case, del cemento, dei mattoni, della pietra, delle travi, dei tetti. Giuliano Ferrara

http://www.ilfoglio.it/cronache/2016/08/25/terremoto-amatrice-pescara-del-tronto___1-v-146364-rubriche_c926.htm

Roma ha molti difetti, sui quali ogni giorno riflettiamo proprio su queste pagine denunciando scandali, raccontando storie di incuria e di inciviltà. Ma questa nostra città mantiene intatta una straordinaria caratteristica: la capacità di solidarizzare con chi ha bisogno, di mobilitarsi nel caso di un’emergenza che riguarda la collettività, di mettersi a disposizione di chi non ha più nulla. Senza citare il luogo comune folkloristico e un po’ irritante del «core de Roma», basta osservare cosa sta accadendo in queste ore per l’emergenza dello spaventoso terremoto che ha messo in ginocchio il Centro della Penisola.

Roma si è attivata subito, stiamo assistendo a scene che svelano l’aspetto migliore di questa nostra città. Come ha raccontato ieri Manuela Pelati sono stati attivati centri di raccolta di indumenti e alimenti negli stadi «Nando Martellini» alle Terme di Caracalla e «Paolo Rosi» all’Acqua Acetosa. Molti romani hanno aderito all’appello dell’Avis di donare sangue agli ospedali e agli stessi sportelli dell’Avis: ieri si sono viste lunghe file davanti alla sede della Regione, al Sant’Eugenio, al Centro Traumatologico Ospedaliero. Anche l’Unione delle comunità ebraiche e la Comunità ebraica romana hanno organizzato una raccolta di sangue al centro dell’Ospedale Fatebenefratelli, lungotevere Cenci 5. La Regione ha aperto un conto corrente per la raccolta di fondi, e già sono stati in tanti ad aderire.Attivissima la Caritas, attraverso la vasta rete delle parrocchie romane. Le Acli si sono mobilitate, e lo stesso i centri della Croce Rossa.

Naturalmente ciò che colpisce di più sono le scelte dei singoli, sganciate da qualsiasi forma di associazionismo. Roma sa bene cosa sia un’emergenza (basta ricordare i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale) e per istinto reagisce, di fronte al dolore altrui, con la generosità e la solidarietà. Non sono parole di circostanza, ma attualità, dunque realtà concreta. Proprio per questa ragione diventa ancora più difficile capire come la città che sta dando una simile, splendida immagine di sé in queste ore sia la stessa che offende i propri concittadini sporcando le strade, dimenticando le più elementari regole del codice della strada e mettendo in pericolo vecchi e bambini quando attraversano la strada utilizzando i mezzi pubblici senza pagare, e potremmo continuare. Ma per oggi riconosciamo a Roma ciò che è di Roma, cioè la sua identità più alta e nobile.  Paolo Conti

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_agosto_26/terremoto-solidarieta-64d7bf18-6b07-11e6-a743-cbace9857496.shtml?refresh_ce-cp

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paolida  giunti a questo punto più degli integralisti temo i loro strenui difensori europei
Foto presa a Gonan Ginat

Foto presa a Gonan Ginat

Nel brutto dibattito estivo, naturalmente esagerato dai fancazzisti media italiani, tutti hanno una risposta. Bravi geni come al solito.

Le mie domande queste:

  1. Perché se una parte del mondo musulmano ha bisogno di abiti pudichi li indossano solo le donne?
  2. Nelle spiagge del sud della Francia, o in alcuni quartieri di città danesi svedesi… si può ancora volendo circolare col gomito scoperto o no? La polizia gerosolimitana usa, e fa bene,  la mano pesante in una zona dove ebrei ortodossi non vorrebbero vedere braccia nude di donne e uomini.
  3. Le donne molestate a Colonia nella notte di capodanno, sono state scelte perché allegre libere svestite? Non coperte e quindi disponibili? Come le ragazze in minigonna che si cercano lo stupro secondo tanti giudici nostrani?
  4. E’ per non irritare eventuali terroristi che in Italia si può passeggiare  con il volto coperto? E’ per lo stesso motivo  che le bambine possono frequentare la scuola elementare già con il capo e le spalle coperte?
  5. Ce lo ricordiamo che stiamo parlando di un integralismo religioso e non di una cultura? Abbiamo presente che per il papa e clericaglia assortita il tessuto di troppo è un modo di difendere il proprio egoismo e la propria storia?  (è appena il caso di ricordare che per motivi religiosi lo Stato pontificio ha ucciso segregato inventato i ghetti, organizzato battesimi forzati)
  6. Ce lo ricordiamo che difendere i fanatismi religiosi va a detrimento di chi crede e di chi non crede?
  7. Abbiamo risposte per quegli islamici moderati che apparentemente invochiamo e che magari sono arrivati in Europa in fuga dalle teocrazie? Li indirizziamo su Plutone?

La libertà è un istinto primario e un bisogno essenziale

libertà

Accettare che ci siano donne di cui si intravedono solo gli occhi nelle nostre strade, magari camminando un passo indietro ai loro accompagnatori spesso addirittura bambini, non è cosa che dovrebbe lasciarci indifferenti.

Farsi gli affari propri spesso somiglia all’omertà e all’indifferenza, due aggettivi devastanti per una comunità. Il silenzio non è mai una virtù, piuttosto rivela opportunismo  e mancanza di sensibilità.

Di seguito interventi sull’argomento (scorrere fino in fondo)

La dannata faccenda del burkini

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2016/2016-08-17/2016081733916737.pdf

http://giulianasgrena.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=91305&typeb=0

http://www.huffingtonpost.it/deborah-dirani/europa-liberta-burkini-_b_11581052.html

http://www.corriere.it/opinioni/16_luglio_25/schiavismo-moderno-paura-che-ci-blocca-9a70be2e-51a6-11e6-a1bb-4fa8da21b0a1.shtml

http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2016/08/17/news/vietare-il-burkini-e-di-sinistra-lorella-zanardo-1.280531?ref=fbpe

http://www.ladepeche.fr/article/2010/11/29/958830-koweit-an-prison-femmes-maillot-bain.html

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2016/2016-08-19/2016081933929554.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2016/2016-08-19/2016081933931076.pdf

Anna Simone Non ci sto capendo più niente. La Zanardo prima voleva vestire le donne e ora le vuole svestire? O forse vorrebbe vestire le occidentali e svestire le arabe? Non so, sono confusa. E lei, come si veste? Boh, chissenefrega…

Elena Pia Boni è stupefatta.  Ma davvero davvero ci innamoriamo del burkini???? Ossignur

Jacopo Tondelli A Tel Aviv, una delle più civili e tolleranti e laiche e in definitiva fighe città del mondo, c’è una bellissima spiaggia, che appoggia su un mare meraviglioso. Andateci. E vedrete che le donne arabe, cittadine israeliane, fanno il bagno vestite. E le donne ebree ortodosse forse lo fanno in costume, ma nessuno le può comunque vedere, perché lo fanno in un pezzo di spiaggia che è solo per loro, perché a loro piace così. E poi gnocchissimi e gnocchissime israeliane e israeliani giocano a racchettoni e corrono e si rimorchiano, ognuno come gli va. Un paio di spiagge sono luoghi di culto per i gay di tutto il mondo, ma questo lo sanno tutti. Ecco, spesso diciamo che dobbiamo imparare da Israele. Su questo, e non solo, è proprio il caso di imparare da Israele. Settanta anni di guerra hanno creato una spiaggia che è un modello di libertà, fraternità e uguaglianza. Sì, la dedica è tutta per Valls. 

Nico Valerio TUTTE le idee, le mode e le religioni vanno rispettate, tranne quelle che non rispettano gli altri, in questo caso direttamente le donne, ma indirettamente tutti, per l’effetto simbolico, diseducativo e imitativo che il forzato “pudore” applicato solo alle donne ha verso i giovani e l’intera società. La reciprocità è fondamentale per capire se una ideologia come l’islamismo (e non sto parlando dei testi dell’Islam) è liberale o illiberale. L’ostentazione di una divisa, di un “abito ideologico” come l’osceno e peccaminoso burkini, vuol dire anche orgoglio e appartenenza, e perfino proselitismo. L’islamismo si combatte anche con piccoli atti esemplari ed educativi, cioè con intelligenza e psicologia (e con la forza delle idee liberali, che però bisogna avere. E in Italia pochi le hanno, perfino tra i tanti sedicenti “liberali”), non certo coi divieti ridicoli e sottoculturali della Destra o peggio col buonismo succube ed egualitarista Cattolico-sinistrese. P.es. bisognerebbe controllare strettamente le moschee (e permettere, anzi, la costruzione di nuove e dignitose), accettando però solo imam italiani o che predicano in italiano. Inutile aspettarsi imitatori della Francia nei Comuni e al Governo: in Italia, non faranno mai una cosa del genere. Ora poi che c’è anche papa Francesco…. Invece i due “partiti” di Destra e Sinistra si sorreggono a vicenda: Salvini-Santanché, p.es, “servono” a Renzi-Boldrini, li giustificano. E viceversa. Ma entrambi sbagliano. Quindi, visti i numeri, a conti fatti quasi TUTTI sbagliano in Italia sulla questione islamica.

 

Buona fortuna,

coniglio ester

Benvenuta tra noi e con noi nel mondo pazzo, in una famiglia ferita ma che, forse anche per questo, sarà amorevolissima e compassionevole.

E benvenuta  nel nostro popolo inquieto, travagliato, complicato… ma unico e geniale.

Buona fortuna piccola Ester Mazal,

Garbo e noi

Nel pieno della stagione estiva e in periodo olimpico, mi sembra carino ricordare Esther Williams nata l’8 agosto del 1921 (e morta a Beverly Hills il 6 giugno 2013). Campionessa di nuoto, 100 metri stile libero, non riuscì a partecipare alle Olimpiadi che vennero rinviate per la Seconda guerra mondiale. Fu attrice brillante in film musicali con coreografie acquatiche.

Questo video serve per rinfrescarci le idee e per ricordare che garbo e grazia sono tra le prerogative femminili.  E che una donna non si picchia neanche con un fiore.

A tutti buone giornate ferragostane e leggete il link qui sotto. Alla prossima,

http://27esimaora.corriere.it/piccoli-esercizi-felicita/16_agosto_05/vacanze-vuote-perche-fruttino-davvero-serve-coraggio-anche-disconnettersi-1c9e546c-5b23-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml

 

Una lunga estate calda

l'ultranovantenne mario ficacci

il molto ultranovantenne mario ficacci

“Comincia una lenta spoliazione, succede proprio come con gli alberi; non sono foglie, magari, sono abitudini, anche piacevoli, sono abiti da vita snella, da braccia sode, da luoghi imprevedibili, tanti, inattesi”.

http://www.einaudi.it/libri/libro/franca-valeri/la-vacanza-dei-superstiti/978880623008

Questa è la prima estate per mio padre e mia madre a Roma. Per la prima volta, oltre a qualche piccolo viaggio e al mare che mio padre amava molto, non potranno usufruire della casa nel paese di origine. Troppe salite, troppe scale, troppo isolati, troppo lontano dalla quiete di cui sembra aver bisogno una persona che si avvicina ad avere tre cifre nella sua età.

Una estate di noia, mio padre dice che i vecchi si annoiano.

Una estate in cui mio padre dice che vorrebbe morire che è soddisfatto così che ha fatto tanto, e io gli rispondo se vuole veramente farmi l’affronto di lasciarmi sola con mia madre. Mia madre, una vera scoperta. Una donna fredda –  mi sembra che non ci siamo mai sfiorate, io non ho memoria di un suo gesto tenero – ma amorevole con lui, prevenendo ogni piccola necessità, approntando pranzetti gustosi e facili da mangiare, minimizzando le sue tante richieste per cui sempre si giustifica… una infinita pazienza affettuosa che scompare con me che vengo contesa anche per le pieghette sui peperoni acquistati dove dice lei.

Una estate d’attesa, se passerà l’estate e il cuore non cederà avremo ancora tanto tempo per stare insieme. Forse.

Una estate di due donne sole, mia madre ed io. Difficile per me che nonostante il lavoro faticoso, pure costoso, per prendere le distanze dal suo carattere aspro, scopro ogni momento di più che siamo una la copia dell’altra.

 

Olimpiadi e noi

Non provo nessuna emozione per le Olimpiadi. Anzi, trovo che l’esaltazione per persone per cui un secondo fa la differenza siano un brutto esempio di vita.  Riterrei dannoso che le Olimpiadi si svolgessero a Roma,  una città fragilissima su cui un evento di questa portata darebbe un ennesimo colpo di piccone, e  miope la nostra classe dirigente per averla scelta. Si poteva ad esempio candidare la Sardegna, sarebbe stato un risarcimento per il mancato G8 per cui erano state già approntate delle infrastrutture…  Ma,  finalmente in questa edizione e dopo 44 (quarantaquattro) anni, grazie all’impegno costante di due mogli di atleti israeliani uccisi a Monaco in una azione terroristica cruenta (i corpi degli atleti furono orrendamente seviziati prima di essere uccisi)  verranno ricordate le vittime di quella strage.  Onore, come sempre, alle donne. 

“Non avrei mai creduto che sarebbe successo. E invece, dopo 44 anni, sono felice di vivere questo momento storico”. È ancora con incredulità che Ilana Romano, moglie del pesista Joseph Romano, uno degli undici israeliani uccisi da un commando di terroristi palestinesi ai Giochi Olimpici di Monaco 1972, commenta l’inaugurazione del Memoriale dedicato al ricordo degli atleti assassinati. Il luogo diventerà da quest’anno parte integrante di ogni futuro villaggio olimpico. Alla cerimonia svoltasi ieri ha partecipato anche Ankie Spitzer, vedova dell’allenatore di scherma Andre Spitzer, che con Romano ha combattuto perché la tragedia di Monaco 72 fosse ufficialmente ricordata durante i Giochi. Ma il Comitato Olimpico Internazionale ha sempre negato anche un solo minuto di silenzio, fino all’istituzione del Memoriale, fortemente voluta dal presidente del Comitato Thomas Bach, il quale ha stabilito che ci sarà un ulteriore “momento di riflessione“ anche nel corso della cerimonia di chiusura. “Abbiamo scelto il villaggio olimpico come luogo – le sue parole – perché simboleggia l’unità della famiglia olimpica“. Ma a Rio si terrà anche un’altro momento per la memoria delle vittime di Monaco, con una commemorazione a loro dedicata il 14 di agosto al Municipio, organizzata dal Comitato olimpico israeliano e dal Consolato israeliano nella città brasiliana, in particolare per volontà di Carlos Arthur Nuzman, presidente del comitato olimpico brasiliano nonché membro della comunità ebraica locale.
“Per noi è la chiusura di un capitolo. È qualcosa di estremamente importante. Abbiamo aspettato 44 anni per ottenere questo ricordo e riconoscimento dei nostri cari brutalmente uccisi a Monaco”, ha affermato Spitzer. Quella che ha portato avanti insieme a Romano fin da quel drammatico 1972 è una vera e propria campagna, per chiedere che ai loro mariti e alle altre nove vittime venisse dedicato un minuto di silenzio o un momento di riflessione nel corso delle cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi. Le loro preghiere sono rimaste a lungo inascoltate, fino all’elezione nel settembre 2013 del tedesco Bach alla presidenza del Comitato Olimpico Internazionale.
“Ne abbiamo passate tante e abbiamo ricevuto tanti no – le parole di Spitzer – ma stavolta non solo ci è stato detto un sì, ma è un grande sì”. “La nostra pazienza ci ha finalmente ricompensate – conferma Romano – è un momento molto emozionante per noi”.
“Siamo rimaste molto impressionate dal design del Memoriale”, ha quindi aggiunto la vedova del pesista. Una scelta di Bach, che ha voluto dedicare agli atleti olimpici scomparsi non solo un pensiero ma un vero e proprio luogo fisico in ogni luogo che ospiterà i Giochi. Al suo interno, sono esposte due pietre provenienti dall’antica Olimpia, sede originaria delle gare, incastonate in una struttura di vetro. Oltre a quelli degli undici atleti israeliani uccisi a Monaco dal gruppo terroristico palestinese denominato Settembre nero, nel corso della cerimonia Bach ha letto i nomi anche di altre persone scomparse durante passate edizioni dei Giochi. Tra loro, il poliziotto tedesco ucciso a Monaco in uno scontro a fuoco con i terroristi, due vittime di una bomba nel 1996 ad Atlanta, e Nodar Kumaritashvili, atleta deceduto in un incidente alla vigilia dei Giochi olimpici invernali di Vancouver nel 2010.
“Abbiamo lottato tutti questi anni – ha concluso Spitzer – perché gli atleti israeliani uccisi a Monaco fossero accettati come parte della famiglia olimpica, perché lo erano. Oggi è successo“.

f.m. twitter @fmatalonmoked

 

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cFOTO 1 : Ilana Romano, al centro, e Ankie Spitzer, a destra, assistono alla cerimonia nel villaggio olimpico a Rio de Janeiro in onore dei mariti, gli atleti israeliani uccisi durante le Olimpiadi di Monaco nel 1972.
FOTO 2 : Un albero pieno di nastri si pone come parte di un monumento in onore degli atleti olimpici israeliani uccisi da terroristi palestinesi alle Olimpiadi di Monaco 1972
FOTO 3 : Un Memoriale in onore degli atleti olimpici israeliani uccisi da terroristi palestinesi alle Olimpiadi di Monaco 1972 .Si trova nel Villaggio Olimpico di Rio de Janeiro

https://liberelaiche.wordpress.com/2015/07/01/olimpiadi-e-interessi-privati/