Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: maggio, 2013

Marrazzo

Bacio l’aria credendo che ci sei tu/Je baise l’air, croyant que tu y es

L’amore è dei coraggiosi. Il resto è coppia.

E’ in corso il processo ai carabinieri estorsori dell’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Una storia brutta di ricatti, cocaina sniffata o forse solo fotografata, la telefonata di Berlusconi che aveva visionato il filmetto che i ricattatori volevano vendere al settimanale di gossip Chi… Il presidente della Regione sbagliò, cedendo alla paura, a non denunciare subito quei fatti che, oggi dice, gli hanno creato una gabbia asfissiante. In quei giorni guardoni su Novella 2000 un amico di Natalì raccontava che il presidente passava spesso la sera per fare un bagno caldo, guardare la televisione in accappatoio, parlare della giornata di lavoro e della famiglia. In cambio di questo calore aiutava l’ospitale amica a pagare il mutuo della casa in Brasile. E dove sta il crimine? Eppure Marrazzo andò, il capo cosparso di cenere, a chiedere scusa in qualche santuario, al papa addirittura. In quei giorni di silenzio dei pavidi compagni di partito, giornali e talk si esercitarono al tiro al piccione: perché mai Marrazzo che pure aveva soldi, potere, una moglie bellina, andava con quel mascherone zinnuto? E non mancarono le spiegazioni degli espertoni: omosessualità non confessata, identità fragile, ricerca della trasgressione ma anche del piacere perverso. Possibile, ma che importa. Resta il fatto che abbandonarsi tra le braccia di una persona che non chiede, morbida e avvolgente, magari un po’ imperfetta ma che ci rassicura sulle nostre performance, è quello che tutti cerchiamo. Qualcuno questo calore lo da gratuitamente a uomini o donne che ne gioiscono, altri lo pagano, ma è questo il problema? Bello sarebbe stato se  Marrazzo avesse convocato una conferenza stampa per dire “si, vado con i trans, questi sono i miei gusti e sto bene così”. Si potrebbe obiettare che lui una moglie l’aveva, ma chi l’ha detto che tutte le famiglie devono essere quelle del mulino bianco? E poi esiste  ‘sto mulino bianco?  E ancora, siamo sicuri che le mogli (o i mariti) che amano non capiscono? Se Marrazzo avesse parlato avrebbe in un colpo solo vendicato tutti quelli che hanno amori un po’ veloci passioni difficili rapporti imperfetti.. Che sono compatiti dai parenti serpenti perché non ti sei riprodotto come un coniglio e non vivi col patema d’animo di come tenerti stretto il marito. Cari stronzi che vi chiedete come sia il sesso ( e l’affetto e l’amore)  al di fuori della capannina che vi siete costruiti per sussiego alla normalità, è bene che sappiate che anche chi non ha la famiglia perfetta ha un cuore che , a volte, batte forte. Dispiace che in questo Paese non si possa dire a voce alta. Tiziana Ficacci

 

Un libro 

Marek Halter è nato a Varsavia nel ’36, fuggito dal ghetto che  i nazisti avevano costruito intorno alla città polacca,  arrestato insieme ai genitori in Unione Sovietica , deportato in Uzbekistan, poi finalmente arrivato a Parigi dove è diventato uno scrittore. Il suo ultimo libro “Il cabalista di Praga” (Newton  Compton editore 9.90 €) è ambientato nella Praga del 1600. I cristiani minacciano il ghetto della città, ne assediano le porte, cercano di entrare  per distruggerlo. Gli ebrei sono impotenti davanti a questo vandalismo cristiano; persino l’imperatore Rodolfo II, che pure li aveva protetti, finge di non vedere il massacro che sta per compiersi. Solo l’intervento del gran rabbino Judah Loew, sarà in grado di salvarli. Grazie alla conoscenza della cabala e alle sue cognizioni esoteriche, Loew riuscirà a creare dal fango un essere soprannaturale, dotato di una forza spaventosa e che risponde solo al suo volere: il Golem. A raccontare la storia del gigante d’argilla sarà David Gans, allievo prediletto del rabbino di Praga, diviso tra la passione per le scoperte scientifiche di Copernico e Galileo, l’amore per Eva, lo studio dei testi sacri.  Una storia gotica ma non solo. L’essere mitologico fatto d’argilla, il Golem cui il rabbino Loewe insufflò magicamente la vita creando un mostro obbediente e invincibile, difensore del ghetto aggredito dai cristiani, ma poi anche distruttivo e non più controllabile, ci ricorda che la forza senza l’intelligenza e il pensiero libero è pericolosa. Una storia di magia nera e di alchimia ma anche il ricordo di un ebraismo sepolto tra le rovine dell’Europa centrale, distrutto dal nazismo e affondato dai sovietici. Un omaggio a Praga, dove ancora oggi i turisti si recano nell’antico cimitero ebraico per lasciare una pietra a ricordo, magari per Franz Kafka che riposa stretto fra i suoi genitori.  E infine, un atto di riverenza a Marek Halter che è passato attraverso l’inferno del Novecento e oggi è qui a scrivere storie per noi. (tf)

 

Social

Scrivere consente di mettere il proprio pensiero come in aspettativa, a disposizione di coloro che, oggi o domani, potranno ascoltarlo (Luce Irigaray)

Ogni tre per due mi sento chiedere se ho un profilo facebook o se  twitto (sic). Me lo sollecitano perfino amici che sento tre volte al giorno al telefono. Persone con le quali raggiungo il record della telefonata chilometrica prima di cena, mi dicono che è un peccato che non sono su fb perché avrei potuto partecipare ad una discussione esaltante importante stimolante. A me sembra sufficiente avere l’email per le comunicazioni veloci e per qualche scambio di foto, e poi l’immenso mondo fatto di chiacchiere passeggiate colazioni telefonate appuntamenti. Sembra però che io con queste convinzioni mi muova nel medioevo, e che scrivere le proprie piccole e modeste opinioni su un sito o su un blog stupidetto come questo – una forma di nudità (intellettuale) che ne accoglie un’altra mi piaceva pensare – sia superato quanto firmare un assegno (strumento in effetti obsoleto) con la piuma d’oca.  E’ superato un blog a disposizione di chiunque? A me sembra antipatico che su fb si debba chiedere se si può entrare. L’amicizia poi!  Ma l’amicizia è il più prezioso e fragile dei sentimenti, non avremo sbagliato la traduzione?  Io non sono una persona popolare e carismatica e manco voglio diventarlo, non voglio essere oggetto di curiosità, non voglio che qualcuno si aggreghi alla mia community (sic) per spiare quello che ho mangiato o di che colore mi sono fatta i capelli (oggi marroni). Io sono una solitaria e voglio rimanerlo e quello che pensano i miei (pochi selezionati e amatissimi) amici sulle questioni per me importanti lo so. Aspirerei a leggere in rete, attraverso link blog siti lettere, delle idee (che rompano il mare di ghiaccio che è dentro e fuori di noi) delle persone che non conosco. In questi convulsi e per molti versi drammatici tempi scambiarsi idee anche fra sconosciuti nell’immenso mare della rete, secondo me ci servirebbe (più o meno come l’acqua).  Tiziana Ficacci

la cucina di carlina bottai

la cucina di carlina bottai

 

Camminare

Er tempo, fija, è peggio d’una lima/Rosica sordo sordo e t’assottija/che gnisun giorno sei quella de prima (Belli, La monizzione, Sonetti)

Se vuoi/sarò irreprensibilmente tenero:/non un uomo, ma una nuvola in calzoni (Majakovskij, La nuvola in calzoni)

Camminare è una delle azioni più comuni della nostra vita. Fredéric Gros con il libro Andare a Piedi (Garzanti, € 14.90), ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ognuno di noi. Attraverso il racconto delle vite di grandi camminatori del passato, da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri, il saggetto propone un percorso ricco di curiosità in grado di appassionare e sedurre anche i più oziosi e sedentari.

Io cammino e lo faccio tutti i giorni, ma non il giro del palazzo: da piazza Bologna all’Aventino, dalla Montagnola a piazza Venezia, da Trastevere alla Stazione Tiburtina, da via Nomentana a piazza Mancini, da Corso Francia al cimitero Flaminio…

Camminare ti fa percepire l’energia del corpo: il cuore batte più forte, il sangue circola più veloce. Non si sente più il rumore del traffico ma solo il proprio corpo. Si guardano le architetture dei palazzi, le crepe dei marciapiedi, le erbe che spuntano dall’asfalto – a volte dei fiori addirittura – le deiezioni canine che i romani non raccolgono manco a morire., si impara a schivare i ciclisti che camminano sui marciapiedi; perchè è bene ricordare che a Roma il pedone è il paria della città. Camminare non è uno sport – che al netto della retorica è una odiosa prestazione/competizione – ma è solo mettere un piede davanti all’altro. Provano a vendere bastoncini, scarpette, contapassi,ecc. ma servono solo le gambe e scarpe normali.  E’ possibile che con il tempo la pianta del piede diventa un pò più larga, ma i bei sandali con laccetti catenelle stiletti, possono essere acquistati un mumero in più. Tutti sanno camminare, e si impara subito la regolarità e l’uniformità del passo. Si cammina da soli, il che ci facilita i pensieri e l’elaborazione delle idee. Camminare è libertà. Scrive Gros: “camminare libera in noi anche la parte ribelle, arcaica: i nostri appetiti diventano scabri e intransigenti. Si raggiunge la libertà di chi rinuncia”. Probabilmente la massima libertà , quella del distacco perfetto. Tiziana Ficacci

piede estivo 24Fredéric Gros è docente di Filosofia all’Università di Parigi-XII. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra. Studioso ed esperto dell’opera di Michel Foucalt, ha curato l’edizione degli ultimi corsi da lui tenuti al Collège de France. Naturalmente camminare è una delle sue passioni. Uscito in Francia nel 2009, Andare a piedi è stato tradotto in sei lingue.