Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: maggio, 2015

Alfano

 

Il clericale disputa, insiste, condanna, minaccia. Con albagia e ferocia, non tanto sui problemi della condotta morale, quanto sulle basi dogmatiche della religione. Fuori di queste non c’è, secondo lui, vita morale. Chi non è clericale non è cattolico; chi non è cristiano non è religioso; chi non è religioso è immorale. Perciò chi non è clericale è un essere maligno e pericoloso alla società… Uomini che hanno la stessa religione hanno diverse fibre morali, e uomini che hanno diverse religioni hanno eguali modi di comportarsi moralmente. Questa esperienza non esiste per il clericale. Esiste solo la certezza che, se non accettate i suoi dogmi, siete un’anima perduta. Essendo sicuro che la sua anima si salverà, si occupa di salvare le anime degli altri, presuntuoso, arrogante, invadente. (Gaetano Salvemini, prefazione a Il programma scolastico dei clericali, 1951) Commentando un fatterello di cronaca riguardante un gruppo di migranti, il ministro dell’Interno Alfano ha ritenuto di rispondere che chi non si adegua “alle nostre tradizioni religiose” può anche andarsene. Avrebbe potuto correttamente rispondere che chi viene in Italia, anche di passaggio, deve attenersi alle leggi del Paese. Forse Alfano ignora che non tutti gli italiani sono cattolici e che dall’84 non esiste più religione di Stato. Il ministro che si esprime così offende una larga fetta di cittadini che non si riconoscono in quei valori(sic) ma che non per questo rifiutano (anzi) l’identità italiana. Viene il dubbio che un ministro siffatto si faccia recapitare i registri scolastici al Viminale per capire chi si avvale dell’ora facoltativa di religione cattolica  in modo di capire fin da subito che chi non frequenta sarà domani un pessimo cittadino da attenzionare. Legittimo chiedersi se questo sia un paese democratico che ha reciso sul serio i legami col fascismo. Si è vero che qualcuno riconosce che le leggi razziste del ’38 forse furono eccessive, quelli più fini accettano di dire pure che l’assassinio di Matteotti non fu proprio bellissimo, ma ancora nessuno mette in discussione lo spirito del concordato del ’29. Non stupisce che con tali rappresentanti delle istituzioni – che è appena il caso di ricordare dovrebbero proteggerci mentre siamo costretti a difenderci dalla  protervia di chi le guida – Parolin segretario di Stato vaticano, si senta libero di dire che il voto irlandese sul matrimonio non è solo una offesa al cristianesimo ma all’umanità intera.

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/07/08/con-grave-ritardo/

 

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YES

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“I rivoluzionari sono quelli che ribaltano posizioni convenzionali e consolidate, ideologiche, di comodo o addirittura false, mostrandone l’inadeguatezza attraverso un’opera di scavo intorno alle radici delle cose” (rav Giuseppe Laras) “Ho scritto quando non conoscevo la vita. Ora che so il senso della vita, non ho più niente da scrivere. La vita non può essere scritta: la vita può essere soltanto vissuta” (Oscar Wilde) L’Italia ama i suoi figli? Viene il dubbio quando ancora oggi nega a una parte consistente della popolazione di realizzare un sogno comune a molti, cioè sposarsi e avere figli. Autorevoli commentatori dicono e scrivono che anche l’Italia sarebbe pronta grazie a un papa forse meno fanatico e a un presidente civilmente cattolico. Così sancendo il fatto che gli italiani sono antropologicamente diversi e che ragionano in base a una presunta religiosità. E che fino ad oggi chi si è opposto all’uguaglianza e all’equità dei cittadini vietando questo e quello lo ha fatto perché è un cattolico fondamentalista. Per sintesi estrema se in Italia invece che in maggioranza cattolici si fosse musulmani, si sarebbe promotori della sharia. Il referendum che i cattolici vollero nel 1974 per abolire la legge sul divorzio e che persero clamorosamente, sancì che l’autorità morale della Chiesa era minoritaria davanti alle scelte quotidiane, ma la partitocrazia senza idee ha rispolverato il cattolicesimo come il bau bau :  quando l’intera classe dirigente del Paese abdica al suo ruolo e lascia che i lavoratori gli esodati gli sfrattati i lampedusani i malati si rivolgano al papa, quando qualsiasi giornalista si sente di dover anteporre le banali dichiarazioni del papa a una guerra in corso, quando tutti i programmi tv trasmettono dirette di riunioni confessionali*, si può certificare che abbiamo lasciato l’occidente secolarizzato dove la religione è una sfera separata dalla politica. In tanti temono, con più di qualche ragione, il mondo musulmano, ma restano indifferenti davanti al ritorno di una teocrazia, alla religione di Stato di fatto. Al sistema dei partiti questo serve, perché rinfrescare la cultura cattolica di cui siamo intrisi, ci porta a non protestare mai poiché prevale in noi il fatalismo e la rassegnazione. Paesi tradizionalmente considerati cattolici hanno la capacità di scrollarsi di dosso questa coperta, invece qui da noi ci apprestiamo ad accogliere come se fosse salvifico il giubileo. Il governo non concederà nuovi fondi e il Campidoglio sta ingegnandosi a svendere degli immobili per avere denaro fresco per organizzare l’evento. Sono misteri veri, altro che le stimmate di padrepio (testimonial del giubileo della misericordia)

*se mai la Santa Sede dovesse istituire un premio per migliore megafono delle sue parole se lo aggiudicherebbe la rai. Che in barba all’equità delle diverse filosofie di chi paga il canone – e anche della Costituzione – potrebbe dipingere di bianco e giallo il cavallo di viale Mazzini  

Sulle cose che contano

 Sulle cose serie e importanti non bisognerebbe né piagnucolare né strillare, ma cercare di capire. Non è esattamente quello che – in compagnia del resto dell’Europa sembrerebbe – stiamo facendo. L’arrivo dei profughi suscita reazioni estreme, ma è possibile scegliere vicino a chi stare?  Un Paese, una nazione meglio dire, è un tutt’uno con lo spazio in cui vive?  Nel mondo globalizzato delle ondate migratorie la sfida da raccogliere è quella della coabitazione. Gli estremisti dicono che scompariremo noi italiani. Alla fine poco male.

 Il meccanismo farraginoso dell’8 per mille per finanziere diverse comunità di fede è uno schifo. Nato per sfamare gli appetiti della Chiesa cattolica ben presto si sono unite le religioni delle intese che rastrellano qualche briciola. Al cancro si sono aggiunte le metastasi. Non bastasse questo scandalo al brigante si è aggiunto il brigante e mezzo, cioè denominazioni, alcune nobilissime negli intenti, che chiedono il 5 per mille. Circola in questi giorni lo spot dell’Unicef – c’è qualcosa di più nobile dell’Unicef ? – che addirittura usa nel claim a te non costa niente. Certo, a noi non costa, costa allo Stato, cioè sempre noi.. Davvero lo Stato può permettersi di fare a meno dell’8 e del 5? Allora perché non ci fa uno sconto? Che senso ha questa beneficenza che sottrae soldi ai servizi? Cosa è questa partita di giro?E’ insopportabile lo Stato etico, e odiose le associazioni per bene che succhiano i soldi ai servizi per tutti per accaparrarsi qualche spicciolo.  

 

 

La seconda occasione

Dalla distruzione di Sodoma  si salvano solamente Lot, sua moglie e due delle sue quattro figlie. Ai fuggiaschi viene intimato di non voltarsi indietro, ma la moglie di Lot  disubbidisce  e si trasforma in una statua di sale. Sembra tuttavia  aver avuto una buona ragione per girarsi a guardare Sodoma che bruciava. Due delle sue quattro figlie sono rimaste a Sodoma, sposate a uomini malvagi protagonisti del sistema corrotto di quella società. Questo drammatico racconto della Bibbia, ci mostra come in alcune situazioni sia necessario guardare avanti. Se ci voltiamo indietro quando è il momento di proiettarci in avanti, rischiamo di mineralizzarci e trasformarci in statue David Miliband, già ministro degli Esteri del Regno Unito e fratello di Ed Miliband (che lo sconfisse al congresso del partito nel 2010 grazie al sostegno dei sindacati), riguardo le recenti elezioni britanniche e la rovinosa sconfitta del Labour ha detto: “dare la colpa agli elettori che non hanno capito non ha senso. Semplicemente non hanno voluto quello che gli è stato offerto”. David Miliband oggi vive a NY dove dirige una grande organizzazione internazionale, l’International Rescue Committee , non si candiderà alla guida del Labour anche se gli è stato chiesto da più parti dopo le dimissioni del fratello perché “non ha senso premere il tasto rewind, non esistono le seconde opportunità”. Dal risultato delle elezioni inglesi potremmo trarre qualche indicazione utile per noi – ad esempio che l’essere troppo sinistra di Ed non ha pagato, che il buon risultato nell’economia anche a scapito della stabilità lavorativa ha premiato l’uscente Cameron, che le richieste di una redistribuzione dei poteri a cominciare dall’autonomia fiscale dello Scottish National Party è piaciuta all’elettorato… – ma di tutte queste cose quella che potrebbe essere una utile lezione per noi è la questione del tasto rewind, costretti come siamo a vivere in un eterno passato per il continuo risorgere di personalità che non riconoscendo i loro errori ripropongono le proprie idee senza neanche prendersi lo scomodo di spolverarle. Leggo che Barack Obama e Michelle stanno lavorando al Mbk (My Brother’s Keeper) che sarà la loro principale attività alla fine del mandato presidenziale: un ambizioso programma di recupero della gioventù svantaggiata delle minoranze etniche, disuguaglianze acutizzate dalle crescenti disparità nella distribuzione del reddito. Appena fondata la Mbk ha già raccolto cento milioni da spendere in programmi come Year-Up per inserire ragazzi a rischio nelle imprese. Mai sentito che un presidente italiano, o un ministro un deputato…, abbiano usato il loro carisma per intraprendere utili attività sociali. A loro interessa stare sulle spalle dei nuovi che tentano di fare – magari anche in modo maldestro –  sperando che cadano in fretta per riprendersi il posto che fino a ieri era il loro. Si cambierà? Per il momento non sembra, ma accettare che tutto sia perduto sarebbe come rassegnarsi alla morte. I momenti difficili prima o poi passano come i regimi, le persone restano e migliorano. Quasi sempre è così.

http://www.theguardian.com/politics/2015/may/11/david-miliband-criticises-brother-ed-labour-blairite

 

Salvini non lo fanno parlare e qualche stupidino chiede di firmare un appello perché anche lui abbia il diritto di fare comizi. Questo è vero in democrazia, ma per potersene giovare bisogna accettare il gioco democratico di cui non fanno parte i termini sparare spianare respingere… Le piazze non sono come la rai dove imperversa il volgare, e dove anche per parlare di un bruttissimo episodio – forse di esasperazione? – accaduto a Secondigliano a parlarne vengono chiamati i rappresentanti dei partiti. Quando tutti siamo basiti davanti ad un così grave episodio che forse potrebbe accadere anche a noi o al nostro vicino di casa. Ebbene, su una cosa che ci riguarda tutti a parlarne Meloni e Di Girolamo.

Le paure che non abbiamo
e che dovremmo avere

Anche se lo dice Salvini

Nel 1996 in Italia viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale

A Roma una tassista è stata stuprata e sembra una cosa tutto sommato normale. Che la violenza sulle donne sia considerata irrilevante (esagero ma non troppo esageratamente) è una scomoda verità che assurge agli onori della cronaca solo se riguarda casi di prevaricazione di tipo religioso/islamico. Più o meno come lo stupro che fa notizia solamente se a compierlo è uno sbandato straniero, ma per motivi di ordine pubblico, non per la gravità del reato. In un caso di qualche anno fa dove lo stupratore era un giovane dell’esercito italiano, c’è stata da parte di quell’istituzione il massimo della copertura e la protezione del carcere militare. Perfino nel caso Assange* si da per dato che l’accusa di stupro per la quale la Svezia intende processarlo è una montatura. A reagire allo stupro ormai solo quel paraculo di Salvini (reattivo anche nel caso della tassista romana) che con il suo consueto garbo propone di tagliarlo e zac. Ma per una volta (secondo me) ha perfettamente ragione. Quella che popolarmente viene chiamata castrazione chimica è una misura che affianca la carcerazione con farmaci, ed è in uso in molti paesi (Usa, Gran Bretagna, Scandinavia…) con discreti successi.  Viene il dubbio che qui fa scandalo proprio perché piace allo scalmanato leghista. Sembra che anche per questo reato che minaccia tutte le donne e a qualsiasi età, le parti in causa siano colpite dal virus della guerra civile che blocca il Paese e rende difficile viverci. Quanto alle donne che con troppa facilità dimenticano di esserlo per accodarsi a qualche maschione di partito, non sarebbe male ricordarsi quello che scrive Tacito su Nerone. Il quale ripudiata Ottavia per adulterio la esiliò a Ventotene. Ma per compiacere la nuova moglie Poppea, fece uccidere Ottavia immobilizzandola con lacci stretti e tagliandole le vene. Per affrettarne la fine venne immersa in un bagno caldissimo e la sua testa recisa fu offerta a Poppea. Ma anche lei però non sfuggì alla violenza di Nerone che, seccato dalle sue richieste, la uccise con un calcio nella pancia. E non si curò neanche che fosse incinta.

*Impressiona molto che sulla rete si dia per dato che Julian Assange , che ha rivelato al mondo che l’Ecuador è la culla del libero giornalismo, sia un cavaliere senza macchia.  Assange è accusato di stupro da due giovani donne svedesi. Sembra che il rapporto, all’inizio, fosse consenziente e che abbia smesso di esserlo nel momento in cui le due donne si sono ribellate a certi modi violenti del loro partner. In Italia si direbbe che le due sciocche se la sono cercata, in Svezia, invece, sembra  prevalere la convinzione che una donna abbia gli stessi diritti di un uomo e sia sempre libera di cambiare idea, perché la violenza sessuale si compie durante un atto sessuale. Se Assange accettasse un equo processo, anche la sua campagna per la libertà di informazione avrebbe un maggior peso

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_maggio_09/mi-ha-stordita-un-pugno-tassista-violentata-auto-364c5eb4-f60b-11e4-a548-cd8c68774c64.shtml

Come la Chiesa favorì il fascismo

 

http://www.internazionale.it/opinione/francesco-peloso/2015/05/05/david-kertzer-mussolini-vaticano-chiesa-papi-fascismo   È un premio Pulitzer che riguarda anche l’Italia quello assegnato quest’anno a David I. Kertzer, professore di storia e antropologia alla Brown university, autore di una ricerca dal titolo Il patto col diavolo – Mussolini e Papa Pio XI, le relazioni segrete fra il Vaticano e l’Italia fascista, edito da Rizzoli. Kertzer si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento nella sezione biografie battendo la concorrenza di altre due opere: una di Thomas Brothers dedicata a Louis Armstrong, l’altra, scritta da Stephen Kotkin, incentrata su Joseph Stalin.

Del lavoro di Kertzer, anche grazie al Pulitzer, sono stati messi in risalto soprattutto due aspetti: il primo attiene all’impostazione stessa del lavoro, ovvero al percorso narrativo adottato attraverso le biografie di due personaggi, il papa e il duce, messe in stretta relazione tra loro. Il secondo aspetto significativo è invece relativo alla novità della ricerca svolta dall’autore negli archivi vaticani la cui documentazione è ormai accessibile fino al 1939, anno appunto in cui muore Pio XI, sale al soglio di Pietro Pio XII e l’Europa si avvia verso la seconda guerra mondiale (il testo però si avvale anche di ricerche condotte nell’archivio di stato italiano).

A permettere la consultazione dei file riservati conservati Oltretevere, sono stati Giovanni Paolo II e poi, in modo definitivo, Benedetto XVI a partire dal 2006. Intorno a quegli archivi, del resto, si gioca una partita delicata per la Santa sede: quella della ricostruzione del rapporto della chiesa e dei due pontefici dell’epoca – Achille Ratti prima ed Eugenio Pacelli poi – con il fascismo e il nazismo, un tema che ha un punto di caduta decisivo ulteriore nelle leggi razziali.

La chiesa e Mussolini, alleanze e dissensi tardivi
Kertzer, che aveva già studiato la questione del rapporto tra la chiesa e l’antisemitismo, affronta dunque in parallelo l’ascesa di due personaggi chiave della storia italiana ed europea. Le date in questo senso lo aiutano: Pio XI viene eletto nel conclave del 1922, l’anno della marcia su Roma, l’evento originario della presa del potere da parte del fascismo e di Mussolini.

L’intento di Kertzer è chiaro: dimostrare, documenti alla mano – e qui bisogna dire che l’autore produce ampi e diffusi riscontri al suo percorso – che la chiesa sotto Pio XI non solo non si oppose al regime fascista, ma in più occasioni ne favorì l’affermazione, in un misto di timore, complicità, incertezza nel giudicare gli eventi e i tentativi – soprattutto – di salvaguardare se stessa, le proprie prerogative e quelle delle organizzazioni a essa legate, a cominciare dall’Azione cattolica.

Certo il lavoro di Kertzer batte strade in parte note, e tuttavia si avvale di un preciso lavoro sulle fonti; di sicuro non esita a chiamare in causa le responsabilità del Vaticano. Nei capitoli conclusivi del volume, peraltro, l’autore mette anche in luce il malumore e le proteste crescenti di Pio XI verso Mussolini e la sua politica, in particolare a causa dell’alleanza sempre più stretta con Hitler, del nazionalismo esasperato e poi dell’adesione a un antisemitismo feroce. Un capitolo a parte, tuttavia, è costituito in questa storia – come vedremo tra poco – dalle leggi razziali del 1938. Nel succedersi degli eventi narrati emerge inoltre come molti dei collaboratori più stretti del papa, uomini di curia di cui egli stesso si fidava, frenarono in ogni modo qualsiasi tentativo tardivo del papa di dare ampia risonanza pubblica ai suoi dissensi, censurando anche, se necessario, i discorsi del pontefice pubblicati dall’Osservatore Romano (che non era sottoposto al controllo del regime).

Si tratta di personaggi noti per la ricerca storica come il gesuita Pietro Tacchi Venturi, emissario del papa presso il duce, del cardinal Pacelli, il futuro Pio XII, di monsignor Francesco Borgongini Duca, primo nunzio apostolico in Italia. Sotto tale profilo i recenti studi sul periodo e sugli archivi vaticani coincidono con quello di Kertzer. Per esempio, un altro elemento di contrasto tra il papa e Mussolini fu la guerra all’Etiopia valutata come assurda e sbagliata dal pontefice (in questo Pio XI era sostenuto da monsignor Domenico Tardini, che lavorava nella Congregazione per gli affari straordinari). E però anche in quel caso (si veda Il papa non deve parlare di Lucia Ceci) la Santa sede non riuscì a esprimere il suo dissenso forte e chiaro, mentre gran parte del clero italiano cantava le lodi dell’impero.

Il patto segreto tra regime e Santa sede
Tra gli elementi che frenarono in modo determinante l’azione del papa in queste diverse occasioni, al primo posto troviamo la firma dei patti lateranensi, vale a dire la fine della questione romana e la conseguente nascita dello stato pontificio in versione moderna. Tra l’altro il Vaticano ricevette come indennizzo per gli espropri risorgimentali un miliardo e 750 milioni di lire dell’epoca, il “tesoretto” iniziale dal quale nacque nel 1942 lo Ior, la banca vaticana. L’accordo del 1929 fu considerato un successo enorme dalla chiesa e valutato come un evento storico da parte della diplomazia e dell’opinione pubblica mondiale (in questo senso sono interessanti le testimonianze riportate da Kertzer).

E tuttavia il tema delle leggi razziali e dell’antisemitismo ha ancora una volta un ruolo nevralgico. Lo studioso statunitense ha infatti trovato tra le carte degli archivi i riscontri di un accordo segreto sottoscritto fra la Santa sede – nella persona di padre Tacchi Venturi – e Mussolini, a ridosso della promulgazione delle leggi razziali del 1938. In sostanza la chiesa s’impegnava a non criticare pubblicamente le leggi in questione in cambio di un margine di ampia tolleranza verso l’Azione cattolica. In modo vagamente grottesco e conforme al volere vaticano, Mussolini s’impegnava poi “a non rendere le nuove leggi antiebraiche più dure di quelle che gli stessi papi avevano imposto nei secoli passati”.

Un capitolo ancora a parte riguarda la querelle tra regime e Santa sede in merito all’estensione delle leggi razziali ai matrimoni misti, quindi a convertiti, in un crescendo di dettagli inquietanti e illuminanti. Ma il libro produce ancora, in questo senso, un abbondante materiale documentario sulle teorizzazioni antisemite della pubblicistica cattolica più qualificata e ufficiale, dalla Civiltà cattolica, dalla Compagnia di Gesù, all’Osservatore Romano. In questo contesto la figura di papa Ratti che ormai malato e infermo prova a commissionare al gesuita statunitense John LaFarge la famosa enciclica contro l’antisemitismo nazista mai pubblicata (Pio XI morì prima), o i suoi tentativi estremi di pronunciarsi contro l’antisemitismo nazista, appaiano drammatici quanto figli di una contraddizione insanabile tra alleanza con il regime fascista, politica dei concordati (anche con la Germania di Hitler) e necessità di affermare profeticamente la parola del Vangelo. Una materia ancora oggetto di studio per gli storici.

Da Paolo VI a Francesco, inizia la desecretazione
Nei mesi successivi all’elezione di papa Francesco, il rabbino Abraham Skorka, suo amico personale e rettore del seminario rabbinico di Buenos Aires, ha più volte ripetuto che Bergoglio “aprirà gli archivi” vaticani relativi agli anni della seconda guerra mondiale e quindi al pontificato di Pio XII. Una parte di quella documentazione è stata già resa disponibile da Paolo VI, che assegnò a quattro gesuiti il compito di selezionare un’ampia mole di carte relative al periodo per diradare dubbie controversie. Ne vennero fuori 12 volumi noti come Actes et documents du Saint siège relatifs à la seconde guerre mondiale, ma naturalmente gli studiosi chiedono un accesso diretto a tutta la documentazione, anche se è ipotizzabile che neppure questo passo porrà la parola fine a una questione in cui storia e presente s’intrecciano di continuo.

Resta da dire che il concilio Vaticano II con la celebre dichiarazione Nostra aetatechiuse l’epoca dell’ostilità verso gli ebrei e aprì la stagione del dialogo interreligioso. Poi ci sono state le visite di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI alla sinagoga di Roma, le prime aperture dell’archivio segreto. E tuttavia il tema ha attraversato in modo polemico anche il pontificato di Ratzinger. Ora un papa argentino, non legato biograficamente al conflitto europeo, può forse spingersi là dove fino a oggi altri non hanno potuto. Intanto anche Bergoglio visiterà il tempio ebraico della capitale, ma nel frattempo Francesco ha dato pure il proprio consenso all’apertura degli archivi vaticani in relazione agli anni della dittatura argentina (1976-1983), in risposta a una precisa richiesta in tal senso avanzata dalle nonne di plaza de Mayo, un atto che dimostra l’intenzione di andare fino in fondo su una strada di verità e riconciliazione con la memoria.

Sparare affondare bloccare

 

Quella sera il nostro mare avrebbe riportato a riva mappe e foto di famiglia, stracci e una scarpetta bianca (La notte più lunga, Carmen Consoli)

For those who’ve come across the seas/We’ve boundless plains to share (Per quelli che sono arrivati attraverso i mari/Abbiamo illimitate pianure da condividere)(II strofa dell’inno nazionale australiano)

Qualsiasi commentatore e, ahimè, la più parte dei politici (sic) sostiene che le primavere arabe siano stata una gran disgrazia perché hanno riempito le nostre coste di fastidiosi migranti forse terroristi. Banalizzare le cose complesse porta ad avere una frase passepartout: sparare affondare bloccare. Più elegantemente si dice a sinistra in modo più cialtrone a destra. Ma questo è. Meglio dimenticare che i giovani arabi che hanno piantato un seme di speranza nella consumata primavera, si ribellavano ai regimi nati all’indomani della Seconda guerra mondiale, i cui dirigenti promettevano di rinnovare i fasti della grandezza araba del passato attraverso equità sociale e modernizzazione, ma che ben presto sono sprofondati nella corruzione e nell’autoritarismo; lasciando spazi in cui si sono infiltrati prepotentemente leader religiosi fanatici.  L’iniziativa politica dei manifestanti che denunciava quei guasti è ben presto passata di mano: le rivolte arabe sono diventate bottino di chi doveva riposizionarsi e  quei giorni di speranza sono stati gestiti da altri più abili nel calcolo degli equilibri politici , tra cui eserciti e partiti islamici. Forse il tessuto sociale dei paesi non era ancora pronto al cambiamento proposto dai giovani e insorti e sicuramente non c’è stata la volontà  dell’Occidente di sostenere quegli embrioni di cambiamento. Ma non capire che è in corso una migrazione, piccola ma epocale, e che questo è successo e sempre succederà, e che questo è la civiltà e non una semplice rottura di scatole, è troppo. Sia a sinistra che a destra.

http://www.avantionline.it/2015/02/nostalgie-e-vecchi-tiranni/#.VUcco_n5fcs

https://liberelaiche.wordpress.com/2015/02/22/lo-gnommero-2/