Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: dicembre, 2014

Ritmo

– Ti par egli possibile che un burattino, alto appena un metro, come sei tu, possa aver tanta forza da portarmi a nuoto sulle spalle? – Provatevi e vedrete! A ogni modo, se dobbiamo morire,… avremo almeno la gran consolazione di morire abbracciati insieme (Pinocchio, cap. XXXV)

http://www.montediprocida.com/wp/2014/12/la-foto-di-natale-una-pecora-a-montegrillo-monte-di-procida/

Poche cose, pochissime. Che non si riferisca di una tragedia esordendo nessun italiano è morto. Perfino il bombardamento di Hiroshima perde peso perché non c’erano italiani. Che non si insista sulle olimpiadi, ma non solo perché sono una boccata di ossigeno per la corruzione, ma perché si prospetta un bagno di sangue per le finanze pubbliche: i budget ragionevoli vengono sopraffatti dagli extracosti e l’esperienza degli altri paesi dovrebbe insegnare. Che i media, sempre più vaticaliani, comincino a fare informazione (ad esempio guardando fuori casa, scoprendo che esistono anche leader politici con visioni, e fatti non pettegolezzi) . Che la rai smetta di massacrare le donne che per qualche motivo entrano nella cronaca. Che i politici abbandonino il populismo capace di ottenere un interesse tanto vasto quanto superficiale ed effimero. E che quelli vecchi che hanno fallito si ritirassero dalla vista. Che i beni di Carminati, ad esempio le tele di Pollock, diventino patrimonio dei musei romani. Che ci si ricordi che il papa parla ai cattolici e che i cattolici medi sono abituati a fare a meno di pensare in proprio. Che si sbrighino a chiudersi le ferite aperte per la scomparsa di quegli amici che ci hanno toccato la pelle, anche se lo sappiamo che le cicatrici rimarranno vistose. E ricordarsi che si comincia ad amare quando si diventa intelligenti, perciò ci vuole pazienza.

Auguri per un 2015 di salute e serenità. Come usa dire.

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/12/09/ogni-natale/

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/10/28/elena-ceste/

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-12-30/2014123029186147.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-12-30/2014123029186874.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-12-30/2014123029191922.pdf

 Segnalo questo bell’articolo dell’amico Nico Valerio  

http://mondodelbelli.blogspot.it/2014/11/strozzapreti-col-sughillo-per-frati.html

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Be brilliant be happy. It’s Christmas time

Anche quest’anno arriva natale e il mondo cristiano rende onore allo sfigatissimo pupetto giudio che riconosce come messia. E la maggioranza della popolazione mondiale, che non ha nessun interesse per la religione ecc., accetta commossa gli auguri del papa, del presidente, dei “giornalisti” rai, si guarda le messe e si dimentica i morti, specialmente quelli lontani da casa, si abbraccia e augura buon natale. Noi auguriamoci, come sempre, di non abbrutire nel luogo comune.

 

Diplomazie

Si legge in Se questo è un uomo:“Entravano in campo quelli che il caso faceva scendere da un lato del convoglio; andavano in gas gli altri. Così morì Emilia, che aveva tre anni; poiché ai tedeschi appariva palese la necessità di mettere a morte i bambini degli ebrei”. Ancora attuale: non bisogna abbassare la guardia se pure oggi continuano ad essere assassinate persone in nome dell’odio etnico. La fine dell’embargo a Cuba da parte degli Usa è storico. Obama è nella storia. Grazie al papa (ovviamente) che ha mediato. Grazie a questo e quello che hanno fatto la storia. Storia appare una parola un po’ troppo abusata. I cambiamenti sono il frutto lento del tempo. L’impatto con la modernità fa cadere i muri, ridisegnare i confini, morire i cattivi. Tempo, strade tortuose, inciampi, passi indietro, piccoli avanzamenti faticosi. Qualcuno sigla gli accordi, ma dietro ad ogni cambiamento ci sono solo le persone comuni in cammino con il loro dolore e il desiderio di libertà e vita migliore, per sé e i loro figli. 

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2014/2014-12-18/2014121829116735.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-12-18/2014121829116262.pdf

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2014/2014-12-17/2014121729108774.pdf

pigri muri romani , via ostiense

pigri muri romani , via ostiense

 

Ogni natale

Prima o poi il Natale arriva e purtroppo non c’è solo la diatriba tra panettone o pandoro, ma discutibili questioni come il presepio a scuola e le carole natalizie. Gli sciacalli della politica si tuffano a pesce sulla questione per implorare la salvaguardia della cultura e dell’identità italiana, assimilando le statuine del presepe al tricolore, lo studio di tu scendi dalle stelle fondamentale quanto la conoscenza del Risorgimento. Ignorando il significato della parola laicità, che, ripeterlo giova, è la condizione nella quale con autonoma e reciproca considerazione e nel rispetto delle leggi civili, sfera pubblica e privata convivono in pace. A condizione che la sfera pubblica (lo Stato e quindi la scuola pubblica) sia garante della libertà di credenti non credenti diversamente credenti. Il presepio non è offensivo per nessuno, anzi, è spesso al centro di gite e visite di questo periodo dell’anno per parecchi tra noi. Ma la scuola (e gli uffici la rai…) è per tutti, e deve applicare una corretta ed educata separazione tra sfera pubblica e privata, evitando così anche le odiose polemiche su cui si gettano gli avvoltoi della politica. In ultimo va considerato che il presepe, l’albero le canzoni le stelle comete… si consumano nelle giornate natalizie, quando la scuola è chiusa. E durante le vacanze “ognuno come gli va”.

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/08/21/ripeterlo-quando-sta-per-iniziare-la-scuola-giova/

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/08/25/ripeterlo-quando-sta-per-iniziare-la-scuola-giova-2/

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-12-09/2014120929042108.pdf

http://www.uaar.it/news/2014/12/08/intervista-ali-almossawi/

presepio in cartone, riccardo caponigro

presepio in cartone, riccardo caponigro

 

 

 

le mani sulla città

«Se c’era una cupola non era fascista, andava da destra a sinistra»

La frase di Alemanno è illuminante e definitiva: non è solo un “mal comune mezzo gaudio” o una ingenua difesa del buon nome del fascismo che finisce per mostrare come gli sia più caro il dividere politicamente le responsabilità piuttosto che negare o contestare colpe gravissime, fino ad ammetterle di fatto. È anche la candida ammissione di un pensiero condiviso in tutta la politica ma anche nella quasi totalità dell’informazione su quello che sta succedendo: “quello che ci interessa di questa storia è chi rimane fregato tra destra e sinistra”. La lente attraverso la quale viene letta una ricostruzione che è un pezzo notevolissimo di comprensione della realtà, e che è un tema centrale del funzionamento dell’Italia, di Roma, della politica e della società, e che è una storia letteraria paragonata da tutti a una grande fiction, la lente però è sempre quella: “chi rimane fregato tra destra e sinistra?”.
Questo interessa ai giornali e ai telegiornali, ai titoli e agli editoriali, e ovviamente ai politici: difendere i miei, accusare i loro, o al massimo capire chi accusare. Non persone né meccanismi, ma destre o sinistre. Chi era “vicino alla destra” e chi “vicino alla sinistra” (e poi, bersaniano o renziano?). Chi, destra o sinistra, ne pagherà le conseguenze. Letture politiche che non sono letture politiche, ma letture del potere politico: capire a chi assegnare il punto. A chi toglierlo.
Tra poco qualcuno si chiederà che conseguenze può avere sull’elezione del Presidente della Repubblica.  http://www.wittgenstein.it/2014/12/04/la-lente/

Chi sa qualcosa parli

Oh se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota. (Giulio Cesare, Shakespeare)

http://www.huffingtonpost.it/2014/12/02/loris-ucciso-interrogatorio_n_6252970.html?utm_hp_ref=italy

A Roma, tra il 1924 e il 1928, il sentimento popolare venne sconvolto da una lunga serie di rapimenti, violenze sessuali, omicidi. Tutto era iniziato nel marzo del ’24 con il rapimento di una bimbetta a piazza Cavour, ritrovata alle pendici di Monte Mario scempiata da uno stupro. Seguito a giugno da un rapimento di una pupetta in via del Gonfalone e ritrovata, stuprata e strangolata, nei pressi della basilica di San Paolo. Seguì un tentativo di rapimento di una piccola in via Paola… “Il rapitore delle bambine sta mettendo in difficoltà la mia politica” disse Mussolini al fedele questore Emilio De Bono, già quadrunviro della marcia su Roma, “è riuscito perfino ad avvelenare il giubileo (’25) mentre sto tentando la conciliazione con il Vaticano. Il bruto va trovato assolutamente”. La regina Elena di Savoia, interpretando lo sgomento delle madri, pose una lapide al Verano per la quattrenne Rosina, rapita a piazza San Pietro e uccisa dalle orrende sevizie. A questo punto, l’arresto di un “mostro” urge, anche per distogliere l’attenzione dalle accuse che un deputato socialista, Giacomo Matteotti, rivolgeva ai fascisti e al loro sistematico uso della violenza, e per distrarre gli italiani dai morsi della fame. Il mostro alza il tiro compiendo ancora stupri e omicidi di bimbe sempre più piccole, e il cerchio si stringe intorno al sor Gino. Attenti al nome: Gino Girolimoni, un appellativo che è penetrato con forza nella lingua, arrivando a coniare un neologismo che definisce quanto di più turpe esiste: il pedofilo stupratore. Gino Girolimoni viene riconosciuto da un oste che dichiara di averlo visto tenere per mano una bimbetta. A niente varrà la testimonianza del padre della bambina che aveva sostato nell’osteria con la figlia. Girolimoni è il mostro perfetto: uomo dalle idee liberali, scapolo, benestante e che in più assisteva gli operai che cercavano aiuto dopo un infortunio sul lavoro; un tipo d’uomo sgradito al regime. Pian piano il castello accusatorio crollò grazie alle indagini del commissario Giuseppe Dosi che trovò il vero assassino e che compilò un dossier che inviò a Mussolini, parlando diffusamente delle leggerezze compiute durante le indagini e delle coperture politiche date al vero assassino. Che si rivelò in Ralph Lionel Brydges, pastore anglicano, arrestato – e rilasciato – a Capri mentre stava stuprando una bambina. Il pastore era un assiduo frequentatore della Santa Sede e finì i suoi giorni in Sudafrica dove, anche lì, diede sfogo alla sua turpitudine. Il regime preferì insabbiare la questione per non compromettere il rapporto con il Vaticano, (era ormai alle spalle quel fascismo-movimento ateo repubblicano e futurista), la Voce Repubblicana accusò il regime di non aver indagato sull’omicidio Matteotti impegnato come era a inventarsi mostri, il questore Dosi venne arrestato e internato in manicomio accusato di megalomania. Riconosciuto innocente Girolimoni non riuscì mai a reinserirsi e venne sistematicamente respinta la sua domanda per il cambio di cognome. La memoria collettiva dimentica malvolentieri ciò che ha avuto modo di immagazzinare attraverso le parti basse del corpo. Il sor Gino morì nel ’61, viveva solo in una stanzetta in lungotevere degli Artigiani dove faceva il calzolaio. Al suo funerale partecipò il commissario Dosi, uscito dal manicomio dopo la Liberazione. Lui riuscì a riabilitarsi, al punto di diventare un importante membro della Interpol. A Dosi dobbiamo la verità su Girolimoni, sul pastore anglicano, e il salvataggio dei fascicoli che documentano il passaggio dei prigionieri dei nazisti alla prigione di via Tasso. Ma questa è un’altra storia.

p.s. per saperne di più film Girolimoni. Il mostro di Roma, regia di Damiano Damiani con Nino Manfredi, 1972.