Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: maggio, 2014

Eugenio Colorni

Eugenio ColorniQuando si insedierà il nuovo  Parlamento Europeo ricorrerà il settantesimo anniversario della morte di Eugenio Colorni che, senza dubbio, fu una delle figure principali per la rinascita della democrazia in Italia. Era nato da famiglia ebraica nel 1909. Il padre Alberto, ricco commerciante liberale, era stato interventista nella Prima Guerra mondiale. La madre, Clara Pontecorvo, era figlia del titolare di una avviata azienda tessile pisana e zia di Gillo (futuro regista) e di Bruno (futuro scienziato). Colorni, conseguita la maturità classica al Liceo Manzoni di Milano, si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia e divenne amico di Guido Piovene con cui difese il prof. Borgese, loro insegnante, aggredito da esponenti del GUF di Milano.

Fu allievo anche di Piero Martinetti il quale, abbandonato l’insegnamento per divergenze col regime, scrisse “L’essenza e il principio della libertà dell’uomo è nella sua personalità divina. La negazione della libertà è la negazione di Dio”. La amicizia con Piovene si interruppe quando questi pubblicò alcuni articoli antisemiti. Nel 1930 Colorni si laureò con una tesi su Leibniz e , nello stesso anno, iniziò a collaborare col movimento Giustizia e Libertà. Pubblicò alcuni articoli su Roberto Ardigò. Tommaso Campanella e Bergson. Dal 1932 al 1933 fu lettore di italiano alla Università di Marburgo e rientrò in patria all’avvento del nazismo. Nel 1934 pubblicò una traduzione della Monadologia di Leibniz presso l’editore Sansoni nella collana diretta da Giovanni Gentile. L’anno successivo sposò Ursula Hirschman da cui ebbe poi 3 figlie: Sivia, Renata ed Eva. Quest’ultima avrebbe poi sposato Amartha Sen, futuro premio Nobel per l’economia.

A partire dall’anno del matrimonio Colorni intensificò l’attività politica, in particolare nell’area socialista. Nel 1937 fu a Parigi fra i relatori a un Congresso internazionale di Filosofia con un intervento su “Le verità eterne in Descartes e Leibniz” e colse l’occasione per incontrare Carlo Rosselli, Angelo Tasca e Pietro Nenni. Nel settembre dell’anno seguente fu arrestato , in quanto ebreo e antifascista, a Trieste, dove insegnava filosofia e pedagogia all’ Istituto Magistrale ed era divenuto amico del poeta Umberto Saba, che lo aveva introdotto allo studio della psicanalisi. Dopo alcuni mesi nel carcere di Varese fu inviato al confino nell’isola di Ventotene. Qui restò dal gennaio 1939 all’ottobre 1941 ed elaborò, con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, un organico programma di Federazione Europea che si concretizzò nello scritto poi noto come “Manifesto di Ventotene”.

Scrisse con lo pseudonimo di “Commodo” alcuni dialoghi alla maniera platonica con Spinelli suo interlocutore con lo pseudonimo di “ Severo”. Nell’isola approfondì lo studio della matematica e della fisica, studiò le teorie di Einstein e ne scrisse. Nel 1941, grazie all’interessamento di Giovanni Gentile ottenne il trasferimento a Melfi, in provincia di Potenza. Il 6 maggio 1943 fuggì a Roma ove visse in clandestinità, curando con Mario Fioretti la edizione clandestina dell’Avanti! e redigendo il primo numero del periodico l’Unità Europea che fece pervenire all’interno di una valigia a Milano, la città ove la moglie e le figlie si erano nel frattempo trasferite in seguito alla crisi matrimoniale.

Ursula Hirschman avrebbe poi sposato nel 1945, in seconde nozze, Altiero Spinelli  e sarebbero nate dal loro matrimonio Diana, Barbara e Sara. Verso la fine di agosto Colorni fu a Milano, nell’abitazione del valdese Mario Alberto Rollier , fra i fondatori del Movimento Federalista Europeo. Il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, di cui Colorni aveva curato la prefazione, fu accolto con pieno favore da cristiano sociali, azionisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali ma con diffidenza dai socialisti come Nenni e Pertini che solo in anni successivi si sarebbero ricreduti. Ancora più tardi anche comunisti come Napolitano avrebbero accolto con favore il progetto di federazione europea.  Rientrato a Roma Colorni visse nella abitazione del cristiano-sociale Guglielmo Usellini, esule in Svizzera dal dicembre del 1943, la cui moglie Luisa Villani fu la sua più stretta collaboratrice  e compagna negli ultimi mesi di vita.

Il 28 maggio 1944 fu fermato a Roma, in via Livorno, da militi della banda Koch e ferito gravemente da 6 colpi di pistola. Trasportato all’Ospedale San Giovanni, vi morì due giorni dopo sotto la falsa identità di Franco Tanzi. Le ultime parole comprensibili furono “Ricordatemi ai miei famigliari e ai miei amici, specialmente ai miei amici”.

Diffusasi la notizia, fu ricordato su Radio Londra dall’amico Mario Treves che non seppe trattenere le lacrime.

Ernesto Rossi, compagno di tante lotte, ne ricordò il forte impegno etico “ Appena posso – mi diceva Colorni – torno al mio Leibniz e alla teoria della relatività. Tutto il resto, per me, ha minore importanza. Ma non ha potuto. Per queste cose di minore importanza ha sacrificato la sua libertà, è stato agitatore, giornalista, dinamitardo, capo di bande armate, ed infine ha fatto l’olocausto delle sua stessa vita…. Eugenio Colorni è un nostro eroe. Un eroe della nuova Italia e della nuova Europa”

Altiero Spinelli, nel suo  “Come ho tentato di divenire saggio. Io Ulisse” edito dal Mulino nel 1984 così scrisse ( pag.301)  “Colorni è una delle due persone scomparse da molti anni, dinanzi alla memoria delle quali mi inchino, con affetto nostalgico perché sono stati i 2 più grandi amici della mia vita, con riconoscenza perché mi furono accanto senza esitare nel momento difficile della nascita dell’impegno politico nuovo, con reverenza perché in quegli anni cruciali trovai e accettai in Colorni un maestro dell’anima, nell’altro un maestro della mente. L’altro è Ernesto Rossi”

Le ceneri di Colorni riposano, secondo le sue volontà testamentarie, nella tomba di famiglia nel settore ebraico del Cimitero Monumentale di Milano.  Alla sua memoria fu concessa la medaglia d’oro al Valor militare con la seguente motivazione:  “ Indomito assertore della libertà, confinato durante la dominazione fascista, evadeva audacemente dedicandosi quindi a rischiose attività cospirative. Durante la lotta antinazista, organizzato il centro militare del Partito Socialista Italiano, dirigeva animosamente partecipandovi, primo tra i primi, una intensa, micidiale e continua azione di guerriglia e sabotaggio. Scoperto e circondato da nazisti, li affrontò da solo, combattendo con estremo ardimento, finché, travolto dal numero, cadde nell’impari lotta” Roma, 28 maggio 1944

Nel risorgere delle pulsioni demagogiche e populiste e delle chiusure nazionaliste, il rinnovato ricordo di figure come Colorni deve essere di forte incoraggiamento a quanti ancora credono con piena convinzione che solo la nascita degli Stati Uniti di Europa possa essere base indispensabile per una politica di pace e per una possibile e auspicata giustizia sociale nella libertà.

Mario Barnabè

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Luoghi comuni (giornalistici soprattutto)

L’entusiasmo per l’arrivo domenica 8 giugno del presidente Abu Mazen e del presidente Shimon Peres (il cui mandato scade due giorni dopo) che dovrebbero unirsi in preghiera col teocrate vaticano che ne ha fatto il centro del suo viaggio mediorientale, mi lascia sgomenta. Sbaglierò io ma a me sembra che Bergoglio ha fatto il solito tour di tutti i papi: si è appropriato dei morti, ha celebrato la messa davanti a un bambino Gesù avvolto nella kefiah, abbigliato quindi come il pubblico della prima fila tutta fatta di musulmani doc, gran frequentatori da Arafat in poi di messe papali (del resto se il pontefice voleva incontrare i cristiani sapeva che sono soprattutto e non perseguitati in Israele), ha toccato con devozione la barriera difensiva chiamata muro dai giornalisti della rai notoriamente equilibrati e equidistanti. Qualsiasi cosa si pensi di Israele che quell’opprimente muraglia ha fatto costruire, si chiama barriera difensiva e, dalla sua costruzione ha limitato gli attacchi kamikaze. Il papa se lo sarà ricordato toccandola con devozione? Oppure i morti sono diversi se abitano in un posto piuttosto che in un altro? E ancora il solito bigliettino infilato tra le fessure del Kotel (pure questo chiamato muro), e scambi di idee sciocche con il primo ministro sulla lingua parlata da Gesù . Inoltre ha mostrato al mondo che ignora perfino l’inglese e parla in italiano che è la lingua del vescovo di Roma. E’ equo riconoscere che a differenza del suo predecessore non ha detto che la Shoah è figlia di un paese ateo e che, vista la coincidenza con un ennesimo agguato antisemita nel cuore dell’Europa bianca e cristiana, ha ripetuto il generico mai più.

Per rimanere nel campo dei luoghi comuni, il panico giornalistico per il decremento delle nascite in Italia. E’ ovvio che ogni donna ha il diritto di scegliere la dimensione della sua famiglia, ed è giusto che un Paese civile attui delle misure rivolte ai neonati/bambini/adolescenti. La diminuzione delle nascite già registrata in Grecia e ora rilevata dall’Istat  anche in Italia è terribile se motivata come oggi è da fattori economico sociali, ma temere la sparizione della stirpe italica sembra troppo. L’aumento demografico è un danno per l’ambiente e il consumo delle risorse che non sono eterne, e meno nascite non sono una minaccia per un mondo che ha difficoltà a restare in equilibrio.

http://www.ilpost.it/2014/05/28/papa-francesco-corregge-netanyahu/

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-05-30/2014053027595962.pdf

http://www.unfpa.org/public/

http://www.istat.it/it/archivio/120991

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/05/23/leredita-di-peres/

http://www.labna.it/dulce-de-leche.html

Love Radio

 

 

Nel luglio 1993 una nuova stazione radio iniziava le sue trasmissioni in Ruanda, la Radio Télévision Libre des Milles Collines (Rtlm). Da qui il 6 aprile 1994, poco dopo l’attentato al presidente Habyarimana, venne trasmesso il segnale che diede inizio al genocidio in cui morirono più di 800mila tutsi e hutu. In quei giorni la radio fu uno dei più potenti mezzi di propaganda e incitamento alle violenze: trasmetteva liste di persone da uccidere, assieme a programmi comici e buona musica. Oggi, su quelle stesse frequenze, va in onda Musekeweya

(Nuova alba), una fiction radiofonica che racconta le vicende di due comunità in conflitto e della storia d’amore tra due giovani di fazioni opposte. Anoek Steketee e Eefje Blankevoort, rispettivamente fotografa e giornalista, hanno fatto di Musekeweya il punto di partenza per un web documentario, Love Radio. Episodes of Love and Hate , che segue la trama della soap e il suo lieto fine, ma riflette anche sul passato recente e sugli attuali problemi di riconciliazione.

Avviata più di dieci anni fa, la soap è diventata in poco tempo seguitissima in Ruanda, dove la radio è il principale mezzo di comunicazione di massa. Gli ascoltatori si identificano nei personaggi e le voci degli attori sono così note che da esse vengono riconosciuti sull’autobus o in strada. La storia raccontata è la loro stessa storia, si muove sulla linea sottile che separa realtà e finzione. “Ma la finzione – chiedono le autrici – può davvero guidare verso la riconciliazione? O questo tipo di programmi è semplicemente una patina superficiale in un Paese che è ancora alle prese con un trauma profondo? Che cosa significa riconciliazione? E quando un’ideologia “anti-genocidio” diventa essa stessa repressiva?”.

Rtlm fu chiusa nel luglio 1994 e i suoi principali animatori condannati dal tribunale penale internazionale per il Ruanda. Oggi le radio private non sono più vietate, ma la stampa è sotto stretto controllo del governo. Nell’arco di cento giorni , tanti quanto quelli del massacro, usciranno i sette episodi del web documentario (www.loveradio-rwanda.org), approfondendo la vicenda storica, il potere manipolatore dei media nella società, l’emergere di una memoria collettiva. Love Radio utilizza materiali e linguaggi diversi: video, fotografie, testi, documenti d’archivio, frammenti della soap radiofonica, lettere degli ascoltatori. Dall’11 luglio diventerà anche una mostra, in programma al museo Foam di Amsterdam . (Chiara Campara, La Lettura n. 130)

Pizza di Beridde o pizza romana ebraica dolce

Concia di zucchine

 

Clericalate contro l’Italia

Il gesto più informale? Il primo bacio alla bandiera di Pertini. Ruppe, dopo gli anni difficili della nostra storia, un meccanismo che teneva distante il tricolore come simbolo. (Sandro Gori, a lungo responsabile del cerimoniale della Presidenza della Repubblica, in bell’articolo da P.Conti sul Corsera)

http://www.avantionline.it/2014/05/la-strada-dei-diritti-civili-e-delle-liberta-la-nostra/#.U3cY89J_s8o

Tra le cose che leggo più o meno tutti i giorni www.uaar.it , il sito degli atei italiani. Anche loro, come tutti quelli che non riescono a sottrarsi al fideismo e hanno bisogno di definirsi invece di lasciarsi andare al pensiero libero, conoscono picchi di incongruenza. Incredibilmente gli aderenti all’uaar  sostengono a spada tratta l’ora alternativa all’ora facoltativa di religione. A parte il gustoso ossimoro, questo ghiaccio bollente fa il gioco della Cei che temerebbe come la peste una vera campagna  per espungere la religione, resa facoltativa con la revisione concordataria dell’84, dagli edifici della scuola pubblica come sarebbe giusto. Per tanti motivi, non ultimo il portafoglio sgonfio dei cittadini italiani.

Il sito ha una simpaticissima rubrica “la clericalata della settimana”. Immagino come sia complicato per i redattori scegliere tra una montagna di notizie: un paio d’ore davanti alla televisione, segnatamente la rai, riempirebbero la Treccani… In genere si aggiudicano la palma consigli comunali che vogliono sostituire la foto del Presidente della Repubblica con quella del papa, presidi di licei che si immolano pur di far sfilare nei corridoi della scuola le reliquie di qualche santo (ovviamente durante l’orario scolastico), condotte non rispettose della loro carica dei diversi ministri qualunque sia l’appartenenza politica. Fatti che sarebbero difficile da credere al di fuori dei nostri confini.

E’ evidente che questi comportamenti di subalternità alla Chiesa siano l’indice di uno sprezzo per l’Italia. In effetti è assai difficile, vedendo le facce che lo rappresentano, avere amore per il Paese e le istituzioni e, usare la parola Patria, ti fa immediatamente pensare al trio Meloni La Russa Alemanno (che indossano con sprezzo dello stile anche un burinissimo bracciale biancorossoverde). E’ anche vero che la demolizione del concetto di Patria il tricolore ecc. ecc. ha origine lontana e probabilmente deriva dalla sinistra. Nonostante l’espressione sia stata introdotta da Giuseppe Mazzini, che noi liberi pensatori amiamo. Incredibilmente nelle celebrazioni per il 25 aprile, si omaggiano vessilli di partiti, meno dell’Italia. Oltre allo scandalo di non ricordare mai gli alleati che pure morirono per trarci dal fascismo (313.000 contro 35.000 partigiani), ma è un altro discorso anche se non posso fare a meno di ricordarlo. Stando così le cose, cioè essendo un Paese che si vergogna della propria storia e che poco la conosce,  è inutile scandalizzarsi delle continue scorribande del papa e della prepotenza delle Chiesa che, grazie al criminoso articolo 7 della Costituzione  http://www.uaar.it/uaar/documenti/137.html , gode di tutti i privilegi che la condizione comporta senza corrispondere nulla in cambio. Del resto  quasi tutti assistiamo silenziosi ad una politica che studia complicità per fruttuosi scenari ma è totalmente priva di visioni.

Clericalata di Cassino

L’Assessorato alla cultura e politiche sociali di Cassino  ha indetto un concorso per le scuole per scegliere un nome femminile per un toponimo. La Commissione giudicante l’8 marzo scorso ha scelto, tra i nomi suggeriti dagli studenti, quello di santa Gianna Beretta Molla. Cassino sarà la prima città d’Italia a dedicarle una strada

Nell’aprile del 1962, pochi giorni dopo aver partorito la sua bambina, moriva Gianna Beretta Molla.

La storia di questa signora merita di essere raccontata. Nata a Magenta (Mi) nel 1922, decima di tredici figli, ha una educazione rigidamente cattolica. Impegnata nell’Azione cattolica durante i duri  anni del fascismo, nel ’49 si laurea in medicina specializzandosi in pediatria. I bravi medici continuano a studiare e a confrontarsi con i colleghi migliorando il loro talento. Per Gianna Beretta invece la professione medica è un’occasione per concretizzare la sua idea di religiosità, perché – questa è la sua convinzione – più che di farmaci e giuste diagnosi i malati hanno bisogno di conforto. Nel 1954 Gianna Beretta incontra l’ingegnere Pietro Molla e nel settembre del 1955 lo sposa. Da quel momento arriva una miriade di figli fino a che, nell’agosto del 1961 Gianna Beretta, come al solito incinta, scopre di avere un grosso fibroma all’utero. Le viene consigliato un tempestivo intervento chirurgico per asportare il fibroma e l’utero il che, purtroppo, comporta anche l’interruzione della gravidanza. Gianna sceglie invece di farsi asportare solamente il fibroma per salvare il feto. E’ un medico e sa che questa è una scelta che le costerà la vita. Nonostante debolissima per la rapida avanzata del cancro non rimosso chirurgicamente né curato per non danneggiare il feto, riesce a vedere la neonata, Gianna Emanuela, e dopo qualche giorno muore ad appena 39 anni. Una storia tristissima, soprattutto per quei bambini che non hanno più potuto abbracciare la mamma e per la piccolina che non ha mai avuto il calore di una sua carezza. Chissà se Gianna avrà pensato all’enorme dolore che ha provocato a quelli che l’amavano la rinuncia di curarsi. Lo avrà fatto per amore del nascituro che ha voluto far venire al mondo rinunciando alla sua vita, o perché non si è sentita, lei medico, di affrontare un lungo e doloroso percorso di cure dall’esito incerto?  Domande a cui nessuno può dare risposte nette,  ma che interrogano.. 

Evidentemente non tutti, considerato che il 16 maggio 2004 Gran Premio II (non ancora santo ma già in pool)ha proclamato Gianna Beretta Molla santa, definendola “significativa messaggera divina”.  Oggi viene indicata come esempio di amore materno e il Movimento per la vita (che nei reparti di ostetricia degli ospedali pubblici con i loro atteggiamenti intolleranti mettono in difficoltà le donne che vorrebbero abortire serenamente come previsto dalla (imperfetta) legge 194) l’ha nominata sua protettrice.

Ciò che la Chiesa cattolica fa con i santi è solo affare suo, del resto molti discutibili personaggi sono stati canonizzati, ma che indichi alla devozione una figura che ha fatto una scelta privata così problematica, la dice lunga sul concetto che ha delle donne.

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Schiavi del papa pop

Se domani venisse una spedizione di marziani per esempio… i marziani, no?, quelli col naso lungo e le orecchie grandi, come li dipingono i bambini… ecco, se uno di loro dicesse. “ma io voglio il battesimo!”  (i sacramenti spiegati ai testoni da papa Francesco)

A Roma per le canonizzazioni dei due papi erano state predisposte zone rosse, soppressioni di linee di autobus, file di cessi chimici puzzolenti ovunque… che hanno segregato i romani a casa, mentre sabato scorso per l’incontro papa scuole i romani meno avvertiti si sono azzardati per le strade ed è stato il caos. Sarebbe opportuno pretendere che il sindaco metta dei paletti a queste adunate non necessarie che sconvolgono la vita della città, penalizzano il turismo che dovrebbe rappresentare il carburante dell’economia, costano a tutto il Paese e in particolare ai romani che, come è noto , pagano le addizionali sull’irpef più alte.  Invece si critica il sindaco (pur modesto) che dovrebbe camminare sulle acque o moltiplicare i pani e i pesci per consentire al papa di fare le adunate che vuole ma senza disagi per i residenti.

I giornalisti, segnatamente quelli della rai che, per inciso, sarebbe il servizio pubblico finanziato anche con il canone che anch’ io pago, si sono assunti l’onere dell’evangelizzazione degli ascoltatori/lettori. Tra l’altro la fanno pure male: un prono Corsera non arriverà mai alla limpidezza dell’Avvenire, una ieratica giornalista rainews non raggiungerà mai i livelli di tv2000.

Non solo, è tornata la questione – in realtà un po’ in sonno ultimamente – alta e forte della religione come identità italiana. Chi non è cattolico (cosa consentita in questo Paese dove dall’84 si è preso formalmente atto che non è più la religione di Stato), automaticamente rifiuta l’identità italiana, così mettendo in pericolo la sicurezza nazionale  Così stando le cose, se uno scolaro o uno studente decidesse di non frequentare l’ora facoltativa di religione a scuola, domani potrebbe essere un pessimo cittadino, magari attenzionato. Eppure nei curricula la religione, come la salute, è un tema sensibile, buono al più per animare una cena molto stanca tra amici. Insopportabili soprattutto questi vecchi ex direttori di quotidiani che vanitosamente parlano col papa, li costringerei a vivere a santa Marta invece di andare la sera a sentire sir Pappano all’Auditorium.  La gara per propagandare stili di vita che mai sceglierebbero per sé e i loro amici.

http://www.santacecilia.it/chi_siamo/orchestra_e_coro/direttore.html

http://www.italialaica.it/news/editoriali/51104

http://www.culturaperlapartecipazionecivica.it/chiesa.php

http://www.uaar.it/news/2014/05/13/giannini-bergoglio-gioco-sponda-scuola/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=giannini-bergoglio-gioco-sponda-scuola

miracoli dei papi pop

italialaica.it

Le scuole non saranno solo quelle cattoliche. L’invito è arrivato a tutte le scuole, almeno a Roma.  La formula è quella di una partecipazione “libera”. Ci sarà anche la ministra a coronare il suo sogno.  L’invito è indirizzato agli USR e di lì è giunto ai DS, i quali lo rivolgono con Circ. scolastica al personale e alle famiglie degli alunni:

“Le SSLL sono invitate a prendere visione della nota di cui in oggetto”. La nota in oggetto comunica che ” sabato 10 maggio a Roma, in PIAZZA SAN PIETRO , PAPA FRANCESCO INCONTRERA’ IL MONDO DELLA SCUOLA ITALIANA per sostenere genitori, insegnanti e studenti nell’impegno che ognuno a vario titolo conduce quotidianamente nella scuola. E’ un impegno  che non ha precedenti nella storia della Chiesa e della scuola italiana.  La partecipazione è aperta a tutti e non è previsto nessun biglietto per l’accesso in Piazza San Pietro.Tutte le informazioni per la modalità di partecipazione sono reperibili sul sito www.lachiesaperlascuola.it  “.

E’ evidente che una simile comunicazione rende lecita anzi normale ( e auspicabile) l’assenza dalle lezioni nelle scuole in cui il sabato prosegue l’attività didattica settimanale.  L’ evento è un evento tra sacro-culturale-mondano.  Non si configura né come attività religiosa, né come attività parascolastica ( per la quale occorrerebbe una delibera del Consiglio d’Istituto). La scuola fa soltanto da tramite, ma si ritira evidentemente da ogni responsabilità di quanto potrebbe accadere durante l’orario scolastico ai propri alunni/e.

Le famiglie e gli insegnanti sono invitati a prendere visione, poi facciano come credono…

La scuola, come un bar qualsiasi in cui si appende una locandina per i passanti. E’ vero, si tratta di una novità assoluta. La fine delle discussioni tra laici e cattolici integralisti sulle “cerimonie religiose in orario scolastico”….

La Chiesa cattolica forte del suo attuale carisma convoca la scuola pubblica in orario scolastico, nella più assoluta informalità. Antonia Sani

– See more at: http://www.italialaica.it/gocce/51069#sthash.TCMK1rHu.dpuf

Lavarsi le mani

L’inetto Viminale

http://www.huffingtonpost.it/andrea-purgatori/-vuoto-potere–viminale-applausi-sap_b_5247461.html?utm_hp_ref=italy

SAVE LIVES: Clean Your Hands – WHO’s global annual campaign

5 May 2014

Are you ready to prevent the spread of antimicrobial resistant germs?

For 5 May 2014, WHO asks you to join us in highlighting the role of hand hygiene in combatting antimicrobial resistance (AMR).

No action today; no cure tomorrow – make sure the WHO 5 Moments are part of protecting your patients from resistant germs.

A paradigm shift has occurred in our world that cannot be reversed – multidrug resistant pathogens are here to stay – make sure you manage these through infection prevention action. The WHO call to action in support of 5 May 2014 will be launched shortly; you will soon be able to find out how you can be involved in this year’s theme of AMR and hand hygiene.

http://www.who.int/gpsc/5may/e