Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: luglio, 2013

The rather dangerous mister Luttazzi

Pornografi – o meglio pornologi – non sono coloro che, in nome del sacrosanto diritto all’edonismo, procurano piacere a se stessi e a quanti più gli riesce, ma coloro che, nel cesso di un ristorante, non si degnano di alzare la ciambella di legno prima di pisciare, e la lasciano regolarmente costellata di schizzi (da L’erotismo di Oberdan Baciro, Lelio Luttazzi)

Lelio Luttazzi (Trieste 1923 – 2010) è stato un musicista e presentatore televisivo di programmi di successo come Studio Uno. Nel 1970 venne arrestato con Walter Chiari, con l’accusa (poi rivelatasi infondata) di detenzione e spaccio di droga. Rimase in carcere 27 giorni. Prosciolto si allontanò dalle scene.
Lelio Luttazzi ha mostrato i suoi talenti anche scegliendo di condividere la vita con Rossana che, dopo la sua morte ne ricorda il nome ad amici ed estimatori intitolandogli una fondazione (www.fondazionelelioluttazzi.it) per promuovere giovani talenti del jazz. Mettendo ordine tra le sue cose Rossana ha ritrovato un film che ha provveduto a restaurare e un interessante manoscritto.
Il film, L’illazione, racconta la vicenda giudiziaria del garbato showman, accusato nel 1970 di essere uno spacciatore di droga, errore che lo portò in prigione per 27 giorni ma che determinò negativamente la sua carriera oltre che la sua vita. Il film, girato nel ’72, racconta le vicende di un gruppo di persone tra cui un giudice, che, attraverso conversazioni informali, imbastisce un processo kafkiano contro un medico che da vittima di lettere anonime si ritrova ben presto sul banco degli indiziati. L’attore Luttazzi che nel film interpreta il medico, si rivolge al giudice accusandolo di costringere le persone a vivere in un dubbio perenne, sentendosi rispondere dal giudice che la giustizia energica e severa serve al popolo che deve essere tutelato. Il caso Luttazzi nacque da una intercettazione telefonica, ovviamente mal trascritta e peggio interpretata, che diede il via ad uno dei tanti errori che costellano il nostro obsoleto sistema giudiziario. (quanto è cretino non criticare la giustizia perchè si teme di difendere Berlusconi, e quanto è sciocco osteggiare i referendum radicali sulla giustizia perché li ha firmati qualche membro della setta silviesca..http://notizie.radicali.it/articolo/2013-07-12/editoriale/dodici-quesiti-un-referendum-radicale) Su questo tema Luttazzi scrisse anche il libro Operazione Montecristo da cui Alberto Sordi trasse Detenuto in attesa di giudizio.
Verso la fine degli anni ’70 scrive L’erotismo di Oberdan Baciro, che piacque molto anche a Mario Soldati che lo incoraggiò a pubblicarlo. Ma Luttazzi, scoraggiato e depresso per essere stato vittima di malagiustizia, preferì tenerlo nel cassetto temendo di esporsi alla attenzione morbosa di quanti, nonostante l’infondatezza dell’accusa, preferivano imprigionarlo in quello schema. Il libro (Einaudi, pagine 163, 17 €) racconta il suo pensiero libertario e libertino, insofferente ai divieti del moralismo. E’ la storia di Oberdan dai 4 ai 18 anni, che ha una madre che lo reprime dispoticamente bloccandogli le naturali pulsioni erotiche. I fatti si svolgono negli anni ’30 e il piccolo Oberdan è impegnato contro “il rigorismo clericofascista” dei genitori che reprimono gli istinti e le curiosità dei bambini. Nel racconto onanistico del protagonista anche l’insofferenza per il fascismo “marinare le stramaledette adunate in divisa da avanguardista”, la passione per i proibiti Ellington e Armstrong, ascoltati “come carbonari risorgimentali”.
Vedendo il film  e leggendo questo divertente libro su “un figlio unico di madre vedova solitario frustrato e pipparolo” , emerge un Luttazzi antifascista (vero) , libertario, borghese, nemico dei luoghi comuni, ironico.  Tiziana Ficacci

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Elogio del caldo (reloaded)

 

Pare assurdo eppure è esattamente vero, che, tutto il reale essendo un nulla, non v’è altro di sostanza al mondo che l’illusione (G. Leopardi nello Zibaldone)

Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla (E. Flaiano)

L’illusione è uno scherzo, un errore dei sensi, un inganno della mente, una speranza vana. Inutile illudersi. Eppure… l’estate è così. Il caldo  ogni anno fa credere  che le cose cambieranno. Invece i giorni sono sempre uguali: qualcuno che sbrocca, gli autobus che diventano rari e rarissimi quelli con l’aria condizionata, i cassonetti dei rifiuti traboccanti, il giornale che costa uguale ma ha venti pagine di meno, l’asfalto spaccato che s’apre di più, le cicale odiose… e le zanzare, la fretta di partire e la fretta di tornare, qualcuno che sempre ristruttura la casa nel palazzo.  Inutile illudersi! Eppure quale chimera più dolce?  Nutrirsi di frutta e di yogurt, passarsi il cocomero nell’incavo del braccio, perdere definitivamente le tracce della sorella,  uscire con persone che manco morta avresti visto in primavera, Rachele Mimun e le sue figlie con gli abiti di tulle,  sentire per l’ennesima volta ahimè ormai solo nella mia memoria i racconti dell’infanzia di Gianni a Tripoli dove si bagnavano le tende di lino, andare al balletto, accumulare pile di libri che leggerai, mettere in ordine dvd che vedrai, meditare di tagliarsi i capelli e non colorarli più… l’estate è bellissima nonostante la mia pelle color del confetto patisca il sole. E’ “la favola bella che ieri ti illuse, che oggi mi illude”. Ma nell’illusione si nasconde ludere, cioè scherzare. E senza lo scherzo delle illusioni potremmo morire di noia.  

Fogarole, foto Gabriella Cabrini