Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: aprile, 2014

Va’ pensiero

Vi prometto mari calmi, brezze favorevoli. E una vela così rapida da farvi raggiungere al più presto, per quanto lontana, la flotta reale (Prospero, La Tempesta, Shakespeare)

http://www.va-pensiero.org/

http://nonleggerlo.blogspot.it/

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Renzi e i singles

Francamente trovo piuttosto seccanti quelli col dito alzato su Renzi. Non perché sua supporter, ma perché l’uomo arriva dopo una serie di personalità – personaggi meglio – che non ne hanno indovinata una e non lo ammettono. Mi è piaciuto come Renzi ha risolto il dilemma che è stato di tutti i segretari che lo hanno preceduto sull’entrata nel Pse per l’opposizione di alcuni: ha semplicemente detto entriamo vorrà dire che Fioroni se ne farà una ragione. E non c’è stato il terremoto. (e io con più tranquillità voterò Pd alle europee).

Anche se non rientro nella categoria mi va benissimo che chi percepisce un reddito tra gli 8 e i 26mila €  avrà in busta questi famosi 80 € . Però mi è seccato che abbia  voluto sottolineare che nelle tasche di un single sono diverse che nelle tasche di una coppia con figli. E’ equo che “Matteo” conosca che le famiglie di singoli non sono necessariamente di strafighi/e che abitano in case arredate con oggetti di design che lavorano nelle riviste di moda che comprano le borse di Prada che la sera escono per l’aperitivo che tirano tardi e la mattina vanno al lavoro col tacco 12 e il tubino blu. Quella è la fiction italiana prodotta dalla rai. Ahimè, ci sono i singoli che non hanno reddito (295mila), i genitori separati privi di reddito (184mila). Poi ci sono i vedovi, spesso oltre che con scarse entrate fragilissimi per la loro perdita, e i pensionati che non sempre sono d’oro. Sarebbe ora di smetterla con la sacra famiglia di Nazareth. Per il futuro, in attesa di 80 € anche per le altre categorie, si guardi al reddito invece che solo allo stato civile. Più giusto. tf

 

http://lezpop.it/maria-elena-boschi-parita-di-diritti-tra-etero-e-gay-ma-adozioni/

http://www.huffingtonpost.it/alessio-postiglione/antonio-razzi_b_5206391.html?utm_hp_ref=italy

http://www.ilpost.it/2014/04/23/capital-in-the-twenty-first-century-thomas-piketty/

bell’esempio da dare ai giovani!

http://www.brogi.info/2014/04/papa-santo-dubito.html

http://www.italialaica.it/news/50924

 

Cannonizzazioni

25 aprile, il giorno più importante del secolo scorso….

https://liberelaiche.wordpress.com/2013/04/

Quanto ci costa la canonizzazione dei papi

http://www.giornalettismo.com/archives/1466843/quanto-ci-costa-la-canonizzazione-dei-papi/

In una democrazia – in un paese normale – ogni cittadino deve essere libero di manifestare la sua fede religiosa qualunque sia. Beninteso, anche di dichiarare che non ne ha, come nei fatti la maggioranza della popolazione mondiale. La libertà di scelta è questione che riguarda i diritti della persona, inviolabili almeno nell’ Occidente. Questo vale anche per chi ricopre cariche istituzionali, ma, quando un rappresentante dello Stato –  presidente del Consiglio ministro sindaco –  mostra una particolare enfasi su una fede, addirittura una predominanza su altre, muore l’equidistanza laica dello Stato. E’ quello che succede in Italia, a Roma segnatamente, incolpevole arena delle consacrazioni di ben due papi.* Un evento religioso sicuramente importante per una parte dei cattolici ma che, complici i media, ci sta riconducendo alle atmosfere dell’anno Mille.  L’informazione (tutta) e i partiti (tutti) si muovono come se la religione cattolica fosse di Stato, valutano il papa – il furbo gesuita travestito da buon francescano –  l’uomo migliore che si sia mai visto sulla Terra  (alla faccia dei due predecessori che diventano santi). Provocatorio nei confronti di chi ha altre fedi e di chi non ne ha nessuna dare per dato che i miracoli siano fatti veri. E’ evidente che ai rappresentanti delle istituzioni e agli ipocriti giornalisti, poco frega del cattolicesimo che, al netto di qualche superstizione sopravvissuta all’infanzia, mai si sognerebbero di dare credito ai miracoli o al dogma della trinità. Il problema è delle persone più semplici , quelle che hanno poco e si accontentano di poco, quelle che guardano la vita in diretta, programma di punta della rai del  pomeriggio, dove anche il cancro guarisce con la preghiera devota a qualche santo. La religione cattolica piace alla politica italiana perché insegna la sottomissione: chi avesse ascoltato gli interventi della via crucis (ovviamente sul servizio pubblico rai) per un momento si sarà sentto in colpa se aveva i valori del colesterolo normali. E’ la malattia, il peso della povertà, l’esclusione sociale il pomo d’oro che offre Gesù. E’ così, tra la rassegnazione e l’eventuale perdono che l’italiano piagnucola ma non alza mai la testa. tf

*Habemus Sanctum… anzi due ! Saliranno presto alla gloria degli altari Karol Wojtyla e Angelo Giuseppe Roncalli meglio conosciuti come Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, papi di Santa  Romana Chiesa. E’ stato completato l’iter burocratico molto complesso per l’accertamento dei requisiti necessari al conferimento dell’aureola, il segno iconografico di color oro a forma circolare che, posto sopra o dietro la testa di un particolare personaggio, ne certifica l’avvenuta santificazione. La sua immagine potrà quindi essere posta con tutti gli onori sugli altari delle chiese, alcune della quali potranno anche portarne il venerato nome, nonché sui “santini” che da sempre costituiscono una cospicua fonte di propaganda, prestigio e reddito per chi li edita e li commercializza. Tutto questo grazie al fatto che per entrambi i personaggi che presto saranno santi a denominazione di origine certificata e garantita sono stati accertati due miracoli senza alcun dubbio a loro attribuibili. Ma non sono stati loro a compiere realmente il miracolo, essi hanno solo compiuto una intercessione presso l’immaginaria entità soprannaturale dai diversi nomi (Dio, Cristo, Gesù, Spirito Santo, Santissima Trinità) con cui viene conosciuta in forma singola o associata. E’ solo questa misteriosa entità, dicono gli esperti, l’unica in grado di compiere il miracolo. Non sappiamo bene come il fenomeno avvenga (né come mai ne possano beneficiare solo qua e là alcuni poveri diavoli ma non tutti quelli che pregano con identico fervore gli intercessori santificandi o già santificati), ma autorevoli esponenti del mondo scientifico ed ecclesiastico giurano, scrivono e sottoscrivono che il miracolo è stato compiuto. E tanto basta ad alcuni milioni di credenti nel soprannaturale di matrice cristiano-cattolica per continuare a credere nelle fantasiose invenzioni delle loro particolare versione della Menzogna Globale. Giulio Cesare Vallocchia 

http://www.italialaica.it/news/articoli/50883

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-04-23/2014042327316470.pdf

http://www.corriere.it/spettacoli/14_aprile_22/papa-francesco-avvicina-sacro-2bd5b368-c9de-11e3-8cc9-41ed99739e20.shtml

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-04-23/2014042327319859.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-04-23/2014042327317244.pdf

L’ambigua filantropia di sant’Egidio

 

Andrea giovedì, 17 aprile 2014

chiedilo a Riccardi

Quando avremo il piacere di leggere un bell’editoriale sulla carità secondo Sant’Egidio?
O anche una bella intervista a Riccardi che è anche scrittore del Corriere della Sera?

Il pastore cerca sempre di persuadere il gregge che il loro interesse e il suo coincidono (Stendhal)

La influente comunità sant’Egidio ha disseminato di roulotte molto vecchie strade semiperiferiche di Roma. Sono abitate da persone povere e malate che avrebbero bisogno e diritto ad assistenza specializzata. Come è noto le roulotte non potrebbero essere parcheggiate in strada e tanto meno essere abitate. L’assessorato ai servizi sociali (che c’è) del Campidoglio conosce i fatti ma non interviene così come fanno i presidenti dei municipi delle zone coinvolte, che, fatto salvo il primo municipio e parte del secondo, sono tutti interessati dall’abuso. Nessun quotidiano o tg locali, pure tutti molto attenti a raccontare i disastri romani, a porre enfatico allarmismo sui pochi zingari (che comunque chiamano rom sinti…) segregati in recinti ai margini della città, non solo chiudono gli occhi davanti a sant’Egidio, ma credono che caritatevolmente stanno offrendo un tetto a un disgraziato. In genere i giornalisti impiegati nei grossi giornali, pure quelli che si occupano della cronaca di Roma, conoscono la città da piazza Venezia a piazza del Popolo, e oltre a non vedere le roulotte pensano che chi ci abita davanti è uno sfigato che non vive tra piazza Venezia e piazza del Popolo e è giusto che subisca l’emarginazione degli altri e non rompesse l’anima. Se sommessa si alza una protesta si è accusati di egoismo cosa che, almeno nella metà dei casi, non è. Il degrado che si sviluppa intorno alle roulotte, prive ovviamente di bagni chimici, abbrutisce i miti. Chiedere che sant’Egidio, che ha avuto ministri e ha parlamentari, cerchi soluzioni dignitose per chi abita le roulotte e per chi ci abita davanti, è troppo? Basta un pranzo natalizio offerto a favore di telecamera nella bella chiesa di santa Maria in Trastevere, dove tra i poveri sdentati i parlamentari col moncler mangiano il timballo e le lenticchie per contribuire al degrado della città?  I tanti volontari della comunità – chi ha genitori che abitano a Trastevere conosce bene la loro perseveranza per mettersi a disposizione degli anziani proprietari di casa e in discreta situazione economica – dovrebbero spostare le roulotte nelle aree attrezzate, ammesso che un camping accetti questi mezzi fatiscenti di cui benevoli cristiani si sono disfatti. E’ tutto altro argomento, ma sono favorevole all’occupazione di palazzi vuoti, molti in città, e trovo vergognosi gli sgombri forzati e violenti che coinvolgono perfino i bambini. Per sant’Egidio e per chi ammira questa generosità ambigua, funziona la trita storia del bravo italiano. Mito che si è dissolto da tempo, ma è difficile ammetterlo, perché ciò comporta assumersi la responsabilità di quello che facciamo. Sant’Egidio e i giornalisti e il Campidoglio che dovrebbero denunciare gli abusi, per il momento non lo ammettono. tf

Di seguito alcune lettere sui camper di sant’Egidio

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/09-04-2014/camper-di-santegidio-2494118.html

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/09-04-2014/camper-di-santegidio-2494118.html

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/10-04-2014/i-camper-di-santegidio-2494178.html

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/10-04-2014/proposta-e-richiesta-a-sant-egidio-2494417.html

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/10-04-2014/roulotte-2494615.html

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/11-04-2014/camper-di-santegidio-2494842.html

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/11-04-2014/le-roulottes-di-santegidio-2494868.html

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/12-04-2014/mirella-speri-2495303.html

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/14-04-2014/lingenerosita-di-santegidio-2495695.html

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/15-04-2014/ancora-sui-camper-di-santegidio-2496593.html

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/17-04-2014/ancora-e-ancora-sulle-roulotte-2497174.html

 

Che poi uno dice, via dell’Arcadia con questo nome chissà cosa sarà e poi fa veramente schifo.  C”è la ex Fiera di Roma in disarmo da anni, le case ex popolari basse di fronte (ora ambitissime visto che distano poche fermate di 30 da piazza Venezia),  le roulotte messe da sant’Egidio con il loro corollario di stendini e cacche e pipi vicino ai cassonetti rotti.  Più avanti le piscine non completate per i mondiali di nuoto che sono diventate un buco col mosaico scolorito e pieno di erbe e materassi…  ma è anche così, magica come nella foto.

La seconda foto è della mostra mostra Pasolini  Roma, notizie scorrendo qui

https://liberelaiche.wordpress.com/tizianall-fix-it/

e per non avere solo l’idea di Roma squallida guarda anche 

https://liberelaiche.wordpress.com/solo-a-roma/

via dell'arcadia

via dell’arcadia

Ostracismo

 

In altri tempi qualche voce di protesta si sarebbe fatta sentire. Qualcuno avrebbe considerato un po’ scandaloso l’ostracismo della Brandeis University di Boston ai danni di Ayaan Hirsi Ali. Una laurea honoris causa negata all’ultimo momento per avidità e conformismo. Un atto ostile verso una donna che ha scritto Infedele per raccontare la sua sofferta apostasia. La sua fuga disperata da un’infanzia segnata dalle mutilazioni genitali. Da una società oppressiva in cui la donna è schiacciata nella propria inferiorità, e deve leggere di nascosto, subire in silenzio lo stupro consacrato dai guardiani della fede, sottomettersi senza fiatare ai matrimoni combinati dai padri padroni fanatici. Un atto ostile verso una donna coraggiosa inseguita da una condanna a morte perché ha osato ribellarsi, scappare verso l’Olanda, scrivere la sceneggiatura di Submission il cortometraggio sull’oppressione delle donne islamiche diretto da Theo Van Gogh, il regista olandese ammazzato con coltellate rituali nelle vie di Rotterdam. E poi scappare dall’Olanda per rifugiarsi negli Stati Uniti, da sempre rifugio di libertà, meta delle “masse oppresse e sofisticate”, come recita la poesia incisa sulla Statua della Libertà. Anche se un pugno di professori impauriti di Boston non ne vuole più sapere degli oppressi come Ayaan Hirsi Ali ha cominciato ad ostracizzarli. Nessuno protesta perché la questione dei diritti umani fondamentali, della democrazia, della libertà dei popoli è stata sradicata dall’agenda dei governi, cancellata nell’opinione pubblica internazionale. Le questioni della sicurezza e dell’interscambio economico hanno annullato ogni attenzione verso le vittime di regimi oppressivi. La ferocia di Assad in Siria? Non importa più nessuno, importa la conservazione dello status quo. E Putin che mette in galera chi dissente? Macché, fa paura la sua potenza militare ed economica e gli intellettuali d’Occidente si infatuano per il macho a torso nudo, mica per chi chiede il rispetto dei diritti civili a Kiev. E la Cina che si è mangiata il Tibet distruggendo monasteri e luoghi di culto? Meglio non parlarne e sperare che i governanti più recalcitranti al realismo politico non si mettano in testa di accogliere amichevolmente il Dalai Lama. Bisogna stare attenti: perché nella neo-lingua internazionale che ancora insiste con quei ferrivecchi che si chiamano democrazia, libertà, diritti umani è considerato un fomentatore di disordine, un idealista che pretende di intralciare i dittatori che fanno e hanno fatto buon uso della polizia politica, dell’uso sistematico della tortura, della soppressione brutale dei dissidenti. Ayaan Hirsi Ali cacciata dall’Università di Boston? Per carità, silenzio. I diritti umani valgono solo per noi, gli altri si arrangino. Pierluigi Battista, http://www.corriere.it

ROTI – New Sculpture at The Independence Square in Kiev

http://www.huffingtonpost.it/2014/04/14/salut-salon_n_5147610.html?utm_hp_ref=italy

I fanatici

Dicono che gli opposti si attraggono, ma non dicono mai per quanto tempo (Carrie, Sex and the city)

Affermando di farlo in nome della laicità, la signora Le Pen ha stabilito che le città francesi guidate da sindaci lepenisti, come primo atto vieteranno nelle mense scolastiche la possibilità di scegliere un formaggio al posto di una salsiccia. Come noto la carne di maiale non fa parte della dieta di musulmani (che sono tanti) ed ebrei (che sono pochissimi) e questi divieti, così come l’ostilità nei confronti di queste due denominazioni religiose e/o altri convincimenti, niente hanno di laico. I fanatici – e a questa categoria sembrano appartenere i nuovi sindaci francesi – ignorano probabilmente che la libertà delle persone sta anche nello scegliersi un cibo e, volendo, avere tutte le convinzioni religiose ritenute opportune. A scuola è essenziale che tutti gli studenti siano uguali, che non perdano ore preziose di studio per frequentare, come avviene in Italia, l’ora cattolica facoltativa ma finanziata da tutti noi, ma nel momento intimo e privato (anche se consumato con altri) della colazione non si capisce il senso di un divieto di scelta. Che peraltro può riguardare i molti vegetariani (in questo blog l’amica Anna cura una paginetta di ricette dove anche il candido latte è un criminale!)  vegani e allergici. Questi zelanti fanatici che vietano questo e quello e che decidono per questo e per quello, fanno pensare tanto al clericale che “disputa , insiste condanna, minaccia… per lui c’è solo la certezza che, se non accettate i suoi dogmi, siete un’anima perduta”*. I laici, quelli veri, non hanno complessi di inferiorità nei confronti delle religioni e non temono chi ne ha una. Consapevoli che il principio di laicità ha una completa interezza e indiscutibilità che consente a ognuno di esprimersi. negli spazi deputati. E la tavola è uno.

*… essendo sicuro che la sua anima si salverà, si occupa di salvare le anime degli altri, presuntuoso, arrogante, invadente. Gaetano Salvemini, prefazione a Il programma scolastico dei clericali, 1951 

  

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-04-09/2014040927213504.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-04-09/2014040927211259.pdf

http://forum.corriere.it/televisioni/09-04-2014/e-floris-ride-ride-2493799.html

  

Il Tevere fotografato da Miriam

Il Tevere fotografato da Miriam

Desidero ringraziare gli amici che hanno voluto ricordare con me il terzo doloroso anniversario della morte di Gianni, anche solo inviando un biglietto. Io non credevo che la morte fosse così, non credevo che la perdita di una persona amica amata si trasformasse in un lutto perenne da cui, forse, non voglio neanche uscire. In particolare grazie ad Hamos per aver organizzato un bellissimo pranzo con i tanti amici di Gianni.   Lo ringrazio per non avermi mai fatto dire che sono sola. Perché è stato ed è la famiglia sognata.                                    

Ma quando si correggerà l’Europa?

Ahi giorno sovra gli altri infame e tristo,

Quando vessil di servitù la Croce

E campion di tiranni apparve Cristo!

(Giosuè Carducci, “Voci di preti” in Juvenilia)

Nel 2011 l’Ungheria mentre era alla presidenza del semestre europeo approvò la nuova Costituzione con 262 voti a favore e 44 contrari. Il Paese, o meglio la nazione, basa la sua identità su una tradizione cristiana che individua nella famiglia il presupposto  della sua unità e civiltà. Secondo Viktor Orban la nuova Costituzione è il compimento del processo di democratizzazione avviato con la fine del comunismo. Infatti, fino a questa nuova stesura, la Carta in vigore era quella del 1949 opportunamente modificata nel 1989. Continuo il riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo attimo del concepimento. L’incipit della Costituzione è “O Signore, benedetta sia la nazione ungherese”, e subito dopo viene omaggiata “la corona di re Stefano che da più di mille anni rappresenta la Nazione ungherese”. Stefano è stato il primo re magiaro che sconfisse un pretendente non cristiano imponendo con la forza il cristianesimo in un paese che era un mosaico di etnie e religioni. Per questi motivi la Costituzione nel suo preambolo conferma l’indissolubilità del legame al cristianesimo. E ancora, il Paese si basa sulla famiglia e non esistono spazi “per stili di vita alternativi”. Era immaginabile che con la fine del nazifascismo, con l’uscita dei paesi dell’est dall’influenza sovietica e con l’allargamento dell’Europa si potesse costruire un continente diverso, con una visione repubblicana che non facesse distinzione fra le origini e le culture dei suoi cittadini, invece oggi sembra che a questo schema si è sostituita una idea antica e pericolosa fondata sul diritto del sangue e sull’origine etnica. Forte questa idea anacronistica anche in Italia dove è presente la Lega e Fratelli d’Italia (ai quali dovrebbe essere almeno vietato il nome). tf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-04-07/2014040727196430.pdf

http://www.huffingtonpost.it/2014/04/06/ungheria-vince-il-populismo-di-viktor-orban_n_5101184.html?utm_hp_ref=italy

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-04-07/2014040727196378.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-04-07/2014040727199067.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-04-07/2014040727195604.pdf

80 euro

Me ciami Brambilla e fu l’uperari/lauri la ghisa per pochi denari/e non ho in tasca mai/la lira per poter uscire con lei/Mi piace il lavoro ma non sono contento/non è per i soldi che io mi lamento/ma questa gioventù/ci avrei giurato che mi avrebbe dato di più/

Tristo chi se presenta a li cristiani/scarzo e cencioso. Inzino pe’ le scale/lo vanno a mozzicà puro li cani (G.G.Belli, Er merito)

Dice Grillo che 80 euro servono appena per prendersi una pizza. Certamente questa piccola cifra che – sembra – da maggio integrerà gli stipendi inferiori a 1.200 € non risolverà gli enormi problemi che vive una fetta crescente del Paese. Ma non è una forma di disprezzo parlare di pizza? Grillo, esattamente come la maggioranza della partitocrazia bolsa e privilegiata che si irrita per questa promessa e che spera intimamente che non si realizzi, ignora che esistono i poveri. Che spesso sono quelli che lavorano e non possono avere mai niente di bello per sé, né speranze per i loro figli. I poveri non hanno nessuna visibilità grazie a media di regime che li ignorano. Le due cascanti categorie, giornalisti e partitocrati, che hanno distrutto la politica e l’informazione e che si danno del tu nei talk show a tesi condotti da giornalisti strapagati, quando mai vengono in contatto con le persone? I giornalisti ci tengono ad utilizzare le parole giuste per definire il povero, il disoccupato, lo sporco (no, così no che si offende), il barbone… ma non sanno chi sono queste persone. Chi mangia brioche in tempo di guerra è in grado di dare risposte per il domani? Che senso ha il sindacato quando un lavoratore per sostenere le proprie ragioni si ferisce in diretta tv, si umilia sui tetti o si accampa nelle tende? Ci dimentichiamo che esistono i poveri nello stesso modo in cui ci dimentichiamo che ci scorre il sangue nelle vene. tf

via ostiense 181

via ostiense 181

www.griottes.fr

http://cianciullo.blogautore.repubblica.it/2014/04/03/400-mila-posti-di-lavoro/

http://keynesblog.com/2014/04/04/la-politica-monetaria-della-bce-una-sola-misura-non-va-bene-per-nessuno/

http://lezpop.it/la-meravigliosa-risposta-dellazienda-americana-contro-gli-omofobi-video/

http://www.uaar.it/news/2014/04/06/grande-racconto-evoluzione-umana-intervista-giorgio-manzi/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=grande-racconto-evoluzione-umana-intervista-giorgio-manzi

Sindaco a Tel Aviv

Le pietre scure ricordano il primo ministro Yitzhak Rabin nell’angolo a nord-est della piazza dov’è stato assassinato e che oggi porta il suo nome. Come un monumento è conservato anche il pezzo di muro  su cui vent’anni fa i ragazzi delle candele hanno rappresentato il dolore con i graffiti. Sono cresciuti, invecchiati, magari lasciato la metropoli  per sistemarsi con i figli in case meno costose, non hanno smesso di tornare in questo quadrilatero “perché – dice il sindaco Ron Huldai dall’ufficio del dodicesimo piano che guarda sulla piazza e molto più in là – è il centro del Paese e tutto comincia qui”. Le proteste e le mode, l’agitazione creativa delle start-up e la collera collettiva contro i super ricchi , i nuovi modelli per l’edilizia popolare e gli asili come rifugio per gli immigrati clandestini. Tel Aviv è più vecchia dello Stato d’Israele ma resta la bambina che fa dell’indisciplina la sua forza e il suo fascino. Poche settimane fa il consiglio comunale ha votato una norma che permette l’apertura dei negozi di alimentari al sabato. “Lo shabbat è il nostro giorno di riposo, dal lavoro e dal commercio. Devo però pensare alla maggioranza ei miei cittadini , vivono in piccoli appartamenti con mini cucine. E’ giusto che possano scendere e comprarsi da mangiare a qualsiasi ora. Anche se ai rabbini non piace la decisione”. A gennaio è stato inaugurato il primo memoriale in Israele dedicato alle vittime omosessuali della Shoah, un triangolo rosa sotto gli eucalipti del parco Meir. “Questa città ha la capacità di aprire porte che prima restavano chiuse, quello che viene provato qui pian piano viene assimilato nel resto del Paese”.

Ron Huldai è stato rieletto cinque mesi fa. Per la quarta volta: nel 1998 la prima, a fine mandato avrà accumulato vent’anni alla guida di quella che vuole trasformare in una Berlino o Brooklyn sul Mediterraneo. Anche se guida non è la parola che sceglie: “Il mio compito è identificare un fenomeno e facilitarne lo sviluppo. Yossi Vardi, uno degli investitori più noti del Paese, mi ha chiesto quali progetti avessi per alimentare l’espansione hi-tech della città. Gli ho risposto: creerò un ecosistema in cui questi imprenditori ventenni possano prosperare: Sono giovani, sono single, vogliono divertirsi la notte e hanno bisogno di uno spazio dove incontrarsi e scambiarsi le idee. Abbiamo allestito un centro con scrivanie, wi-fi gratuito, vanno lì e lavorano insieme”. Nato nel 1944, pilota dell’aviazione, ha combattuto nella guerra deii Sei Gorni del 1967 e in quella dello Yom Kippur sei anni dopo. E’ cresciuto nel kibbutz fondato dai genitori  assieme ad altri pionieri polacchi e considera Tel Aviv il compimento della visione di Theodor Herzl, la realizzazione dle sogno sionista di suo padre e sua madre. “Preciso e ricordo a chi lo sta dimenticando: Herzl progettava uno Stato degli ebrei , non uno Stato ebraico, significa una nazione dove gli ebrei sono maggioranza e non dove il 10 % della popolazione controlla il 90”. Huldai  critica Netanyahu e la pretesa che i palestinesi riconoscano Israele come Stato ebraico , sulla questione dei negoziati non risparmia la sua sinistra. “Quelli che esigono la pace totale sono contro qualsiasi accordo. Dobbiamo separarci, lasciare i territori: la pace non è l’aspetto fondamentale”

Da laburista, educato in un Paese socialista e austero , soffre gli attacchi dei giovani progressisti che nell’ultima campagna elettorale lo hanno rappresentato come il sindaco delle oligarchie che non si preoccupa di chi è stato lasciato indietro. “Le disparità sociali crescenti sono il risultato delel scelte del governo, la legge non mi permette di intervenire sui prezzi degli appartamenti. In questi anni ho cercato di sviluppare una città liberale, pluralista, laica e il più possibile egualitaria. Il comune spende il 6.4% del budget per arte e cultura, il governo solo lo 0,3. Tel Aviv  è stata eletta tre anni fa la città più ospitale per gli omosessuali. Abbiamo rinnovato l’area di Jaffa perché credo nell’uguaglianza per gli arabi della nostra società. Siamo stati i primi a decidere che un solo rabbino capo bastava, senza bisogno di un rappresentante per gli askenaziti e uno per i sefarditi. Abbiamo creato un meccanismo per cercare di integrare i migranti africani che lo Stato vuole tenere fuori: non ci possono essere persone invisibili”.

L’orgoglio per la sua città non lo frena quando gli suggeriscono che questa dovrebbe essere la capitale. “Lo ripeto a ogni nuovo ambasciatore che viene a presentarsi perché le sedi diplomatiche sono qui e non a Gerusalemme. E’ offensivo che un Paese straniero possa voler decidere qual è la mia capitale”. Davide Frattini, www.corriere.it