Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: marzo, 2017

Vivian Maier

Vivian Dorothea Maier nasce il 1 febbraio 1926 a NY, figlia di una francese e di un austriaco. Vive l’infanzia a Parigi con la madre e una amica fotografa. Nel 1938 Vivian torna a New York dove inizierà la sua vita di governante e bambinaia. nel 1956 si trasferisce a Chicago. Muore in ristrettezze economiche il 21 aprile 2009.

La vita e l’opera di Maier sono circondate da un alone di mistero  che ha contribuito ad accrescerne il fascino. Tata di mestiere, fotografa per vocazione, non abbandonava mai la sua macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex. E’ il 2007 quando John Maloof, agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio di Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro e da quel momento non smetterà mai di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.

Maier ritraeva le città dove aveva vissuto – New York e Chicago – con uno sguardo curioso, attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni, ma anche dai bambini, dagli anziani, dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e i suoi abitanti in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale.

Le sue foto non sono mai state esposte finché era in vita, la maggior parte dei suoi rullini non sono ancora stati sviluppati.

http://www.corriere.it/foto-gallery/la-lettura/sguardi/15_luglio_13/autoritratti-una-tata-new-york-sfondo-c11e8c7e-296e-11e5-8a16-f989e7f12ffa.shtml

Fino al 18 giugno al Museo di Roma, piazza Sant’Egidio 1/B

http://www.museodiromaintrastevere.it/mostre_ed_eventi/mostre/vivian_maier_una_fotografa_ritrovata

 

Tiziana come Vivian

 

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Con gentilezza.

Il meglio che ci sia, quel meglio lo desidero in te.

Oggi le persone non possono scegliere per conto loro anche se la loro scelta non mette a repentaglio la vita degli altri.  Forse perché ancora è più importante e necessario confermarsi a qualcosa di superiore? A un precetto religioso? A una nebulosa morale collettiva? Fate almeno ‘sta piccola cosa che si chiama testamento biologico, almeno un passetto fatelo, non costringete i nostri parenti e amici a rischiare per troppo amore.

….  Nessuno di noi è preparato alla morte di una persona cara, forse nessun padre nessun  fidanzato nessun amico  ci chiederà adesso è arrivato il momento in cui tu…, ma lo sappiamo che confidano in noi – nell’amore affetto amicizia che per tutta una vita gli abbiamo riservato – lo sappiamo che arriverà quel momento. E non possiamo tirarci indietro, essere egoisti, anche se è difficile lasciare andare via chi amiamo… ecco, vorremmo che non ci venisse proibita almeno la stessa compassione che riserviamo ai cani. E che venisse rispettata la nostra privatezza e quella dei nostri amati. Senza imporre dolori inutili e umiliazioni. Anche chi confida in Dio è consapevole che alcune vite vengono prese troppo presto e altre troppo tardi.

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/07/17/la-morte-meno-ingiusta/

 

Ester che salvò il suo popolo

Meghillat Ester

Purim (sorti) si celebra il 14 di Adar* e  ricorda come il popolo ebraico fu salvato dalla regina Ester.

Durante il regno di Assuero re di Persia il malvagio Amman si indispettì per il comportamento di Mordechai, cugino della regina, che non si inchinava al suo passaggio. Amman istigò il re Assuero a sterminare il popolo ebraico a cui Mordechai apparteneva.  Fu estratto il pur (sorte) e si decretò che per il 13 di Adar quel popolo poco ossequioso sarebbe stato sterminato. La regina Ester, che aveva nascosto al re la sua etnia (Ester in ebraico è occultare, velare) offrì un sontuoso banchetto a suo marito intrattenendolo con arti femminili, cioè bellezza intelligenza garbo eleganza, e persuadendolo a capovolgere le sorti (purim) del suo popolo e condannare il malvagio Amman.

Durante la festa si legge la Meghillat Estèr (il libro di Ester) e si battono i piedi ogni volta che si nomina il cattivo (il dolcetto della festa è un triangolino che simula l’orecchio di Amman) . Ester è per la maggior parte degli ebrei il più conosciuto dei libri biblici, per la storia drammatica semplice ed intensa, per la gioiosità della festa di Purim (è consentito bere fino a che la mano destra non riconosca quel che fa la sinistra), per il travestimento (soprattutto dei bambini), e per la verità della sua morale.  Amman è  il prototipo dei persecutori del popolo ebraico la cui caduta è sempre stata in ogni tempo una speranza e un rifugio per gli ebrei.

Come un rifugio e una certezza è il sapere femminile che appartiene ad ogni donna. Come Ester.

HAG PURIM SAMEACH

*Quest’anno il 12 di marzo

Ester e Assuero, Artemisia Gentileschi

Teresa Gullace

teresa-gullaceTeresa Talotta Gullace,  simbolo della resistenza romana, venne uccisa da un soldato tedesco il 3 marzo 1944 mentre, davanti alla caserma di via Giulio Cesare, cercava di dare del cibo al marito che era stata arrestato durante una retata.

Nata a Cittanova (Calabria) l’8 settembre del 1907, ma trasferitasi presto a Roma, Teresa all’epoca dei fatti era una casalinga 36enne con cinque figli ed incinta del sesto. Suo marito Girolamo venne arrestato il 26 febbraio e portato nella caserma dell’81° distretto per essere inviato ai lavori forzati in Germania. Secondo le testimonianze di Laura Lombardo Radice, Teresa tentò di avvicinarsi al marito intravisto da una finestra e un soldato tedesco la uccise. Lo sdegno dei romani fu immediato e Adele Maria Jemolo, Marcella Lappiccirella, Laura Lombardo Radice improvvisarono una protesta pacifica allestendo una specie di camera ardente in strada, ricoprendo il corpo di Teresa con mazzi di fiori. La protesta fu di tale entità che i tedeschi si videro costretti a liberare Girolamo Gullace.

Teresa divenne una icona della Resistenza, grazie anche al racconto della gappista Carla Capponi presente sulla scena dell’orrendo assassinio.

La sua storia è parte del film Roma città aperta di Roberto Rossellini, Anna Magnani ebbe per il ruolo il Nastro d’Argento.

Teresa Gullace è Medaglia d’Oro al merito civile (assegnata da Giovanni Leone nel 1977), la ricorda la targa in via Giulio Cesare, nel quartiere romano Don Bosco  un liceo ha il suo nome, la sua città le ha dedicato una strada.