Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: settembre, 2014

Della Valle faccia solo l’imprenditore

Ecco il testo del corsivo di Battista sul Corriere della Sera :

L’imprenditore che scende in campo è stato una cruciale figura di successo della Seconda Repubblica. Ora che questa è in agonia, è non è detto che stia sorgendo l’alba della Terza, la tentazione ricorrente dell’imprenditore che si «butta» in politica offre solo la sensazione del déjà vu. E nemmeno, con ogni probabilità, baciata dal successo. 

Si è già visto, con Berlusconi nella stanza dei bottoni, quanto sia stato frustrante immaginare che lo Stato potesse essere gestito come un docile consiglio d’amministrazione. Ma almeno Berlusconi aveva una potenza straordinaria nella costruzione del consenso, un fiuto per la dimensione «popolare» che è uno degli ingredienti indispensabili nelle moderne democrazie elettorali in cui l’immagine e i simboli contano in misura decisiva.

Adesso imprenditori e banchieri affollano la scena con ambizioni di leadership politica. Ma la leadership politica ha una sua grammatica. Il consenso è diverso dalla cooptazione. Il successo imprenditoriale non è necessariamente la patente che crea un leader obbligato a misurarsi nelle campagne elettorali, convincere, sedurre, rappresentare interessi, parlare al cuore e alle teste dei cittadini.

Ma mentre è virtù civica partecipare alla discussione pubblica, criticare, pungolare i pubblici poteri, denunciare ciò che non va, proporre soluzioni, offrire una sponda di elaborazione culturale, giocare un ruolo nell’opinione pubblica, persino assumere responsabilità di governo (di una metropoli, come la Moratti, o di una Regione, come Soru), l’idea «imprenditoriale» di sostituirsi alla politica si è logorata nel tempo.

Luca Cordero di Montezemolo, che pure ha a lungo accarezzato la voglia di «scendere in campo», lo ha capito tempestivamente. Corrado Passera invece no. E di Diego Della Valle i retroscena raccontano, non smentiti, una tentazione politica impellente e appassionata.

Robert Musil ha narrato nell’Uomo senza qualità le velleità politiche del magnate dell’industria Arnheim nella costruzione di una maestosa «Azione Parallela». Finì male: facile profezia.

ECCO  IL MIO APPROFONDIMENTO : le scarpe Tod’s sono le più belle scarpe che io abbia mai indossato, pelle morbida, tacchi ben equilibrati, modelli classici che si possono portare anche dopo anni.  Però costano un pò. Sulle borse stupende  il mio giudizio è da 10 con la *. Ovviamente questi piedi sono miei con mocassini Tod’s

 

 

Entrata nella normalità?

Non si può che gioire apprendendo che anche la Chiesa abbia aderito alla normalità arrestando dopo l’ultimatum delle Nazioni Unite un loro membro macchiatosi del reato. E’ ovvio che molti buoi sono scappati dalla stalla, compreso la santificazione di GPII che quei fatti ben conosceva. Sarebbe opportuno, oltre che equo, che la stampa vaticaliana per una volta mostrasse di avere la schiena dritta, ricordasse che avere ragioe è importante ma anche importante è averla nei tempi giusti, invece di stappare lo spumante in modo acritico. Di seguito un post pubblicato l’8 luglio su questo blog 

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/07/08/con-grave-ritardo/

Con un ritardo non scusabile il papa ha detto di essere profondamente addolorato per uno dei tanti crimini commessi dalla sua Chiesa chiedendo perdono. Conosciamo (tranne la maggior parte dei media, soprattutto la rai “servizio pubblico”) l’analfabetismo di questa istituzione in materia di rigore morale, trasparenza, emersione, verità.  Fino a ieri l’anacronistica teocrazia dimostrava di non aver ben compreso le dimensioni dello scandalo della pedofilia. Ricordiamo la conferenza stampa nella sede dell’Osservatore Romano di appena tre anni fa con l’esclusione della stampa italiana,  dove, per giustificare gli “iniqui attacchi alla Chiesa per le coperture date dalle gerarchie ai preti pedofili”, vennero tirati in ballo spericolati confronti con le persecuzioni degli ebrei, argomenti insidiosi tanto più che sul quel versante la Chiesa cattolica non fu mai innocente.

Serve non dimenticarsi le ambigue dichiarazioni sul rapporto tra omosessualità e pedofilia rilasciate dal pessimo Bertone, Segretario di Stato opportunamente rimosso dal papa in carica oggi (e soprattutto ricordarsi che rai news 24, allora diretta dal coraggioso e rivoluzionario Mineo, evitò di tradurre le incresciose dichiarazioni dell’alto prelato che le espresse in spagnolo durante un viaggio in Cile) . E anche serve non dimenticare che i media vaticaliani, in ottemperanza alle dichiarazioni della Santa Sede, nessun risalto diedero alle denunce del vescovo di Bolzano Karl Golser, che  sulla scia dei colleghi tedeschi e austriaci aprì uno sportello che aveva già raccolto denunce, e che aveva chiarito che la pedofilia non ha rapporto né con l’omosessualità né con il celibato. 

Il papa in carica ha stroncato l’arroganza e la protervia e l’improvvisazione dei suoi predecessori di qualche ora fa? Piano con i peana. Riuscire a dire e fare la cosa giusta anche nei momenti più bui e tragici e dolorosi della vita è una dimostrazione di intelligenza, ma perché questo sia vero bisogna avere un codice di comportamento condiviso al quale i vertici della Chiesa cattolica sono arrivati fuori tempo massimo lasciando troppe scie di sangue sulla strada. Cosa sarebbe la cosa giusta da fare per il papa pop? Affrontare politicamente l’ammissione di una crisi profonda dell’istituzione ecclesiale  e del suo rapporto con la società. Chiedere scusa alle vittime, certamente se lo ritiene invitare il clero e i fedeli alla preghiera e alla penitenza, ma soprattutto non sottrarsi alla giustizia umana che prevede per i pedofili il carcere oltre al risarcimento economico per le vittime. Fino ad oggi la Chiesa cattolica ha sempre salvaguardato la ragione di Stato, forse è arrivato il momento di comprendere che una fede, seppur importante come quella cattolica, non può essere una sorta di società alternativa che legifera in base al diritto canonico. Questo è contro il pensiero occidentale, quello che ci fa rispettare la vita di tutti, bambini e donne comprese.  Sorprende come molti volenterosi pompieri mascherati da politici, giornalisti, intellettuali,  siano pronti a condannare (comprensibilmente) le teocrazie islamiche e chiudano un occhio sulla Chiesa fattasi Stato

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-09-24/2014092428414871.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-09-24/2014092428417564.pdf

Buon Autunno

 

 

(www.ilpost.it)  Con l’equinozio d’autunno – avvenuto alle 4:29 del mattino – è finita l’estate e un anno se ne va, come dicevano quelli.

L’autunno inizia in seguito a un evento astronomico ben preciso, come avviene per le altre stagioni: ogni anno ci sono due equinozi e due solstizi, che si alternano tra loro.

– Autunno e Primavera iniziano nel giorno dell’equinozio, quando cioè la durata del dì e della notte è uguale (poi, certo, ci sono in ballo altre variabili);
– Estate e Inverno, invece, iniziano nel giorno del solstizio, nel quale le ore di luce in un dì sono al loro massimo (estate) o al loro minimo (inverno).

A loro volta, equinozi e solstizi (e durate del dì e della notte) sono determinati dalla posizione della Terra nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole, cioè il movimento che il nostro Pianeta compie girando intorno alla sua stella di riferimento. L’equinozio corrisponde ai momento in cui il Sole si trova all’intersezione del piano dell’equatore celeste (la proiezione dell’equatore sulla sfera celeste) e quello dell’eclittica (il percorso apparente del Sole nel cielo). Al solstizio invece il Sole a mezzogiorno è alla massima o minima altezza rispetto all’orizzonte.

equinozio d'autunno

Lequinozio d’autunno, come quello primaverile e i due solstizi, avvengono in un istante preciso, che è quello in cui astronomicamente inizia la stagione successiva (e quindi non in un giorno completo): quell’istante può variare di anno in anno sull’arco di un paio di giorni a causa della diversa durata dell’anno solare e di quello del calendario (la stessa ragione degli anni bisestili). In Italia, tra il 20 e il 21 marzo la primavera, tra il 20 e il 21 giugno l’estate, tra il 22 e il 23 settembre l’autunno, tra il 21 e il 22 dicembre l’inverno.

PRIMAVERA ESTATE AUTUNNO INVERNO
2014 20 marzo 16:57 21 giugno 10:51 23 settembre 2:29 21 dicembre 23:03
2015 20 marzo 22:45 21 giugno 16:38 23 settembre 08:20 22 dicembre 4:48
(Gli orari sono GMT)

Oltre alle stagioni astronomiche, ci sono anche le stagioni meteorologiche: iniziano in anticipo di una ventina di giorni rispetto a solstizi ed equinozi, e durano sempre tre mesi. Indicano, con maggiore precisione, i periodi in cui si verificano le variazioni climatiche annuali, specialmente alle medie latitudini con climi temperati.

Insomma, buon autunno.

http://www.italialaica.it/news/articoli/52100

Venti Settembre

Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d’oggi, che segna l’entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo (incipit de Il giornalino di Gian Burrasca)

Sarebbe equo che il 20 settembre non scivolasse via come se fosse un giorno qualunque, in ricordo di quel lontano 20 settembre del 1870, quando le cannonate sabaude aprirono la breccia in prossimità di Porta Pia. Quei pochi colpi, come tutti dovrebbero sapere, permisero il trasferimento definitivo della capitale del Regno a Roma. Ricordarlo servirebbe a comprendere che non solo da quel momento cessò l’anacronistica, antistorica e ambigua monarchia del papa-re, ma “fu concessa” finalmente la libertà agli ebrei romani, fino ad allora rinchiusi nel recinto del ghetto per volontà del  pontefice. Successivamente i Savoia non si sono rivelati all’altezza di quel primo coraggioso gesto, ma almeno il 20 settembre 1870, fu inferta una poderosa spallata alle tante muffe che incrostavano la nostra Italia . Il primo colpo di cannone che aprì la breccia venne sparato da una batteria agli ordini di un ufficiale ebreo, l’unico a non doversi preoccupare della minaccia di scomunica papale a chi per primo avesse aperto il fuoco contro le mura di Roma. La tanto desiderata conquista della libertà per i nostri antenati più antichi della città, la fine della barbarie dell’ultimo ghetto dell’Europa Occidentale: che data formidabile! Eppure, solo una generica corona d’alloro, la stracca banda della polizia municipale nemmeno tutti gli anni, nessuna scolaresca, spesso anche la clericaglia in preghiera per gli zuavi pontifici. Scordare rimuovere archiviare. In effetti quella stagione che si aprì con il colpo di cannone e che segnò uno dei periodi più luminosi della storia del nostro Paese ebbe vita breve. Il mortale fascismo stroncò definitivamente le gambe all’idea di una nazione libera moderna laica. La Chiesa cattolica che mal visse la fine del suo regno scese a patti, come ha sempre fatto anche in altre parti del mondo, con il dittatore. E poi, l’oggi, dove quei Patti Lateranensi siglati durante il fascismo nei fatti resistono quasi intatti grazie all’incredibile articolo 7 della Costituzione che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Nel frattempo si trascura colpevolmente l’identità nazionale di cui la Breccia di Porta Pia è un capitolo fondamentale

 

 

 

Il governo italiano guidato da Giovanni Lanza nel momento in cui i bersaglieri entravano nella Roma pontificia il 20 settembre 1870, considerava di riservare al papa la Città Leonina – oggi rione Borgo – che si dispiega sulla riva destra del Tevere e arriva fino a Castel Sant’Angelo.  Le mura erano state fatte erigere da Leone IV come massima protezione della basilica vaticana e al suo interno vivevano circa 15mila persone.  Il generale italiano Raffaele Cadorna aveva l’ordine di consegnare al re Vittorio Emanuele II tutta la città di Roma con l’eccezione della Città Leonina, così come stabilito dalla clausola  voluta dal governo di Firenze (capitale dal 1865 al 1871). E per questo i soldati italiani non oltrepassarono il ponte sant’Angelo.  Ma il giorno dopo, il 21 settembre, il comandante pontificio Hermann Kanzler  recapitò al generale Cadorna un biglietto di Pio IX, chiedendogli di mandare le sue truppe nella Città Leonina per garantire la sicurezza del papa. Infatti nel  quartiere Borgo si erano verificati disordini causati “dallo sdegno popolare contro i gendarmi pontifici” anche se questi preferirono dire che si trattava di agitatori prezzolati.  Cominciò il rimpallo: le autorità italiane avrebbero voluto al più presto lasciare la Città Leonina per dimostrare riguardo nei confronti di Pio IX, la Santa Sede attenta a non accettare “regali” che avrebbero legittimato ciò che consideravano  – e ancora oggi in buona sostanza considerano – una usurpazione di tutto il suo territorio .Il 2 ottobre era previsto il plebiscito e gli ambienti patriottici si prodigarono affinché gli abitanti della Città Leonina non fossero esclusi dal voto.  Del resto nel quartiere era forte il sentimento anticlericale, e, soprattutto, sembrava incomprensibile agli abitanti del rione essere considerati in maniera diversa dai romani che anelavano di ricongiungersi all’Italia lasciandoli sotto il dominio del pontefice. Finalmente il governo di Firenze cedette e fu allestito un seggio anche per i residenti di Borgo.  Il risultato fu di 1546 si e nessun no. In tutta Roma i voti favorevoli furono 40mila, 46 i contrari. Nel Lazio 130mila si e 1500 no. Pio IX dichiarò l’annessione ingiusta e invalida e si dichiarò prigioniero del governo italiano. Il papa venne “liberato”  nel 1929 con la nascita dello Stato vaticano grazie ai Patti Lateranensi. 

https://liberelaiche.wordpress.com/2013/09/15/verso-il-20-settembre/

http://www.italialaica.it/eventi/52122

http://temi.repubblica.it/micromega-online/xx-settembre-e-c%E2%80%99e-sempre-piu-voglia-di-laicita/

http://www.periodicoliberopensiero.it

http://www.uaar.it/news/2014/09/12/petizione-parlamentari-ridimensionate-costi-pubblici-della-chiesa/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=petizione-parlamentari-ridimensionate-costi-pubblici-della-chiesa

Il piccolo Claudio

 

Sometimes when you’re doing simple things around the house. Maybe you’ll think of me and smile. You know I’m tied to you like the buttons on your blouse. Keep me in your heart for awhile (Warren Zevon)

I romani ricorderanno a lungo l’ultima nevicata. L’esagerato sindaco Alemanno con gli scarponcini  la giacca a vento la pala in quel momento indignarono, ma adesso che ce lo siamo tolti dalle scatole – sempre che i volenterosi talk show televisivi non ce lo riciccino come statista –  lo ripensiamo ridendo, anche se con i denti strettissimi.  In quei giorni ovattati c’è stato un episodio terribile. Un marito lasciato dalla moglie, magari turbato dal silenzio, è andato a casa della suocera, una traversa di via della Lungara, dove la moglie era tornata a vivere con il loro bambino. E’ entrato con prepotenza in casa, strappato il bambino dal letto, corso verso il vicino ponte Mazzini da dove ha gettato il bambino nel Tevere. Il corpo è stato ritrovato dopo mesi, molto lontano, trascinato dalle correnti.

A piazza san Cosimato lo spazio giochi dei bambini è stato intitolato a “Claudio, l’angioletto di Trastevere”. A Ponte Mazzini a distanza di anni la gente lascia fiori e giochi. Sarebbe opportuno che il Campidoglio apponesse una piccola targa esplicativa su quel ponte, per ricordare che la famiglia tradizionale non sempre è l’approdo alla terra del latte e del miele. Avrebbe più valore di tanti bla bla sul femminicidio violenza in famiglia stalking… meno scenografico del colosseo illuminato di rosa l’otto marzo, ma utile. Sarebbe un omaggio a tutti i bambini che dovremmo amare. Ci dimentichiamo della grandezza e bellezza  dei bambini nello stesso modo in cui ci dimentichiamo del sangue che ci scorre nelle vene.

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/09-09-2014/la-memoria-del-bambino-claudio-2542070.html potete scrivere anche voi una lettera al Corriere per chiedere la targa al pigro Campidoglio

 

Da vicino niente è normale (il caso Allam)

 

E’ una triste verità il fatto che ogni uomo abbia le sue relazioni (Ch. Dickens)

Sei rimasto in silenzio per la vergogna o per lo stupore? (Boezio)

C’era una volta Magdi Allam che raccontava su la Repubblica la trasformazione dell’islam in fondamentalismo islamico. A molti non piaceva perché pareva che questa sua denuncia fosse un tradimento peloso alle sue origini. Sembrava più bello pensare ad un Cairo fatato, una Tangeri misteriosa, una Tripoli fascinosa e il pungente giornalista un po’ rompeva. Ma Allam non voleva essere l’ennesima Sherazade e si indignava che l’occidente non comprendesse l’avanzata (di pochi) fondamentalisti. Poi venne l’11 settembre, Magdi Allam era considerato un grande giornalista, l’islamico al quale tutti avrebbero dato in sposa la loro figliola. Ad una presentazione di un suo libro i giornalisti Gad Lerner, Michele Santoro e Lucia Annunziata invitati nella Protomoteca del Campidoglio da Walter Veltroni (che non potranno smentire perché quell’incontro lo organizzai io) facevano a chi lo elogiava di più.  Finalmente la consacrazione, vicedirettore vicario del Corriere della Sera, una carriera che ha corso insieme all’avanzata del fondamentalismo islamico. Cominciano le grandi inchiesta sulla poligamia nascosta nel nord est, sui matrimoni forzati delle giovani pachistane, sui burqa imposti alle donne. Nel frattempo Allam divorziò, e con una nuova compagna ebbe un bambino che chiamò David. Proprio mentre diventava papà per la terza volta Allam lanciò un manifesto per denunciare le persecuzioni dei cristiani nei paesi arabi; sterminio che assimilava alle cacce che espunsero completamente e nell’indifferenza del mondo gli ebrei sefarditi da quei paesi, e che lui, egiziano, aveva spesso raccontato in belle pagine. Il successo lo rese ardito e organizzò una manifestazione il 4 luglio 2007 con pochi partecipanti ma con firme di destra (tra cui quella dell’allora capo della Cei Camillo Ruini). Di avvicinamento al cattolicesimo se ne parlava da un pò, fino a che nel giorno di pasqua, in mondovisione, accompagnato dal padrino Maurizio Lupi (in quel periodo vicepresidente della Camera) riceve il battesimo direttamente dal papa (allora B16). Diventa Magdi Cristiano Allam, lascia il Corsera per dedicarsi alla politica fondando il movimento “protagonisti dell’Europa cristiana”, scagliandosi a mò di crociata contro aborto divorzio ricerca sugli embrioni. Da notificatore del fanatismo islamico a fanatico cristiano il passo è stato breve. Il tentativo di diventare deputato consigliere regionale eurodeputato… tutti fallimenti, ma dalle pagine di Libero ha avviato negli anni una campagna fortemente islamofoba facendo di tutta l’erba un fascio. E’ incompatibile con la democrazia l’islam?  E’ possibile che lo sia qualsiasi fanatismo e non solo di stampo religioso, ma per rimanere nell’irrazionale mica si possono dimenticare i cristiani americani  che uccidono i medici  che fanno gli aborti o gli aderenti di militia christi che a Roma sprangano gli omosessuali e pregano per gli zuavi pontifici morti alla Breccia di Porta Pia. Tagliare le teste  è più grave? Sono tutte cose che non si coniugano con la democrazia ed è inutile fare classifiche degli orrori. Orrore occidentale è invece il processo intentato dall’Ordine dei giornalisti su richiesta di alcuni musulmani italiani offesi dagli articoli che Allam scrive su Libero. Questi scritti esaltati  sono corredati da titoli e foto esagerati usuali per quel quotidiano, per cui ad una analisi fanatica del giornalista-politico segue un box sui vari tipi di malattie portate dai profughi che sbarcano a Pozzallo, o sui deficit scolastici che piccoli arabetti porteranno nell’asilo dei “nostri” bambini, o sugli stupri che compiranno appena vedranno una donna di razza padana. L’Ordine dei giornalisti, che come è noto esiste solo in Italia e in Egitto, è un ente istituito durante il fascismo (come i Patti Lateranensi) e che dovrebbe tutelare i giornalisti (ovviamente quelli a posto fisso), ma ha così strizza dell’islam fanatico che mette sul banco degli imputati un suo fanaticissimo iscritto. Si guarda bene dal fare commenti sull’invadenza che molti programmi (rai in testa) utilizzano su inermi famiglie che hanno avuto la disgrazia di un incidente un omicidio una fuga , fatti lucrosi per i pomeriggi tv dove si fruga fin nelle mutande dei malcapitati. Si guarda bene dal temere che nel caso di una espulsione dal club della penna di Allam si aprirebbe la strada della censura. Silenzio tombale di tutti i  grandi giornalisti che l’Ordine non lo osteggiano considerato che copre le loro nefandezze. Beninteso, dei grandi giornalisti che impunemente si servono del lavoro di you reporter dei video amatoriali dei blogger che saccheggiano dalle loro comode poltroncine dalle quali non alzano mai il culo. Come più volte ho scritto, l’Ordine deve convocare i suoi iscritti e deliberare di chiudere per sempre.

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-09-03/2014090328257969.pdf

http://www.huffingtonpost.it/2014/09/01/propaganda-isis-tweet-video-rivista-inglese-jihad-occidente_n_5748222.html?utm_hp_ref=italy&utm_hp_ref=italy

Lavarsi le mani

La visione scientifica dell’esistenza è poetica fino a risultare quasi trascendentale. Siamo incredibilmente fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi siamo ancora più fortunati, perché possiamo comprendere, apprezzare e godere l’universo come nessuna delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. Ecco cosa da significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura (Richard Dawkins, L’illusione di Dio)

Come ho fatto a non pensarci prima? E’ quello che si sono chiesti in tanti dopo l’annuncio di una scoperta scientifica. A volte uno però ci pensa per tempo e pochi lo prendono sul serio. E’ il caso di Ignaz Semmelweis, medico ungherese di origini tedesche, giovane assistente nella prima clinica ostetrica dell’ospedale di Vienna a metà dell’Ottocento. A quel tempo la febbre puerperale uccideva tantissime giovani madri. Seemmelweis  notò che ne morivano più nella prima clinica , dove facevano praticantato gli studenti di medicina, rispetto alle seconda, dove le donne erano seguite solo dalle levatrici, e persino rispetto a chi partoriva per strada. Era strano: Semmelweis andò per esclusione, cercando la differenza fra le due cliniche. Eccola: i medici facevano autopsie, toccavano cadaveri e poi visitavano e gestanti, le ostetriche e le loro allieve no. Allora fece lavare e disinfettare le mani e gli strumenti a tutti in reparto, riducendo quasi totalmente l’incidenza della malattia. Le statistiche oggettive, con i tassi di mortalità abbattuti, non bastarono. L’idea fu respinta perché conteneva un’ipotesi irricevibile: che la malattia fosse portata dai dottori stessi. Il cattivo carattere di Semmelweis e le turbolenze politiche fecero il resto. Funzionava empiricamente, ma mancando una spiegazione teorica sembrava magia: qual era l’agente mortale portato dalle mani dei medici? Bisognerà attendere Pasteur per capirlo e per dare un senso a una semplice evidenza che prima era offuscata dagli orgogli professionali. Semmelweis nel frattempo era già morto, a 47 anni, in un ospedale psichiatrico, e con lui innumerevoli madri toccate da mani di medici che non gli avevano creduto. Telmo Pievani, La Lettura 

Nascita di Giovanni Battista, Artemisia Gentileschi