Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: agosto, 2014

Ripeterlo (quando sta per iniziare la scuola) giova -2

 

“Frate, frate, libera Chiesa in libero Stato”, secondo alcune fonti sarebbero state le ultime parole ancora attuali del liberale e cattolico Cavour

Per lo storico Carlo Cardia con i Patti lateranensi del 1929 “si concluse il cammino di conciliazione tra Stato e Chiesa superando alcuni limiti del Risorgimento”. In quel periodo in Italia erano state soppresse tutte le libertà: di voto, di stampa, di associazione. Erano questi i limiti del Risorgimento?

Come simbolo di una tradizione nazionale, l’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei tribunali fu resa obbligatoria in Italia, a partire dal 1923, da un regime totalitario, che predicava un’etica anticristiana, anche se siglò un concordato con la Chiesa cattolica per confermare il cattolicesimo come religione di Stato, considerandolo una espressione della tradizione italiana e un prodotto storico della romanità. Il duce che volle l’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle scuole sosteneva che l’impero romano era stato il presupposto storico del cattolicesimo, perché se fosse rimasto in Palestina, affermava il duce, la religione di Cristo sarebbe stata soltanto “una delle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato… e molto probabilmente si sarebbe spenta senza lasciar traccia di sé”. Tale interpretazione delle origini del cattolicesimo fu dichiarata eretica da Pio XI.  Come tutti sanno il crocefisso è ben saldo sui muri delle scuole pubbliche, così come in parecchi uffici pubblici. L’Italia è un paese complicato, laico ma con una Costituzione che contempla l’anacronistico per una democrazia articolo 7, dove i giudici non vogliono la parete bianca ma apporre anche altri simboli, dove sedicenti laici, spesso atei che hanno bisogno di una definizione per rappresentarsi, protestano perché non viene garantita l’ora alternativa all’ora facoltativa di religione, dove la controparte  è la Chiesa cattolica che parla di tutto. Ma mai di transustanziazione o altri misteri pure interessanti per persone curiose come me. Gli italiani, soprattutto se romani, sono abituati alle chiese ai preti e alle suore onnipresenti, al cupolone che si vede dalla finestra, inciampano nella croce talmente spesso che neanche la notano e, a forza di sentirlo dire, ci siamo convinti dell’assurdità che è il simbolo della nostra cultura al pari del tricolore e della foto del Presidente e ci caratterizza come la tazzina di caffè la pizza e il manico di bambù della borsa Gucci. Perfino le gerarchie della SS sostengono che è un simbolo culturale così come l’ora di religione altro non è che un approfondimento della cultura italiana. Non quindi una religione ma un modo di vivere, e chi pensa che il posto giusto per una croce non è il muro della scuola respinge un pezzo fondamentale dell’identità nazionale. Quando si accredita che un simbolo religioso rappresenta la tradizione, l’abitudine, la consuetudine, addirittura l’identità, quando si sostiene che se non ti piace non lo guardi tanto non significa niente, vuol dire che non c’entra con la religione, e che presto finirà come finiscono le usanze. Una mattina ci sveglieremo e ci accorgeremo che imbiancando i muri dei tribunali, delle scuole, degli uffici pubblici, non è stata riappesa l’immagine, e constateremo che era una cosa che non serviva , inopportuna,  come oggi la mia cartella di (vera) pelle verde delle elementari sarebbe fuori epoca sulle spalle dei ragazzini che utilizzano zainetti colorati.  Su questo modo di trattare uno dei loro simboli religiosi, i cattolici tacciono. E’ forse un segno che sono molto meno numerosi di quel che si pensa?

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Sla e beneficenza

Un comunicato stampa vaticano ha reso noto che finalmente, così come fanno tutti i paesi, anche la Santa Sede ha fatto avere 1 milione di $ ai rifugiati iracheni in Kurdistan. Il 75% della cifra è stata versata ai cristiani e il 25% agli yazidi. Diffuso il comunicato, al quale i media italiani hanno dato la stessa enfasi che andrebbe riservata ad una notizia importante, il papa ha pensato bene di dire che la beneficenza va fatta senza pubblicizzarla. Molti media ci hanno visto una critica al gesto buffonesco del nostro premier che ha aderito a quella sorta di catena di santantonio, inventata dal fondatore di facebook, che consiste nel gettarsi un secchio di acqua gelida in testa per raccogliere fondi per la sla. Nel nostro paese – si sono già rinfrescati Fiorello e la bella Belen – sono stati raccolti 70mila €, negli Usa 53 milioni di €. Matteo Renzi ha invitato ad aderire alla campagna i direttori dei tg per tenere viva la notizia ogni giorno. Vabbè, anche se non sarebbe stato male un ricordo di Luca Coscioni malato di sla e che ha dedicato la sua breve e sfortunata vita a lavorare perché il sistema sanitario fornisse le strumentazioni utili ai quei malati come l’indispensabile puntatore oculare, oltre alla richiesta di finanziare la ricerca scientifica con le staminali. E’ equo ricordare che negli Usa alcune diocesi cattoliche hanno chiesto ai fedeli di boicottare questa campagna perché i promotori chiedono la ricerca  anche con staminali embrionali. In autunno la nostra Corte Costituzionale dovrà esprimersi sul loro uso. A quel punto Renzi si verserà ancora un secchio di acqua gelida in testa o gelerà la ricerca?

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Ripeterlo (quando sta per iniziare la scuola) giova

“Questa non è una pipa” scrisse il pittore Magritte sotto l’immagine di una pipa”. “Questa non è una ingiustizia”, pensa il ministro dell’Istruzione a proposito dell’ora di religione a scuola

Per un prete quale tragedia più grossa può venire? Avere in mano sacramenti, camera,senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola, e con tutti questi mezzi raccogliere il frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti… (don Milani)

L’ora di religione prima della revisione concordataria (‘84) era obbligatoria. Potevano, con giustificati motivi e producendo verificabile documentazione, essere esonerati gli studenti che, ad esempio, avevano un’altra fede. Perché, è opportuno ricordarlo, in Italia ci sono sempre state persone non cattoliche che hanno collaborato a rendere prospero e libero il Paese. Siccome l’Italia si divide in fazioni piuttosto che ragionare, si accusa Craxi  padre di quella revisione che tanto è morto e non può replicare, dell’assurda questione. Certamente sarebbe stato meglio che l’allora Presidente del Consiglio socialista avesse avuto la forza di sopprimere il Concordato, ed è lecito continuare a chiedersi se avesse avuto l’apporto del Pci su quella questione come sarebbero andate le cose. Di sicuro i comunisti persero l’occasione per sanare l’errore di Togliatti che, in opposizione a Nenni, siglò il mortale articolo 7 della Costituzione. E’ appena il caso di ricordare che nella revisione concordataria anche l’ingiusto 8 per mille e sue degenerazioni sostituisce la congrua obbligatoria prima devoluta dallo Stato alla Chiesa. Ma, torniamo all’ora facoltativa di religione e, ancor più ridicola questione dell’ora alternativa, una sgrammaticatura, un ossimoro. E’ doveroso riflettere per un secondo sul perché la Cei sollecitò l’ora alternativa che piace a tanti. Studenti ciondolanti per i corridoi avrebbero creato scandalo, quindi meglio offrire  – beninteso con doppia spesa per lo Stato – una materia alternativa sciocca tanto per riempire i buchi, insegnamento che nella pratica non si svolge in tutte le scuole per mancanza di fondi. Il motivo per cui tanti genitori caldeggiano l’ora alternativa è determinato dall’ansia di dover lasciare i bambini senza fare nulla. E’ una insicurezza/inedia dei genitori che non hanno la forza di sostenere un figlio fuori dal gregge. Questi parenti sono dei veri sventurati perché, con la loro apatia, perpetrano una situazione che fa comodo alla Cei e all’intero sistema scolastico. E hanno anche l’arroganza di sostenere che lo fanno per i loro figli, mentre perdono l’occasione per spiegargli il significato del libero arbitrio. Nel frattempo le gerarchie ecclesiastiche supportate dai partiti e dai media, sostengono che l’ora di insegnamento della religione cattolica è una materia di studio importante perché non si tratta di apologetica ma è tema appartenente alla cultura italiana. Cosa vuol dire? Che a distanza di oltre trenta anni  delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si torna al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate? Che non avere una religione ma altre concezioni della vita che non contemplano l’irrazionale è un errore? Che non esistono modi più adeguati per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche educazione civica musica idiomi? Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”? Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religioni e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito nella revisione concordataria che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. E ammesso – ma non concesso – che lo studio della dottrina cattolica sia un arricchimento culturale,  è equo che faccia parte dell’insegnamento semicoatto di una scuola che, almeno sulla carta, è laica? E che sia finanziata con le tasse di tutti? Purtroppo, a tenere bordone agli sfacciati  della Cei oltre ai politici italiani ci sono quella massa di intellettualoidi giornalisti artisti valletti e velini che mai si discostano dal pensiero unico dominante, intenti solo a mangiare nella greppia del padrone qualunque sia, che ritengono che si potrebbe introdurre lo studio delle religioni (che saranno milioni) oppure solo quelle monoteiste (ed è da verificare che il cattolicesimo lo sia) senza chiedersi neanche se gli insegnanti saranno sempre scelti dalla Cei.  Eppure, queste pericolose  proposte vengono anche dai sedicenti laici. La domanda che dovremmo porci – tanto per rimanere in ambito religioso ripeterla come un mantra da mattina a sera – è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. E’ questo complesso di inferiorità – per me che non sono certa di niente ma stavolta credo di avere ragione – il vero problema.

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Una capricciosa verità

“Il lupo e l’agnello dormiranno insieme”, dice l’Antico Testamento. Ma è probabile che l’agnello dormirà pochissimo (Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. Isaia)  

La guerra continua e a intermittenza tra israeliani e palestinesi è una tragedia dove torti e ragioni, come in qualsiasi contesa, sono in entrambi i fronti. Hamas, e solo chi indossa le spesse lenti del pregiudizio non lo vede, ha il dovere di uccidere gli ebrei ovunque nel mondo, tanto da scriverlo nella sua carta programmatica. E’ altresì insensata la politica del governo  Netanyahu , caduto nella trappola terroristica di Hamas che vince sia se ammazza gli israeliani sia se fa ammazzare i civili palestinesi. La maggioranza delle posizioni – comprese quelle mediatiche anche della rai  che dimentica i razzi e i tunnel di una parte ma ricorda l’eccesso di difesa dell’altra – sono nettamente contrarie ad Israele. Motivi? Forse per la sottocultura cattolica fortemente antisemita della quale siamo intrisi, o per “salvaguardarsi” dall’avanzata islamica, o per un generico anticapitalismo identificato con la parte più negativa dell’occidente. Quel che è sicuro è che questa non è una guerra di religione nonostante i volenterosi sforzi di chi chiama alla preghiera. Generalmente si considera Israele come una turbativa autogenerata che sarebbe meglio non esistesse, rimuovendo le circostanze nelle quali il Paese, dopo una lunga gestazione, è nato. Che questa dimenticanza abbia origine in Europa – nel cui cuore cristiano e bianco è maturata la Shoah –  è incredibile. Oggi la battaglia si svolge soprattutto sul terreno delle rappresentazioni, e non è per nulla detto che Israele la possa vincere data l’altrui potenza di fuoco.

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/02-08-2014/una-riflessione-sulle-scritte-antisemite-2533605.html

http://www.avantionline.it/2014/07/perche-e-difficile-lintegrazione-in-italia/#.U-m_tvl_uAM

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Corpi al sole

 

http://www.youtube.com/watch?v=fyL1tlLDLbA

Tanti anni fa, quando giovanissima partecipavo a cortei gridando l’utero è mio e lo gestisco io  addirittura autodenunciandomi per un aborto, c’era sempre qualcuno – un insegnante, i genitori… –  che mi ricordavano quanto non fosse elegante parlare di queste cose in pubblico, e mi chiedevano perché, io che ero così consapevole di me, rischiavo di farmi arrestare  per denunciarmi di cose che non avevo mai fatto. A pensarci oggi provo tenerezza e ammirazione per quei cortei e per me, spavalda e coraggiosa. Il femminismo è stato il primo movimento che ha parlato dei nostri desideri e delle nostre necessità a partire dal corpo, intanto insegnandoci a conoscerlo. Si leggeva “noi e il nostro corpo” scritto da un collettivo di donne di Boston, si commentavano i modi più innovativi e tradizionali per partorire,  si studiava per prepararsi a importanti lavori e si faceva la maglia, si discuteva di filosofia e si usciva dagli schematismi dell’eterosessualità.  Anni formidabili, e non solo perché eravamo giovani e piene di aspettative.

Un bel po’ di tempo è passato, ma l’unica azione politica che continua ad avere un senso – e il mio rispetto –  è quella che mette in gioco i nostri corpi. La riforma del sistema penitenziario, in apparenza così lontana dal corpo, è quanto di più fisico possa esserci. E  Pannella, col suo digiuno e il suo corpo sempre più scarno, ignorato dai partiti che niente sanno degli affanni quotidiani, circondato anche dalla noia di chi come me lo ammira, ha il rispetto dei carcerati che sanno che il digiuno di Marco interpreta la loro unica proprietà.  Succede nelle carceri italiane, succede nei centri di permanenza degli stranieri, il rifiuto del rancio così come la tremenda cucitura delle labbra. 

Hanno messo in gioco ciò che avevano  Luca Coscioni e Piergiorgio Welby mostrando il loro corpo sofferente. Spiegandoci che per guarire c’è bisogno della ricerca scientifica e che si deve poter morire nel momento in cui la vita ci diventa sofferenza. In questi giorni apprendiamo che Pannella è ammalato gravemente, solo gli auguri per una persona il cui “unico difetto” è avere ragione troppo in anticipo sugli altri. Alle persone comuni non piace che gli si aprano gli occhi.