Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: ottobre, 2016

Valentina, a cui non è restato che morire di parto

roseto comunale nel mese di maggio

roseto comunale nel mese di maggio

La morte della giovane di Catania, alla 19esima settimana nella ricostruzione puntuale di Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente della Associazione Vita di Donna di Roma ( il manifesto)

Il cuore del bambino batte ancora. In tutta Italia nei reparti dei punti nascita religiosi, e dei punti nascita a schiacciante maggioranza religiosa, si usa questa frase per mettere a rischio le donne. Ancora. Ancora vuol dire che la gravidanza è ormai irrimediabilmente compromessa, ma il cuore del feto continua a battere. Per le donne fra la 16esima e la 22esima settimana, con feti che secondo i protocolli internazionali, non vanno rianimati in quanto incompatibili con la sopravvivenza, questa frase rischia di diventare una condanna a morte tutti i giorni.

La maggior parte di queste donne hanno il sacco rotto (non riusciamo a sapere se era anche il caso di Valentina alla 19esima settimana) e la grande parete dell’utero, carne viva, è dunque a contatto con l’esterno, a rischio di grandissima infezione, la setticemia, modernamente chiamata sepsi. Certo, la sepsi non sempre arriva, prima o poi il battito cessa, o arrivano le contrazioni, in qualche modo il corpo della donna riesce a liberarsi del suo contenuto, e non succede niente. Ma lasciarle lì, dicendo «non possiamo intervenire, c’è il battito», per ogni ora aumenta il loro rischio di avere una sepsi mortale.

Cosa fare allora? Dove ci sono i medici che applicano la legge 194/78 si spiega alle donne che quel loro desiderato bambino non può più nascere e rischia di ucciderle, proponendo un aborto terapeutico.
In alcuni Ospedali religiosi si chiama un Ospedale laico e solidale e con un sotterfugio (lei firmi, esca sotto la sua responsabilità, lì la aiuteranno) e si fa compiere lì quel gesto di solidarietà indispensabile per proteggere la vita della donna.

In altri si procede senza tanta burocrazia, dicendo alla donna «è la cosa migliore, non c’è più speranza», così come si fa un cesareo urgente a qualsiasi settimana per una donna che ha una crisi eclamptica (le convulsioni della tossicosi gravidica).

E poi qualcuno spinge l’asticella più in alto. C’è la febbre intermittente della madre, segno minaccioso di sepsi, ma non importa (la mattina l’infermiere ha chiamato il medico raccontandoglielo? Chi ha deciso per dare la Tachipirina, l’infermiere da solo?) C’è la temperatura a 34 gradi, la pressione a 50/70, ma non importa.

A Valentina è stato fatto l’esame che dice che l’infezione sta camminando, di cui il primario Scollo va tanto orgoglioso, ritrovato della scienza moderna, ma non importa. Ci sono atroci dolori, urla, freddo, tanto da non voler uscire dal letto per andare in blocco parto, c’è la madre che la schiaffeggia per farla rinvenire, quando già tre volte era svenuta durante la mattinata.
Nessuno di questi segni, pur terrificanti nella loro chiarezza dell’inizio della sepsi dalla mattina, entra nella percezione del medico obiettore.

Chiuso nella sua frase «C’è ancora il battito» diventa praticamente un automa, dice cose sconnesse come «c’è una colica renale», «sono i dolori del parto», pur di negare a se stesso che la sta mettendo a rischio di vita, cosa che lo obbligherebbe ad aiutarla. Pur di non sapere che le mettono sempre a rischio.
Potrebbe chiamare il medico che effettua interruzioni di gravidanza in quell’Ospedale come consulente e farla aiutare da lui, ma dovrebbe riconoscere il male che le sta facendo, il rischio che infliggono alle donne tutti i giorni, in nome di un mantra privo di qualsiasi senso clinico.

Così le ore trascorrono distruggendo la vita di Valentina. Nella sepsi anche venti minuti possono fare la differenza, c’è da chiamare l’anestesista rianimatore subito, fare subito la terapia salvavita, altrimenti l’infezione comincerà a distruggere il fegato, i reni, il cervello. Valentina questi terribili dolori provocati dalla distruzione dei suoi organi li sente, li grida a chi non ha orecchie per sentire, non ha cuore per compatirla.

«Anche se un solo cuore del feto batte ancora io non posso fare nulla». E intanto Valentina sta morendo. È dalla mattina che sta morendo.
Chiede alla fine alla madre di essere sedata, sente quello che sta succedendo, chiede almeno di non soffrire più. Le viene negato tutto, anche la terapia del dolore.
Dalla mattina alle 9, momento in cui è salita la febbre, espelle il primo feto alle 23, dopo che il suo corpo è stato letteralmente mangiato dalla sepsi. Dopo l’espulsione del secondo, finalmente morto anch’esso, non le resta che morire. E a noi non resta che il dolore, la rabbia e la promessa che non succederà ad altre donne.

http://www.vitadidonna.it/chi-siamo/ostetriche-e-ginecologhe-per-la-salute-della-donna.html

http://www.lettera43.it/cronaca/aborto-la-ginecologa-elisabetta-canitano-sempre-piu-difficile-garantirlo_43675241585.htm

http://www.ilpost.it/2016/10/20/catania-valentina-milluzzo-gemelli-morti-denuncia/

 

 

Goro Gorino

Bambino siriano

Bambino siriano

Socialisti Gaudenti Più che una sconfitta per lo Stato (come dice Alfano), le barricate di Goro e Gorino, per impedire l’arrivo di 12 donne e 8 bambini richiedenti asilo, sono una sconfitta per l’umanità.

Nell’inverno del 1951 un’Italia non certo prospera si strinse attorno agli alluvionati del Polesine. Nella mia scuola si raccoglievano indumenti da mandare a Goro, e qualche piccolo gorante avrà sicuramente indossato il mio primo cappotto, già destinato a mia sorella. Poi, dagli anni ’70, a Goro si realizzò una specie di ”socialismo realizzato”: non nel senso sovietico del termine, ma semmai in quello autogestionario che allora animava le retoriche del socialismo francese.

Alle elezioni comunali i quattromila goranti (così si chiamano gli abitanti di quel paesino di pescatori) assegnavano la maggioranza al Pci e la minoranza al Psi, mentre era socialista il presidente della cooperativa dei pescatori che provvedeva a commercializzare il pescato e a trasformare l’invenduto.

Il reddito pro capite ebbe un’impennata, tanto da essere paragonato da qualcuno a quello della California. Ma questo non modificò gli orientamenti politici della popolazione. Solo dopo la grande purga degli anni ’90 i goranti cambiarono verso: prima votarono in massa per Forza Italia (in cui erano confluiti molti degli amministratori precedenti), poi scivolarono verso la Lega. Ora fanno le barricate per impedire a dodici donne migranti di raggiungere un ostello vuoto, così come sessantacinque anni fa le facevano per arginare la piena del Po.

C’è da riflettere. Innanzitutto sull’alternarsi delle generazioni, che evidentemente non sempre assicura continuità culturale. Poi sulla fragilità del famoso “radicamento sociale” della sinistra, e sulle conseguenze di lungo termine delle radiose giornate di Mani pulite. Ancora, sulle derive estremistiche in atto nel centrodestra. Infine, nel sessantesimo anniversario della rivoluzione ungherese, sui percorsi paradossali della storia che portano da Nagy ad Orban.

Goro

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/10/27/destra-e-sinistra-sono-morte-sulle-barricate-contro-i-profughi/32201/

http://stradeonline.it/istituzioni-ed-economia/2362-accoglienza-come-si-e-arrivati-alle-barricate-anti-migranti-di-gorino

 

 

Si o no (2)

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Socialisti Gaudenti Esiste un comune del Cilento che vuol costruire una statua di Padre Pio di 85m e dal costo di 150milioni. Ecco i costi della politica che taglieremmo volentieri.

Perché molti italiani scelgono esponenti di partito, di vecchie e nuove formazioni, strafottenti e ignoranti e presuntuosi, che insultano minacciano mentono? E’ una pernacchia, un modo volgare e spiccio per dare un calcio in culo al potere.

Non è un errore reagire ad una classe dirigente incapace e corrotta, ma il problema è che spesso si scelgono personaggi del cavolo: insoddisfatti ed esasperati si butta tutto, tanto peggio tanto meglio.

Ma se sono scarti quelli che si scelgono ci saranno presto solo altre macerie, ad esempio regimi dittatoriali come dovremmo ricordare visto che è giù accaduto. E’ bene avere memoria che i mestatori ne escono, chi ci rimette è chi li sostiene.

https://liberelaiche.wordpress.com/2016/10/07/si-o-no/

L’eroina romana

Se altri non si moverà, ci moveremo noi; spetta a noi il far insorgere Trastevere (Giuditta Tavani nella cronaca di Felice Cavallotti)

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Straordinaria donna caduta per la libertà di Roma dall’ormai agonizzante regno temporal-secolare del papa-re il 25 ottobre del 1867. Giuditta fu il vessillo di una parte, minoritaria, ma presente, della popolazione romana ansiosa di liberarsi dall’ormai cadaverico regno di Pio IX. Una monarchia assolutista, sanguinaria, feroce con gli ebrei, che si reggeva soltanto perché così voleva Napoleone III, imperatore di Francia. Gli chassepots d’oltralpe erano riusciti a sconfiggere Garibaldi a Mentana e, il governo del neo regno d’Italia, dopo le sconfitte patite in mare a Lissa e in terra a Custoza, non era nelle condizioni migliori per tentare il colpo grosso di entrare a Roma. Il Veneto era stato appena passato dall‘Austria alla Francia e da questa all’Italia. L’imperatore francese in quel momento era un buon amico dell’Italia ma teneva incollata la mano sul Vaticano. Purtroppo le attese dei Patrioti romani andarono deluse perché la gran parte del popolo non si mosse neppure quando Garibaldi era sotto le mura di Roma. Ma vendettero cara la pelle: come non ricordare il sacrificio dei fratelli Cairoli e quello degli ultimi condannati a morte, Monti e Tognetti per mano del boia pontificio Mastro Titta? Accanto a loro emerse prepotentemente Giuditta Tavani Arquati, erede di una delle poche famiglie romane di orientamento mazziniano e, dunque, repubblicano.

Una piazza di Trastevere è a lei dedicata; in via della Lungaretta, al civico 96 c’è la targa che ricorda l’episodio: è casa Ajani, già sede del lanificio omonimo in cui, asserragliata con il marito e altri patrioti, si difese, pure essendo incinta, sparando contro le guardie pontificie che, grazie ad una soffiata, avevano sorpreso i rivoluzionari. Cadde trafitta da un colpo di baionetta mentre, pistola in mano, difendeva strenuamente le sue idee di libertà. La storica Associazione a lei dedicata, ogni 25 ottobre la ricorda. Questa cerimonia, avviata dall’amministrazione guidata dal sindaco Ernesto Nathan, interrotta negli anni del fascismo – in cui addirittura fu calcinata la lapide su espressa richiesta della Santa Sede – ricorda le radici risorgimentali di Roma. La cerimonia è stata reintrodotta dal sindaco Ugo Vetere nel 1881.

Negli anni trascorsi dal 25 ottobre 1867 siamo sicuri che i diritti di libertà abbiano compiuto passi decisamente in avanti nel nostro Paese? Siamo convinti che il potere reale del papa-re sia stato definitivamente sconfitto e con esso tutti i gravissimi errori che partono dal 29 febbraio 1929, poi confermati nello sciagurato articolo 7 della Costituzione repubblicana e ribaditi nell’incompiuta revisione del concordato del 1985? Assistiamo con preoccupazione alla continua rincorsa di forze politiche e dei volenterosi media alle tesi dei vari pontefici.  Anziché assistere al posizionamento adeguato degli insegnamenti della parte migliore del Risorgimento, fra cui emergono le figure di Tavani Arquati tra Mazzini e Garibaldi, rileviamo che si lavora per inserire la storia nelle nebbie della memoria: restituzione maggiorata con gli interessi  del potere del papa-re.

Date e celebrazioni come questa del 25 ottobre meritano di essere ricordate. E a Roma è molto importante perché è qui che fin dal 1840 si sono espressi i primi moti di ribellismo al soffocante totalitarismo pontificio. (Tiziana Ficacci)

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Settimia Spizzichino

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Settimia Spizzichino  (16 aprile 1921 – 3 luglio 2000) , zi’ Settimia come gli ebrei più giovani chiamano i grandi a cui si deve rispetto, ha fatto della sua vita un capolavoro.  Romana, figlia di un artigiano che aggiustava e vendeva penne in un negozietto vicino al Pantheon, incappò nella razzia del  ghetto del  16 ottobre del  ’43.  Venne deportata insieme ad altri  e condotta a palazzo Salviati, sede del  Collegio Militare in via della  Lungara, e il 18 ottobre con 1.023 correligionari è deportata ad Auschwitz-Birkenau.

Scrive Settimia nella sua biografia Gli anni rubati «Fummo ammassati davanti a S. Angelo in Pescheria: I camion grigi arrivavano, i tedeschi caricavano a spintoni o col calcio del fucile uomini, donne, bambini… e anche vecchi e malati, e ripartivano. Quando toccò a noi mi accorsi che il camion imboccava il Lungotevere in direzione di Regina Coeli… Ma il camion andò avanti fino al Collegio Militare. Ci portarono in una grande aula: restammo lì per molte ore. Che cosa mi passava per la testa in quei momenti non riesco a ricordarlo con precisione; che cosa pensassero i miei compagni di sventura emergeva dalle loro confuse domande, spiegazioni, preghiere. Ci avrebbero portato a lavorare? E dove? Ci avrebbero internato in un campo di concentramento? “Campo di concentramento” allora non aveva il significato terribile che ha oggi. Era un posto dove ti portavano ad aspettare la fine della guerra; dove probabilmente avremmo sofferto freddo e fame, ma niente ci preparava a quello che sarebbe stato il Lager». 

Tra loro 244 bambini, il più piccolo nato il giorno prima, 188 anziani, la più vecchia  90 anni. Dall’inferno tornarono in 16, solo Settimia donna.

Come molte persone sopravvissute alla Shoah dopo un primo periodo di silenzio Settimia racconta: vittima di esperimenti del famigerato dott. Mengele,  una lentissima ripresa, capovolge la situazione decidendo di vivere.

Accadde…oggi: nel 1921 nasce Settimia Spizzichino

Tiziana Ficaccivero 17 agosto 
Roma – Il bel cavalcavia che unisce la via con la circonvallazione Ostiense e titolato a Settimia Spizzichino (1921 – 2000) durante la sindacatura Alemanno con una dizione sbagliata (vittima del nazismo) è stato corretto con una cerimonia il 15 aprile 2016, data scelta perché compleanno di Spizzichino.. Ricordo brevemente il fatto: durante l’amministrazione Alemanno il ponte le fu dedicato, purtroppo però raccontandola come vittima del nazismo invece che nazifascismo. Non un dettaglio se si ricorda la vita di Settimia, definita dalle leggi razziste (chiamiamole così come vorrebbe l’Ucei) del ’38 e per questo rastrellata il 16 ottobre ’43 insieme a 1022 ebrei romani. Solo in sedici fecero ritorno e donna solo lei. Chi ha avuto il privilegio di conoscerla la ricorda come una donna semplice generosa forte e determinata nel raccontare la sua vita. Ci rattristiamo per quelli che ci hanno abbandonato e che non possiamo dimenticare, zi’ Settimia, come quelli che abbiamo amato, deve rimanere nel nostro cuore col sorriso che mostrava ai tanti giovani ai quali raccontava l’orrore.

https://www.facebook.com/groups/292710960778847/search/?query=settimia%20spizzichino

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A dieci anni dalla sua morte il Comune di Roma le ha dedicato il bel ponte cavalcavia che collega la via alla circonvallazione Ostiense.

A tutt’oggi invece Roma non ricorda il 16 ottobre col minuto di silenzio o la bandiera listata a lutto, come se quella macchia non appartenesse a tutta la città e il ricordo affidato alla sola comunità ebraica (negli ultimi anni la comunità sant ‘Egidio promuove una fiaccolata). Come se ci fossero cittadini che non meritano la serie a. Solo nel 1984 (durante la sindacatura di Ugo Vetere)  la comunità ebraica ottenne una targa a ricordo della razzia del ghetto fuori palazzo Salviati.

Domenica 16 ottobre, 9.30 Tempio Maggiore – Lungotevere Cenci, Deposizione di una corona

Ore 10.15, Palazzo Salviati  – Via della Lungara, 81/c, Deposizione di una corona

Ore  10.50, Cimitero Monumentale del Verano, Reparto ebraico con ingresso da Via Tiburtina prima del cavalcavia tangenziale est, Deposizione di una corona

Ore  11.15, Cimitero Monumentale del Verano, presso il Muro del Deportato detto anche “Muro di Mauthausen”, Deposizione di una corona

http://www.brogi.info/2013/10/in-memoria-di-nella-montefiori-deportata-il-16-ottobre-del-43-e-uccsa-ad-auschwitz.html

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/06/13/3479/

targa

Chi ci rimette davvero,

Il Consiglio d’Europa blocca le linee guida sulla maternità surrogata. Chi ci perde sono le donne che, ancora e ancora, debbono sentirsi dire come usare il loro corpo e che sentimenti dare alla maternità.

This is Tel Aviv

This is Tel Aviv

http://www.lezpop.it/   Si chiama rapporto De Sutter, dal nome della deputata belga che l’ha redatto, e doveva introdurre in Europa alcune linee guida per il riconoscimento dei bambini nati dalla maternità surrogata. Parlo al passato perché il Consiglio d’Europa l’ha respinto, con 83 voti contro, 77 a favore e 7 astenuti.

A bloccare il rapporto De Sutter ha contribuito la dura opposizione della rappresentanza italiana: tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle, due di Forza Italia (Galati e Centemero), le deputate Cimbro (Pd) e Santerini (Democrazia solidale-Centro Democratico) e la senatrice Gambero del gruppo misto hanno votato no. Gli unici a sostenerla sono stati Nicoletti e Rigoni (Pd), Giro (Fi) e Kronbichler (Si). Spaccate a metà sul voto le delegazioni britannica e tedesca, mentre hanno votato interamente o in maggioranza per approvare la raccomandazione i deputati belgi, ciprioti, olandesi, portoghesi e cechi.

Buona parte della politica italiana si dice soddisfatta, in testa l’ex Ministra PD Livia Turco, che condanna in maniera netta la maternità surrogata. Ma al di là delle beghe nostrane, chi trae davvero beneficio dalla mancanza di regolamentazione europea sulla GPA?

Quei Paesi, come l’Ucraina e la Federazione Russa, che prosperano sull’assenza di regole a tutela delle donne e di tutte le parti coinvolte. Non a caso la maggioranza dei rappresentanti ucraini hanno votato contro il rapporto: i divieti negli altri Paesi favorisce il turismo riproduttivo, anche verso l’Ucraina. Le coppie sterili (etero) europee possono andare nel paese dell’ex Unione Sovietica e accedere alla surrogata, senza che vi sia uniformità legislativa sul riconoscimento dei bambini e sulle garanzie alle gestanti.

Insomma, l’Europa ha perso il treno per arginare quello che secondo me è il vero sfruttamento del corpo delle donne: senza regole, senza tutele, le madri surrogate sono alla mercé delle cliniche che permettono la GPA e dei loro “clienti”. E la storia insegna: il proibizionismo non ha mai portato da nessuna parte.

 

Il Consiglio d’Europa blocca le linee guida sulla surrogata. Chi ha vinto davvero?

AUTORE: LA MILE

 

 

Si o no

Fermo restando che ognuno vota come crede il referendum per le revisioni costituzionali, non si può rimanere indifferenti  al clima divisivo e maleducato che domina. Se proprio dovevamo scazzarci, non potevamo farlo per il diritto vero alla salute, per l’accesso vero all’istruzione, per la parità salariale tra donne e uomini… invece lo facciamo per l’oscura bicamerale.

Ingenua come sono mi stupisco ancora che il variegato fronte del no sia composto da persone che la Costituzione la odiava per motivi storici come i fascisti, la disprezzava perché espressione della politica centralista di Roma ladrona come i leghisti, la considerava un compromesso in attesa del sol dell’avvenir come i veterocomunisti, la ignorava per manifesta ignoranza come i pentastellati.

Il che a me, tiepidissima e incerta sostenitrice del si, mi conferma che in questo Paese la retroguardia trova sempre volenterosi ascari pronti a combattere battaglie sanguinose nel nome dello status quo.

Sigourney Weaver

Nasce a New York l’8 ottobre 1949. La madre è attrice, il padre presidente della rete NBC. Si chiama Susan ma preferisce rinominarsi Sigourney in omaggio a un personaggio de Il grande Gatsby. Adolescenza complessa, pensate un po’, per l’altezza eccessiva.  Frequenta la Yale Drama School dove conosce Meryl Streep. Particina in Io e Annie (Allen), successo con Alien (Scott). Interpreta film spesso interessanti, indimenticabile nel personaggio odioso, ma che capita spesso di incontrare nei gruppi femminili, in Una donna in carriera (Nichols)  per cui è candidata all’Oscar.

Film culto (per me) è Gorilla nella nebbia (Apted)   che la laurea anche attivista del The Diane Fossey Gorilla Fund.