Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: febbraio, 2015

Ricordiamocelo

Non ho paura che possa esserci una svolta autoritaria: ho paura che possa esserci qualsiasi svolta senza che neppure ce ne accorgiamo. Ho paura che, presi dalla faziosità, non riusciamo più a chiamare le cose – vere – col loro nome. Ho paura che questo Paese affoghi ancora di più nell’ignavia, nell’accidia, in quell’indolenza molto italiana che, mischiata alla crisi e alla paura, è prodromo di ogni peggio  

Il 16 novembre 1922, presentando alla Camera la propria compagine ministeriale, Mussolini pronunciò parole assai chiare sui diritti riconosciuti dal governo alle varie religioni: “tutte le fedi religiose saranno rispettate, con particolare riguardo a quella dominante che è il cattolicesimo”. Il 22 novembre il sottosegretario alla Pubblica istruzione Dario Lupi dispose la ricollocazione del crocefisso, definito il simbolo  della religione dominante dello Stato, in tutte le aule delle scuole elementari dalle quali era stato rimosso. Come venne osservato con soddisfazione, in meno di un quinquennio il crocefisso tornò al Colosseo, sul Campidoglio, nelle scuole, nelle caserme, nei tribunali, negli uffici pubblici, e, sull’esempio di questi, in moltissimi uffici privati. Un mese dopo, il 26 dicembre 1922, il nuovo ministro della Pubblica istruzione Giovanni Gentile annunciò che intendeva fare dell’insegnamento della religione cattolica “il principale fondamento del sistema della educazione pubblica e di tutta la restaurazione morale dello spirito italiano”. In quel momento il governo era di coalizione; né totalitario né dittatoriale. I patti lateranansi firmati nel 1929 tra Mussolini e Pio XI (rappresentato dal cardinale Gasparri), oltre a garantire alla Chiesa la libertà spirituale e il suo governo, stabilirono che lo Stato pagasse una forte somma a risarcire ciò che era stato perso con l’Unità d’Italia, concessero una porzione di Roma, il Vaticano, permisero il riconoscimento civile del matrimonio religioso, accordarono l’insegnamento religioso nelle scuole e il riconoscimento giuridico degli ordini religiosi. Inoltre lo Stato si faceva carico di molte spese, la congrua, concesse un vero stipendio statale ai preti nell’esercito e nelle scuole (ancora oggi sono scelti dalle diocesi e retribuiti dallo Stato). Finito il fascismo e nata la Repubblica venne inserito nella Costituzione (1948) l’art. 7, L’Articolo Sette/Togliatti ce lo dette/Guai a chi ce lo toglie/Dice al marito la moglie (Mino Maccari) di fatto una conferma dei patti siglati dal duce.  I democristiani per un ricambio generoso all’aiuto avuto, i comunisti perché volevano mantenere la “pace” religiosa. Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri… La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento, non si tornerà indietro su quello che è stato acquisito dal Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani (Pietro Nenni – dal discorso dell’Assemblea costituente del 27 marzo 1947). Il comunismo clericale diventa letteratura con Giovannino Guareschi  “Si era ormai a Pasqua: radunati in sede tutti i capoccia del capoluogo e delle frazioni, Peppone stava sudando come un maledetto per spiegare come i compagni deputati avessero fatto benissimo a votare per l’approvazione dell’articolo 7.  Prima di tutto è per non turbare la pace religiosa del popolo, come ha detto il Capo, il quale sa benissimo quello che dice e non ha bisogno che glielo insegniamo noi. Secondariamente per evitare che la reazione sfrutti la faccenda piagnucolando sulla triste storia di quel povero vecchio del papa, che noi cattivoni vogliamo mandare ramingo per il mondo… perché il fine giustifica i mezzi e  per arrivare al potere tutto fa brodo. In quel preciso istante la porta dello stanzone si spalancò ed entrò don Camillo con l’aspersorio in mano, seguito da due chierichetti col secchiello dell’acqua santa e la sporta per le uova. Senza dire una parola, don Camillo si avanzò di qualche passo e asperse d’acqua santa tutti i presenti  …e fece il giro  ficcando in mano a ciascuno dei presenti un santino. E fu come se fosse passato il vento stregato che fa diventare di sasso la gente. A bocca aperta Peppone guardò sbalordito il santino che aveva tra le mani, poi guardò la porta, indi esplose in un urlo quasi disumano: Tenetemi o l’ammazzo”(Giovannino Guareschi, La Bomba)..Nel 1957 la rivista Il Mondo diretta da Ernesto Rossi avanzò la proposta di abrogare il concordato attirandosi proteste del mondo cattolico e non solo.  Successivamente la questione è stata ripresa solo da Pannella.  Una consistente parte del partito socialista (in particolare Lelio Basso), i repubblicani (Giovanni Spadolini) alcuni indipendenti (Ferruccio Parri) chiedevano almeno una revisione, soprattutto per la questione dell’incongrua e anticostituzionale (già dal 1948) dicitura di “unica religione di Stato”, i finanziamenti e la scelta degli insegnanti nelle scuole. Ma il fronte laico non riuscì mai a compattarsi perché la maggioranza dei parlamentari composta da democristiani e comunisti temevano come la peste di alienarsi la Chiesa. Oltre a Il Mondo, anche il Corriere della Sera  nel 1977 fece grandi campagne giornalistiche sui privilegi economici della Chiesa.  Fiorirono in quel periodo commissioni di studio, bozze di revisione… ma la Chiesa aveva alleati bypartisan in Parlamento. Nel 1984 il Presidente del Consiglio Bettino Craxi insieme a Giovanni Paolo II (rappresentato da mons. Casaroli), siglarono un accordo di modifica del Concordato. Venne votato da tutto il Parlamento con l’astensione dei liberali e il voto contrario dei radicali e del Pdup.  Fu un compromesso, probabilmente molto al ribasso ma che altri si erano guardati dal fare, Craxi disse che era solo un primo gradino, ma ad oggi il secondo ancora non è stato salito.  Si abolì con quella firma l’assurdo riferimento al cattolicesimo come unica e sola religione ufficiale (che tante umiliazioni costò ai bambini e adolescenti (e loro genitori) che dovevano passare attraverso le forche caudine del preside e degli insegnanti per essere esonerati dall’insegnamento cosa che li esponeva alla gogna dei bambini (e dei loro genitori) nati con le stelline del cattolicesimo). Si abolì la congrua sostituita dal volontario 8 per mille, si stabilì una maggiore autonomia nel diritto di famiglia. Ma il veleno, si sa, è nella pratica. Dopo un primo anno in cui i liberi contributi dell’8 per mille scarseggiavano, si ricorse ad un meccanismo truffaldino per reperire fondi per lo stomaco mai sazio della Chiesa (messo a punto da Tremonti, noto tributarista chiamato per una consulenza al ministero delle Finanze da Rino Formica), la soppressione dell’obbligo dell’ora di religione costrinse a inserirla facoltativa perfino nella scuola materna (!) e sempre durante l’orario scolastico, si stabilì che le scuole private cattoliche avessero un trattamento scolastico come quelle statali , ma senza rendere nessun conto allo Stato,  si concessero privilegi ad enti religiosi che dichiaravano di svolgere un servizio sociale. Via l’Iva su terreni, fabbricati …. Inoltre, sulla schiena dello Stato anche gli oneri per la costruzione e la manutenzione di edifici di culto, per la tutela del patrimonio artistico gestito da enti e istituzioni ecclesiastiche.

Nel 2007 (e in modo più soft durante il governo Monti) l’Ue ha chiesto spiegazioni all’Italia sull’eccesso di  privilegi della Chiesa in materia fiscale, sollevando un polverone tra le gerarchie ecclesiastiche e la partitocrazia. Nell’ultimo ventennio in modo incrementale sono stati introdotti nuovi favoritismi: l’esenzione Ici e Ires, nuovi finanziamenti alla editoria cattolica, convenzioni privilegiatissime nel settore sanitario. Venite, la celebre,/La santa Bottega,/A prezzi di fabbrica/Vi scioglie, vi lega, /Fa spaccio di meriti, /Cancella peccati… /Venite! I solvibili /Saranno beati! (Olindo Guerrini, In morte di un reverendo strozzino, 1877)

 

 

Cose che fanno paura

Dice Tahar Ben Jelloun che credere o non credere è una questione personale e chiedere a qualcuno se si crede o no è una domanda da maleducati. Gli risponde Daniela Santanchè che i musulmani moderati devono scendere in piazza e prendere le distanze dall’Is, una sorta di onere della prova. Dice che anche i cattolici (che lei sovrappone con cristiani  con molta superficialità) nel medioevo facevano i roghi, ma “abbiamo” risolto.

 Gli indiani non hanno mai avuto simpatia per madre Teresa di Calcutta, una ipocrita che riempiva la ciotola di riso e di latte agli affamati che si convertivano e baciavano il piccolo crocefisso che gli porgeva. Ora gli hindu lo dicono e speriamo che lo recepiscano i cattolici nostrani che hanno sposato acriticamente questa figura ambigua. La suorina, albanese di nascita, aveva abbracciato la sua professione in Irlanda. Come dimenticare il suo volo da uccello predatore in quel Paese per scongiurare il pericolo dell’introduzione del divorzio (che venne approvato) e la sua benedizione a quello tra Diana e Carlo . Falsa e classista, la principessa aveva il diritto di divorziare perché Carlo la tradiva, le donne irlandesi invece no. E’ santa, spero che non siano troppi i cattolici che si inchinano a una donna che, tra le altre cose, odiava le donne. L’uso strumentale delle conversioni non è una novità per la Chiesa cattolica, basti pensare a Edith Stein, santificata da Giovanni Paolo II e nominata patrona d’Europa. Su di lei si sono pubblicati saggi libri film, tentando il più possibile di cancellare le sue origini. Stein nata a Breslavia in Polonia, giovane filosofa  assistente di Edmund Husserl,  che si convertì volontariamente dall’ebraismo al cattolicesimo affascinata dalla figura di Teresa d’Avila, diventò monaca carmelitana con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce.  Approfittando della sua posizione di suora tra il 1933 e il 1938 provò a chiedere udienza al papa Pio XII per sollecitarlo a condannare la politica antiebraica di Hitler, udienza sempre negata ufficialmente per mancanza di tempo. Il merito di Stein, anche di Stein cattolica, è quello di aver tentato di parlare col papa, ma che meriti hanno quelli che avendola santificata ne esaltano la figura quando non ebbero il coraggio di chiamare gli sterminatori con il loro nome? Nella clausura del convento nell’Alta Slesia ha racconta la sua vita in “Storia di una famiglia ebraica”. Il suo racconto finisce nel momento in cui un treno blindato la preleva per portarla ad Auschwitz, deportata perché ebrea e per questo morta. Arrestata  nel convento chiese di condividere il destino del suo popolo. E’ per apportare correzioni ai suoi errori che la Chiesa si è inventata una martire ideale la cui esaltazione altro non è che una autoesaltazione?  Anche il mediatico papa Francesco quaquaqua chiama alla conversione i mafiosi, dimenticandosi che quelli si sono spesso nascosti dentro la Chiesa che volentieri ne ha accettato i servigi (lo dice il procuratore nazionale antimafia Roberti).

http://www.rcsmediagroup.it/comunicati/tahar-ben-jelloun-e-questo-lislam-che-fa-paura-a-roma-il-25-26-e-27-febbraio/

http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-541.htm

http://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/lislam-che-fa-paura-24-02-2015-148184

http://www.repubblica.it/cronaca/2015/02/24/news/antimafia_la_relazione_annuale_ndrangheta_pi_forte_al_nord_bologna_tra_terre_di_mafia_e_spunta_un_indagine_su_magistra-108086550/

 

 

 

 

Lo gnommero 3

L’Occidente non prevede la guerra, non siamo in grado di amare il nemico né di abbatterlo. L’unico nemico che conosciamo è quello dentro di noi che combattiamo con l’aiuto della psicoanalisi, contrastiamo il senso di colpa che la superstizione religiosa tiene viva, la tentazione del male ci ammutolisce. Non conosciamo (più) la differenza tra la tortura come legge e la disciplina della legge. Il jihad intriso di tradizione religiosa, ci porge immagini caravaggesche delle decapitazioni con un senso del sacro della morte. Noi amiamo la vita. Potrebbero vincere loro.

 

 

Lo gnommero 2

Come è vivere con il peso di un debito inestinguibile?  Come si campa dovendo continuamente rendere conto? Giusto cento anni fa (1915) Luigi Einaudi, poi presidente della Repubblica, scriveva: “il debito pubblico è un titolo d’onore se è stato accumulato per conquistare l’indipendenza nazionale, per cementarla, serbando fede ai creditori dei precedenti regimi, per costruire acquedotti, ferrovie, porti, per risanare le maremme…” . Ma oggi il debito pubblico, contratto da politici corrotti per i loro affari privati o stupidi, ricade direttamente sulla vita del singolo cittadino. Perfino il povero che non riesce ad accedere al credito è costretto a rimborsare lo Stato, e chi nascerà domani avrà lo stigma del debito, così come una volta si credeva si nascesse col peccato originale. Ma quali sono veramente i nostri debiti? Certamente ne abbiamo con chi ci ha messo al mondo con chi ci ha amato e insegnato qualcosa, ma con lo Stato che ha mal speso?  Chi non rimborsa è moralmente depravato? Debito deriva dal latino debere, dovuto, in tedesco schuld è sia debito che colpa. Sarà forse pure per questo motivo che i mediterranei sono considerati riprovevoli dagli Schauble. Certo è che il debito che oggi ci affligge e ci toglie anche la speranza del miglioramento per il futuro ci ha trasformato in schiavi.

http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/percorsi/percorsi_20.html

 

Lo gnommero

Parlando di Libia un senatore si sbraccia per ricordare che si stava meglio quando si stava peggio: meglio l’occupazione di villa Pamphili con tende e cammelli piuttosto che gli strangolatori dell’Is, benvenute le lezioni di democrazia del satrapo e il baciamano al dittatore. Va bene così, auguriamoci pure il ritorno dei vecchi tiranni più buoni dei despoti di oggi. Naturalmente senza passare attraverso un momento di riflessione sugli aiuti negati, anche se invocati, alle timide primavere arabe. Ma, anche solo per un minuto, per un soffio di giustizia, sarebbe equo proporre uno scambio. Ai politici giornalisti cultori del luogo comune, sazi della libertà dell’Occidente, cullati nel tepore dell’Occidente, tranquilli nelle pur imperfette democrazie dell’Occidente, ai cantori entusiasti dei tempi andati il privilegio di assaggiare le meraviglie dei regimi rimpianti. Le parti per una volta potrebbero pure rovesciarsi, un piccolo scambio: a quel giornalista che fa titoli volgari per un giorno essere siriano, al politico che vuol respingere i gommoni i panni bagnati e la paura del fuggitivo, all’ignorante cultore della banalità un po’ di carezze sulla schiena dagli sbirri di un gheddafi o di un mubarak. Un po’, solo per provare. Ci si potrebbe chiedere che ne è del valore universale della democrazia. Per alcuni è un valore solo se conviene.

http://www.ow1.rassegnestampa.it/Ucei/PDF/2015/2015-02-18/2015021829573132.pdf

http://www.avantionline.it/2015/02/divisi-anche-sullisis/#.VORSXfmG86k

http://www.wittgenstein.it/2015/02/17/abbeverare-cammelli/

http://www.ow1.rassegnestampa.it/Ucei/PDF/2015/2015-02-18/2015021829572361.pdf

http://forum.roma.corriere.it/una_citta_mille_domande/15-02-2015/tripolini-di-roma-2615666.html

http://www.ow1.rassegnestampa.it/Ucei/PDF/2015/2015-02-18/2015021829571606.pdf

http://www.huffingtonpost.it/marco-perduca/cosa-dovra-discutere-consiglio-sicurezza-parlera-libia_b_6698974.html?utm_hp_ref=italy

http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/percorsi/percorsi_20.html

https://www.google.it/search?q=immagini+del+viaggio+di+gheddafi+a+roma+con+berlusconi&biw=1033&bih=751&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=NlDkVObtHoHgUszZgNAB&ved=0CCAQsAQ

http://www.lastampa.it/2015/02/15/esteri/lisis-diffonde-il-video-dei-copti-decapitati-in-libia-ZkMlaIIWWRlwiioVFIb4iO/pagina.html

 

Vignetta

 

Un sentore di Libertà

http://www.periodicoliberopensiero.it/images/17-febbraio-2015/17febb2015.html

Nell’anno santo 1600, Giordano Bruno, filosofo di fama europea, venne arso come eretico in Campo de’ Fiori durante i giorni del carnevale. Per più di un secolo la sua memoria appartenne a pochi, fino all’800, quando Bruno fu riscoperto dall’Italia risorgimentale e riconosciuto  martire dell’oscurantismo religioso, simbolo della libertà di pensiero e della tolleranza. L’immagine che la cultura italiana si è costruita di lui, subito dopo l’Unità, è un pezzo significativo della costruzione dell’identità italiana.

 

Roma 9 giugno 1889, domenica di Pentecoste, piazza Campo de’ Fiori è pavesata con stendardi colorati. Tutt’intorno alla piazza grandi tabelloni dove sono scritte frasi pronunciate da Bruno, come “tremate più voi nel pronunziare questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Si inaugura il monumento a Giordano Bruno. Il filosofo è avvolto nel saio domenicano, un libro socchiuso fra le mani, il cappuccio abbassato sul viso, pensieroso e raccolto, in una severità accentuata dal bronzo della statua. L’iscrizione dice “A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse”.  Un corteo parte da piazza Esedra (oggi piazza della Repubblica) alle 9. Secondo i giornali cattolici sono meno di cinquemila, per il Messaggero ventimila. In testa al corteo i reduci garibaldini, poi  il rettore e i professori dell’università di Roma, i rappresentanti delle università straniere, i membri della municipalità con il sindaco di Roma, le associazioni di Nola, le logge massoniche. Mancano esponenti del governo presieduto da Francesco Crispi, ma sfilano molti deputati. Il percorso del corteo, che passa per via Nazionale e piazza Venezia prima di entrare in Campo de’ Fiori, è salutato festosamente dai romani. L’oratore ufficiale della cerimonia è il repubblicano Giovanni Bovio, deputato dal 1876, massone. Come massone e anticlericale è Ettore Ferrari, deputato liberale e scultore del monumento. Al termine della cerimonia il corteo si reca al Campidoglio per rendere omaggio al busto di Garibaldi.

Una giornata memorabile per Roma, nera per il clero. Il papa, che aveva minacciato di lasciare la capitale qualora fosse stato scoperto il monumento, passa la giornata digiuno e prostrato davanti alla statua di san Pietro mentre “l’idra rivoluzionaria debaccava per le strade della città”.   Il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, in tutte le chiese di Roma si celebrano messe di riparazione, e l’aristocrazia romana si reca per una funzione in san Pietro. Il 30 giugno il papa Leone XIII  denuncia l’oltraggio fatto alla Chiesa considerando il bronzo di Bruno il simbolo di “una lotta ad oltranza contro la religione cattolica”.  Civiltà cattolica, la rivista dei gesuiti, ascaro dell’attacco al mondo moderno, scrive che la statua di Bruno “segna il trionfo dei rabbi della Sinagoga, gli archimandriti della Massoneria e i capiparte del liberalismo demagogico”.  La piazza Campo de’ Fiori  “deve rinominarsi Campo Maledetto in attesa che al posto del monumento si erga una Cappella di espiazione al Cuore Santissimo di Gesù”.

E’ equo ricordare che la proposta di rimuovere la statua di Bruno dalla piazza fu avanzata dalla stampa cattolica nel 1929 in occasione della stipula dei Patti Lateranensi, incontrando però l’opposizione di Mussolini. Che però fece calcinare la lapide in ricordo di Giuditta Tavani Arquati, eroina della Repubblica Romana, voluta dal sindaco Ernesto Nathan e che viene ricordata il 25 ottobre , giorno in cui fu uccisa barbaramente dagli zuavi pontifici.

17 febbraio 2015 – ore 17.00 Roma – Piazza Campo dei Fiori

C e r i m o n i a deposizione corone e saluti istituzionali

Interventi musicali: Lucia Ianniello tromba – Maria Giuditta Santori percussioni

Maria Mantello – Giordano Bruno, né dogmi, né padroni

Franco Ferrarotti – Giordano Bruno, la poesia della libertà

Carlo Bernardini – Scienza e libertà

Partecipazione artistica del Centro Studi Enrico Maria Salerno

Presenta Antonella Cristofaro 

http://www.periodicoliberopensiero.it/

Razza

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_febbraio_08/morto-partigiano-rendina-marino-non-dimenticheremo-5b1713ea-af8b-11e4-bc0d-ad35c6a1f8f9.shtml

La parola solidarietà risuona, ricca della sua ambiguità, come capita spesso. Da una parte essa rispetto alle sue consorelle (libertà e uguaglianza) parla alla seconda persona anziché alla prima, ovvero ragiona in termini di “tu” e non di “io”. Dall’altra, quell’io rifà la sua apparizione, quando solidarietà serve a ribadire una distanza, confermando una rigida separazione tra chi sentiamo “prossimi” e gli “altri”. Tra “noi” e “loro”.

Come è (o dovrebbe essere) noto l’articolo 3 della Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ognuno può dire con parole sue quanto suoni falso questo articolo ma, stride scientificamente, la parola razza. Il concetto di razza non ha alcun valore scientifico: antropologi e genetisti ci spiegano che gli essere umani condividono il 99,9% del patrimonio genetico e il rimanente 0,1% non rimanda a distinzioni misurabili fra popolazioni. Sarebbe l’ora che si arrivasse, così come ha già fatto la Francia, all’eliminazione del termine dalla Costituzione e da ogni documento pubblico. Sarebbe un modo per provare a smorzare, in un clima politicamente modesto come quello italiano oggi è, razzismo xenofobia discriminazione.  E’ evidente che abolire la parola razza non abolisce i razzisti che, tra l’altro, usano religione etnia cultura nello stesso modo strumentale e discriminatorio.

L’Associazione nazionale universitaria antropologi culturali (Anuac) ha formalmente richiesto l’abolizione del termine razza dalla Costituzione. Primo sottoscrittori Renzo Gattegna per conto dell’Unione delle comunità ebraiche. Il deputato del Pd Michele Anzaldi ha chiesto al governo di recepire la proposta. www.scienzainrete.it

 

La colpa di essere donna

Probabilmente Elena Ceste è stata uccisa dal marito. Sembra che l’uomo avesse realizzato che, nonostante i 18 anni di matrimonio, non era riuscito a plasmare la donna – raddrizzarla – così come desiderava. La normalità sarebbe ora fare un equo processo per l’imputato, se colpevole comminargli una pena esemplare, decidere per il meglio sugli sfortunatissimi quattro bambini della coppia e chiudere senza continuare a parlare della vita di Elena. Purtroppo una informazione priva di idee e di garbo – soprattutto la rai del pomeriggio – trovano l’argomento troppo goloso per smettere di fare a pezzi la donna che, se è stata uccisa, in fondo in fondo qualche colpa doveva averla. A me sembra di capire così negli interventi degli ospiti (sempre gli stessi che parlano di qualsiasi cosa facendo finta di sapere) e dei due conduttori della vita in diretta che giustificano il marito che mal tollerava le scorribande di Elena su facebook  perché tanto religioso. Essere religiosi è quindi compatibile con l’uxoricidio (e chissà il papa che i media incensano ogni tre per due cosa penserà, forse che dare un pugno non fa male ). Anche per questo ennesimo caso di violenza si perde l’occasione per ricordare che la famiglia non sempre è l’approdo alla terra del latte e del miele, e insegnare alle più giovani che prima di accogliere nel proprio letto un uomo occorre prendergli bene le misure. Diffidare intanto dagli uomini troppo religiosi (lo dice la rai) e da quelli che non amano né la felicità né la vita ma – dicono – soltanto te.

https://liberelaiche.wordpress.com/2014/10/28/elena-ceste/

a

Sergio Mattarella

Per dare un giudizio sull’operato di una personalità pubblica, bisogna avere la pazienza della storia. Per questo è poco serio vedere tutti i media che compilano note agiografiche per il nuovo Presidente, mentre bisognerebbe fare gli auguri di buon lavoro e basta. Molto cattolico – Binetti prevede che con il papa sarà subito idillio – però non sembrerebbe appartenere a quell’area di fanatici tipo Comunione e Liberazione o al filone cattoaffaristico alla sant Egidio, ma piuttosto sembra una persona con un forte senso della laicità resistente alla confessionalizzazione. Per alcuni aspetti sembra ricordare il predecessore Scalfaro, presidente dal 1992 al 1999, cattolicissimo ma insofferente a certi esibizionismi clericali dei suoi colleghi. Quando ricevette al Quirinale Gran Premio II gli disse: “la laicità dello Stato è sacra e un presupposto che nulla toglie alla fede di chi crede nei valori cristiani”, e ancora, alla vigilia del giubileo mentre i rappresentanti  di tutti i partiti correvano a mettersi il crocefisso all’occhiello: “ la laicità dello Stato è sacra e non accetta facilmente delle scene di contaminazione che, sulla piazza di san Pietro, sono capitate qualche settimana fa. Non le accetto perché vi è una dignità dello Stato ed una dignità della Chiesa”. Auguriamoci che tenga ben salda la barra sulla laicità, l’unico valore comune a tutti gli italiani, perché, sembra assurdo ricordarlo ma questo è, i cattolici sono solo una parte del Paese.  Se i gesti contano più delle parole, il primo del nuovo Presidente è stato di alto rigore morale: l’omaggio al sepolcro delle Fosse Ardeatine lascia intravedere un ampio orizzonte culturale e politico. Quanto al paventato ritorno della democraziacristiana è utile sapere quanto Mattarella disse in una intervista del 1999: “rifare la dc è impossibile perché non lo permette la storia. Sono orgoglioso dei momenti alti della dc, ma oggi la storia ci porta a una alleanza con forze di diverse cultura”. Molti di noi avrebbero desiderato un Presidente diverso: una donna contemporanea e coraggiosa come Bonino, uno attento ai diritti come Manconi, uno giovane e rigoroso come Giachetti… pare però che il compromesso sia l’unica possibilità per mantenere un equilibrio politico, e senza il compromesso c’è solo fanatismo e distruzione.  

Mausoleo delle Fosse Ardeatine, Via Ardeatina 174. Eretto nel 1950 dove si è consumato nel marzo 1944 l’eccidio di 355 antifascisti, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine è l’esito del primo concorso dell’Italia repubblicana. Frutto della collaborazione fra artisti e architetti (Giuseppe Perugini e Mario Fiorentino), concepisce per la prima volta un monumento come percorso attraverso una pluralità di episodi naturali, progettuali e scultorei in successione temporale: le cancellate di Mirko, il gruppo scultoreo di Coccia, le gallerie ipogeiche e il masso stereometrico orbitano intorno al piazzale centrale.

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