Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: giugno, 2013

La testa del re

 

1.Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione  2.La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona 3.Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita (Le tre leggi fondamentali della stupidità, in Allegro ma non troppo di Carlo M. Cipolla, Il Mulino € 8.80))

Sebbene il blog di Grillo utilizzi logiche berlusconiane  per commentare il funzionamento dei media e avvilisce in questo modo anche una cosa seria come le critiche ai giornalisti, una riflessione andrebbe fatta su questa presuntuosa casta che regge lo strascico alla partitocrazia e non vuole neanche sentirselo dire. Come è noto in Italia esiste l’Ordine dei giornalisti che contrasta palesemente con l’articolo 21 della Costituzione (secondo capoverso: la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure). Inoltre i giornalisti sono i dipendenti di De Benedetti, di Berlusconi, di Mediobanca, di Caltagirone, fino ad arrivare ai paladini della libera informazione a posto fisso della rai, che dipendono direttamente dal palazzo.  Come sanno anche i sassi un giornalista per entrare in rai deve rispondere non ad un partito ma ad una corrente di partito, perché quell’azienda non accetta curricula né, da più di venti anni, ha indetto concorsi.  Alla faccia dell’indipendenza dalla politica, molti giornalisti rai sono o sono stati deputati e eurodeputati. Il Lazio ha funzionato come un vaso comunicante con la rai avendo avuto ben due presidenti di regione (Badaloni e Marrazzo). Le indagini giornalistiche arrivano dalla stampa estera, oppure da inchieste fatte dai pochi giornalisti indipendenti e qualche notizia di malcostume arriva alle masse attraverso le Iene ultimamente molto addomesticate. Senza contare l’enorme bacino di siti e blog che i giornalisti garantiti  saccheggiano guardandosi bene dal nominarli. I lavoratori, gli studenti, quelli colpiti da calamità naturali, che scioperano e sfilano in corteo per finire sui giornali e in tv, vengono bellamente ignorati perché i privilegiati microfonomuniti preferiscono intervistare quei politici sanguisughe che si rubano le idee dei cortei indossando – ahimè – sciarpe caschi e distintivi della protesta .(come non ricordare una manifestazione di se non ora quando dove , invece di intervistare le donne che l’avevano convocata, la rai preferì sentire i pareri di Di Pietro e Vendola).

I giornalisti garantiti non parlano mai dei giovani che hanno difficoltà enormi per accedere alla professione giornalistica, delle retribuzioni risibili per le strisce, dello scarto altissimo tra un redattore di desk e un direttore. Perfino le newsletter dell’Ordine, o addirittura quella del Giornalista pensionato, sono gestite da professionisti già garantiti mentre potrebbero essere utili palestre per i giovani e i tantissimi disoccupati (alcune migliaia). Per fare chiarezza su questi punti, per discutere di una professione che cosi come è niente ha a che vedere con la libertà e l’indipendenza, l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi potrebbero indire un bel convegno.  E poi chiudere per sempre.

https://liberelaiche.wordpress.com/2013/06/05/i-giornalisti/ 

 Il malcostume corrompe, ma io mai avrei creduto fino al punto di colpire come un virus anche l’Accademia di Francia (a Villa Medici a Roma) che, per una usuale conferenza stampa ha richiesto per l’accredito la tessera dell’Ordine dei giornalisti. Per intenderci, neanche la Santa Sede la richiede.  E’ forse una questione di lana caprina, ma a me il fatto che la Francia, il paese che ha tagliato la testa al re, mi chieda il numero della tessera dell’Ordine (la mia è la numero 56964 rilasciata il 17-2-’89, ma non è per la privatezza che mi sono scandalizzata) per andare a una ordinaria conferenza stampa mi turba non poco.  So che la Francia e i francesi a molti italiani non piacciono, per me non è così. Intanto per la questione della testa del re: non c’è episodio che ha capovolto  il corso della storia dell’umanità come la Rivoluzione francese. Nel surreale dibattito sulla questione delle radici cristiane europee (cosa ovvia quanto inutile da scrivere in una Costituzione che deve unire) , un punto fermo lo mise il presidente Chirac ricordando che i francesi il problema con Dio lo avevano risolto da un pezzo. Parole definitive e importanti che derivano dalla carica ideale e dalla forza teorica della laicità di cui quel Paese che ha tagliato la testa al re è intriso. E’ per questa storia che  anche l’ultimo presidente francese interpreta, che mi imbarazza turba e preoccupa che mi abbiano chiesto la tessera dell’Ordine che in Francia i giornalisti non sanno  cosa sia. Mi viene da pensare che siamo come il vaiolo Tiziana Ficacci

 

Un libro

Michela Pasquali, I GIARDINI DI MANHATTAN. STORIE DI GUERRILLA GARDENS, Bollati Boringhieri, € 18 Negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento i community gardens sono stati una risposta concreta per rispondere alle esigenze dei più poveri nei periodi di crisi. Durante le guerre mondiali, sono stati finanziati da enti governativi affinché le fasce sociali più svantaggiate potessero coltivarli. Erano misure transitorie  per fare fronte alle emergenze e alla durezza della Depressione, ma venivano addolcite con slogan tipo “fresh food, exercise and education”. Il libro racconta la vicenda di Loisaida, un piccolo quartiere di Manhattan sull’East River. Nato nell’800 come rifugio per emigranti, prima olandesi, poi alla fine del secolo italiani ed est europei e, alla fine del 900, portoricani. I giardini, persi tra i palazzi, sono segnati da cornicioni delle vecchie case, vasche da bagno dipinte come un ninfeo, bambole che escono dall’acqua come Venere. A due passi dal centro finanziario, il quartiere merita il viaggio a NY, o, non potendo, la lettura di questo libro. Aviva De Benedetti 

Giancarlino Benedetti Corcos

Giancarlino Benedetti Corcos

I giornalisti

http://www.youtube.com/watch?v=58jsZp_BHIw

Spiace che la maggioranza dei giornalisti si sia chiusa a riccio proteggendo la categoria dopo gli insulti (volgari) di Grillo. Sebbene i toni usati dal leader pentastellato siano maleducati, è difficile negare che abbia detto delle scomode verità.

Come negare che in rai si entra solo per fedeltà non a un partito, ma addirittura a una corrente di partito? Impossibile confutare che i titolari di programmi, si chiamino Ballarò o Porta a Porta, invitano gli ospiti di loro gradimento lanciando anche delle stelle nel firmamento politico che poi restano sul coppino degli italiani. E, per la verità, qualche sospetto su inviti reiterati a cortesi banchieri fanno temere pure altro. Fanno sorridere i topgiornalisti rai che minacciano querele quando il loro posto è legato al loro scodinzolamento.. Ed è appena il caso di aggiungere quanto il servizio pubblico spende e si spende per l’informazione vaticana. Non diverso quel che riguarda la maggioranza dei giornalisti di importanti quotidiani che, prima di rispondere ai lettori devono rendere conto ai loro direttori dipendenti di un editore che ha mille interessi da proteggere. I vibranti editoriali letti in questi giorni a difesa della libertà di criticare Grillo non sono mai stati scritti per contestare gli stipendi troppo alti di certi addetti stampa (ad esempio i due del sindaco di Roma) , o per denunciare la mancanza di occupazione dei colleghi professionisti e pubblicisti. Quanto alla presunta schiena dritta degli sdegnati, come controbattere che la più parte dei giornalisti non è diversa da Fede che intervista Berlusconi o Minà che intervista Fidel Castro o Fazio che intervista chiunque. Invece che stare ad occuparsi a tempo pieno di Grillo, i giornalisti dovrebbero utilizzare gli elenchi dell’ordine per convocare un convegno per discutere di indipendenza e libertà di stampa, per poi prendere la decisione giusta: sciogliere l’ordine e provare ad essere come il resto dell’informazione occidentale.

Per la cronaca, a me Grillo non piace soprattutto per le sue analogie con Berlusconi. Entrambi ad oggi hanno dimostrato che sfasciare è facile ma costruire è un’altra cosa. Tiziana Ficacci.

http://www.montediprocida.com/wp/2013/06/volo-in-elicottero-su-monte-di-procida-e-fusaro-video-fratelli-coppola/

(sulla Turchia)   http://80.241.231.25/ucei/PDF/2013/2013-06-05/2013060524814830.pdf

http://moked.it/blog/2013/06/05/ugei-al-fianco-dei-ragazzi-di-istanbul/

turchia-article-2335924-243390

mia sorella

Questa bella donna è mia sorella che nei prossimi giorni compie 61 anni. La foto è un po’ nebbiosa esattamente fuori fuoco come il rapporto che noi abbiamo e che spesso le sorelle (e in genere tra parenti) hanno. I migliori auguri da Tiziana

Immagine 137http://www.mymovies.it/battute/?id=11299

Essere Repubblica

Grande festa oggi a Firenze, per il riconoscimento, alla presenza del sindaco Matteo Renzi e del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, della cittadinanza italiana ai tre senegalesi  Mor Sougou, Cheikh Mbengue e Mou Stapha, feriti in piazza Dalmazia  il 13 dicembre 2011 e scampati alla strage razzista compiuta da Gianluca Casseri, estremista di destra che poi si sparò alla testa dopo aver ucciso altri loro due connazionali. Un bel modo per festeggiare l’anniversario della nascita della Repubblica. .La cronaca italiana di questi anni è stata prodiga di episodi più o meno gravi che recano un indubbio stigma razzista: una adolescente torinese che si inventò uno stupro da parte di uno zingaro è intrisa di pregiudizi e i suoi concittadini che parteciparono al pogrom agirono al posto di istituzioni che ritenevano inefficaci; l’omicida dei senegalesi agì spinto dalle sue convinzioni nenonaziste e negazioniste, oltre ai soliti buu negli stadi. Episodi gravi, ancora più pericolosi in un periodo di dura crisi che nutre rancori, invidie, tabù… e la timidezza nel denunciare a piena gola il razzismo montante, è una forma di complicità. Non ha senso negare che il nostro Paese ha coperto e approvato secoli di antigiudaismo cattolico, ha praticato un colonialismo feroce e  predatorio oltre che stupido, e, negli ultimi decenni, ha emanato leggi e circolari discriminatorie e meschine nei confronti dei migranti. Nessuno di noi ama sentirsi dire che è razzista, ma se ci facessimo un breve e sincero esame, ci renderemmo conto di quante preclusioni abbiamo. Soprattutto nei confronti degli zingari rom nomadi sinti, anche se è caricaturale sforzarsi di usare la definizione giusta quando da destra a sinistra si pensa che siano un popolo di ladri. Nei loro confronti è viva una forma di razzismo etnico: è ovvio che ci sono zingari onestissimi, ma a nessuno frega niente, i rom sono un problema sociale che va estirpato, non meritano né un futuro né hanno diritto a poter sperare in una vita alternativa per sé e i loro figli.  I nazisti sterminarono gli zingari e gli ebrei insieme, perché razze inferiori neanche buone per la sudditanza ma solo per la morte. Della Shoah gli ebrei hanno – con fatica – testimoniato (e continuano tra la diffidenza), del Porrajmos manca pure la memoria. Quelli tra di loro che ce l’hanno fatta, i Togni gli Orfei, cercano di farlo dimenticare che appartengono a quell’etnia lì.   Non ci porta nelle strade il fuoco che viene usato per mandarli via: per loro mai una parola, neanche da quei partitocrati che non perdono una piazza. Anche la Chiesa cattolica, che ha la superbia di affermare che protegge gli ultimi, sulle etnie non scherza, e ripete, per silenzi reticenze e tardive prese di posizione, le pagine più schifose della sua storia: antisemitismo, pedofilia, complicità con le dittature, furto. E cosa è se non razzismo la faccia feroce mostrata  ai giovani nordafricani che sbarcano sulle nostre coste e vengono detenuti nei centri predisposti appositamente per loro? Eppure l’Italia potrebbe esibire un volto gentile a quei disperati, esaminare le posizioni di ognuno, accogliere gli aventi diritto e rimpatriare gli altri, mostrando un paese accogliente ma rispettoso delle leggi, ma si preferisce  gridare all’invasore. Ce ne accorgiamo ogni giorno che l’Italia perde colpi, non ha nessuna idea di sé e del suo futuro. Però ci limitiamo a pensarlo tra noi, ce lo confidiamo nelle conversazioni con i due nostri amici. Lo avvertiamo che avremmo bisogno di bilanci sinceri e impietosi fatti in pubblico per poterci specchiare collettivamente nella verità. Purtroppo continuiamo a ingombrare inutilmente le strade con le sfilate militari, anche se sobriamente per risparmiare. Tiziana Ficacci

 

.