Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: febbraio, 2017

Le Mille

Le Mille, a cura di Ester Rizzo, Navarra editore

le-mille“Sappiamo che il cervello femminile non è per natura sufficientemente preparato per le carriere delle scienze, della matematica, della filosofia, della storia, dell’ingegneria, dell’architettura” Nicola Pende, medico, teorico delle leggi razziste* del ’38

Come sono le donne? Maschi falliti, inaffidabili perché schiave delle passioni, frivole, volubili, pericolose.

Maledette e maldette.

Serviva un libro  per “ben dirle” e per raccontarne almeno  Mille. Sono state scelte quelle che per prime hanno realizzato un progetto, raggiunto un obiettivo, avuto un riconoscimento, un incarico politico, un premio, un titolo di studio. Le prime che hanno infranto un tabù, una abitudine, una regola scritta da altri e spesso  in cielo, un pregiudizio.

Ventotto capitoli per ventotto prime volte di.., ricco di biografie interessanti sorprendenti curiose sconosciute ai più. Una iniezione di positività necessaria.

Le Mille è il lavoro collettivo dell’Associazione Toponomastica femminile, nata a seguito dell’attenzione ricevuta dal gruppo omonimo nato nel 2012 su facebook , da una intuizione di Maria Pia Ercolini – oggi coordinatrice dell’Associazione – per promuovere su ogni territorio , strade, piazze, scuole… dedicate alle donne.

Ester Rizzo che ha curato questo importante lavoro, collabora con diverse testate su tematiche relative al femminile, ed è l’autrice di Camicette Bianche, oltre l’8 marzo.

Piccola nota per chi leggerà il libro: a pagina 333 si parla di Tullia Zevi come prima e unica donna vicepresidente Ucei. In realtà Zevi è stata vicepresidente dal 1978 all’82 e presidente dal 1983 al 1998. E non è più l’unica perchè mentre andava in stampa il libro il 3 luglio 2016 a quell’incarico è stata eletta un’altra donna, Noemi Di Segni. (perché i primati servono per essere ripetuti)

*preferibile usare leggi razziste a razziali , sfumatura di non poco conto, come chiede l’Unione delle comunità ebraiche italiane

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http://www.toponomasticafemminile.com/

https://www.facebook.com/groups/292710960778847/?fref=ts

 

 

 

 

Carla Accardi

Carla Accardi, pittrice  italiana, nasce a Trapani il 9 ottobre 1924 e muore a Roma il 23 febbraio 2014

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Fortemente dotata di gusto artistico, dopo la maturità classica consegue nel 1943 la maturità artistica, per seguire poi i corsi all’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Firenze.  Alla fine degli studi, nel 1946, si trasferisce a Roma dove , frequentando gli studi di via Margutta, conosce molti giovani e promettenti artisti stabilendo con loro rapporti di amicizia e di lavoro.
Nel 1947 aderisce al Formalismo e firma, con gli amici Pietro Consagra, Ugo Attardi , Piero Dorazio, Mino Guerrini,  Achille Perilli, Giulio Turcato e con Antonio Sanfilippo, che sposerà nel 1949, il manifesto del Gruppo Forma 1, gruppo di avanguardia di ispirazione marxista: “Noi ci proclamiamo formalisti e marxisti, convinti che i termini marxismo e formalismo non siano inconciliabili”, si legge nel primo ed unico numero della rivista Forma pubblicato il 15 aprile 1947.
Presto i lavori e l’impegno di ricerca del gruppo richiamano l’attenzione dei critici che la seguono quando partecipa a numerose collettive sia in Italia che all’estero; la sua prima mostra personale è alla Galleria Numero di Firenze, seguita nel ’50 da quella alla Galleria Libreria Age d’Or di Roma presentata da Turcato.
Il percorso stilistico di Carla Accardi, che si muove all’inizio sulla linea della pittura costruttivo-concretista e che la porterà, attraverso una ricerca fondata sulla poetica del segno, a realizzare opere sempre più riconoscibili.
Negli anni Cinquanta le sue opere sono caratterizzate da insiemi di segmenti pittorici bianchi su fondi neri, trovando appoggio nel critico e profeta dell’arte informale Michel Tapié che la invita alle mostre da lui curate in Italia e all’estero.
Negli anni Sessanta il suo rapporto segno-colore si arricchisce con bicromie luminescenti, prima su normali supporti opachi, ma in seguito usando fogli trasparenti di “sicofoil”, un particolare acetato di cellulosa, dipinti con smalti monocromi.
Nel 1964, una sua personale alla Biennale di Venezia la impone all’attenzione internazionale. mentre continua a sperimentale il superamento della superficie piana della pittura, inventando forme spaziali fatte di fogli di sicofoil sui quali si svolgono trasparenti i tracciati del colore.
Negli anni Settanta la sua ricerca sul piano di pittura si realizza nelle “Tende“, il cui apice è nel lavoro “Triplice tenda” del 1969-’71, una vera e propria struttura abitabile e percorribile dallo spettatore.
Negli anni Ottanta Carla Accardi, superate le fasi della luminescenza e della trasparenza,  comincia ad utilizzare tele grezze che mettono in evidenza le sapienti stesure cromatiche di varia intensità si contrappongono, creando campi energetici di differenti intensità.
Durante il suo ricco ed intenso percorso artistico l’attività espositiva ha sempre avuto una notevole importanza.
Accardi ha partecipato a varie edizioni della Biennale di Venezia, a numerose personali e collettive, partecipando a mostre retrospettive del gruppo Forma 1 e dell’Avanguardia Italiana degli anni Cinquanta, all’ Italian Art in the XXth Century, Royal Academy, Londra, 1989 e The Italian Metamorphosis 1943-1968, Guggenheim Museum, New York, 1994), Chambres d’amis (Gand, 1986).
Nominata nel 1996 membro con la o dell’Accademia di Brera, nel 1997 fa parte, come consigliera, della Commissione per la Biennale di Venezia,  E’ morta a Roma il 23 febbraio 2014.

Giallo

 

Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla e altri che per la loro arte e intelligenza trasformano una macchia gialla nel sole (Picasso)

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primavera dalla finestra del soggiorno

D’amore si vive

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Je baise l’air, croyant que tu y es    (Casanova e baci Perugina)

Il nesso tra san Valentino e la sua protezione sugli innamorati rimane incerta. Forse fu bastonato il 14 febbraio di un anno intorno al 270. Forse a Roma, forse a Terni dove sono custodite le sue spoglie. E’ il santo protettore dei malati di epilessia, che hanno, nel momento della crisi, perdita di conoscenza e gesti incontrollati proprio come spesso succede nell’ innamoramento. Qualcuno sostiene che il  legame con gli innamorati ha origine nella cristianizzazione della festa romana di Lupercalia quando i ragazzi tiravano a sorte le fanciulle in onore della dea Giunone Februata. Oppure è semplicemente perché in inglese valentine significa sia innamorato che biglietto d’amore.

La me di fino a qualche anno fa, inorridiva  anche solo al pensiero di prendere in esame l’idea di fare a qualcuno – ovviamente in modo leggero come oggi –  gli auguri per la festa dell’amore. Adesso, che non sono più innamorata da tanto tempo, mi  sembra carino. Non sono innamorata nella comune accezione del termine, cioè un/a fidanzato/a un/a compagno/a…E’ possibile che ci si innamori solo un paio di volte nella vita e io le ho già vissute. O forse è vero che le cose cambiano. Oggi mi innamoro di tutte le cose e di tante persone, ma sono, soprattutto, incantata dal mio desiderio di calma e autonomia. E dall’aver vissuto con una persona amica, amata tanti anni prima, l’intimità del dolore che è il lievito per conservarne una affettuosa memoria. Qualcuno mi chiede se ho una attitudine alla vita singola. Forse avere avuto qualche inciampo nella vita sentimentale – per esempio un amore complicato –  mi ha costretta a un lungo periodo di esplorazione dell’universo emotivo  portandomi alla singletudine. Ma non è smesso l’innamoramento che spesso consiste anche nell’innamorarsi degli amori degli amici felici.

E basta così tf

 

 

La Repubblica Romana

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La Repubblica Romana del 1849 (nota anche con la denominazione di Seconda Repubblica Romana, per non confonderla con quella giacobina del 1799) fu uno stato sorto a seguito di una rivolta liberale che nei territori dello Stato pontificio estromise Papa Pio IX dai suoi poteri temporali. Fu governata da un triumvirato composto da Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini ed Aurelio Saffi. La piccola repubblica, nata nel contesto dei grandi moti del 1848 che coinvolsero tutta Europa, ebbe come quest’ultimi vita breve (5 mesi, dal 9 febbraio al 4 luglio), a causa dell’intervento della Francia di Napoleone III che per convenienza politica ristabilì l’ordinamento pontificio, in deroga ad un articolo della costituzione francese. Tuttavia quella della Repubblica Romana fu un’esperienza fondamentale nella storia dell’unificazione italiana, vide l’incontro e il confronto di molte figure di primo piano del Risorgimento accorse da tutta la Penisola, fra cui Giuseppe Garibaldi. In quei pochi mesi Roma passò dalla condizione di stato tra i più arretrati d’Europa a banco di prova di nuove idee democratiche, fondando la sua vita politica e civile su principi (quali, in primis, il suffragio universale maschile, l’abolizione della pena di morte, la libertà di culto e la laicità dello Stato) che sarebbero diventate realtà in Europa solo circa un secolo dopo.

I Principi Fondamentali che introducono la Costituzione della Repubblica disegnano un progetto di Stato straordinario e attualissimo. Il secondo principio è sconvolgente, se pensiamo che è un pensiero forgiato nel 1849. L’abolizione dei titoli nobiliari e il disarcionamento dai privilegi ereditari fanno scendere la frangia più ricca del popolo al livello del popolino, rimescolando non solo le ricchezze ma anche i valori e le reali capacità di “sopravvivenza” alla quotidianità, che diventa improvvisamente tema obbligato per tutti, non solo per chi sfortunatamente non sia nato con un buon cognome. Il terzo dichiara la “direzione” che deve avere il governo del paese, ovvero sia un governo del popolo PER il popolo stesso, e non fine a se stesso o per incompiuta manifestazione di potere. Al quarto un capolavoro di politica internazionale, la Repubblica rispetta tutti e difende se stessa. Il quinto rende l’equiparazione sociale estesa alle strutture amministrative dello Stato, e nel sesto c’è in poche, pochissime parole, il concetto di Welfare che nessuno ministro della Repubblica Italiana è stato mai in grado di dichiarare con tale schiettezza e con così poca ipocrisia. Il settimo è il principio che più manca all’Italia di oggi, che è l’Italia di ieri e l’Italia che meno si è distaccata da quello Stato Pontificio che è stato il più grande responsabile dell’arretratezza del centro e del mezzogiorno dal medioevo in poi. L’ottavo è un principio pratico, una presa d’atto che in Italia il Papa c’è, c’è sempre stato e ci sarà, e bisogna conviverci con rispetto reciproco.

Basterebbero solo questi 8 elementari quanto profondi principi a rivoltare l’Italia attuale da capo a coda, a rendere la struttura del nostro Paese ragionata, ragionevole, in una sola parola, GIUSTA. La nostra memoria della Repubblica Romana è, quindi,  il desiderio di mantenere aperta la discussione sulla democrazia, sull’autonomia e la laicità dello Stato, sul destino delle libertà. Mazzini e i tanti ragazzi caduti per la difesa della Repubblica non si fermano…

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/romana1849.htm

 

Fondamentale il ruolo  delle donne nei fatti del 1849. In particolare le figure di due donne, Colomba Antonietti e Cristina Trivulzio di Belgiojoso che, di estrazione sociale diversissima – figlia di un umile fornaio di Bastia Umbra la prima, nobildonna appartenente ad una delle famiglie più ricche ed importanti di Milano la seconda – non esitarono a spendersi in prima persona nelle tumultuose vicende della primavera-estate del ’49. Nella Roma cinta d’assedio dall’esercito francese, esse divennero le figure emblematiche da una parte della donna combattente – Colomba, che volle imbracciare il fucile e combattere in prima linea accanto al marito, l’ufficiale Luigi Porzi, sui bastioni del Gianicolo, dove lasciò la sua giovane vita di poco più che ventenne colpita al fianco da una palla di cannone – e dall’altra della donna infermiera – Cristina Trivulzio, ideatrice di un innovativo sistema di soccorso ai feriti articolato in “ambulanze” (rete di ospedali e postazioni di primo soccorso spesso a ridosso dei luoghi degli scontri) e gestito pressoché interamente da donne. A queste si affianca poi la figura della donna scrittrice e giornalista, incarnata dall’americana Margaret Fuller che ebbe il merito di raccontare al mondo il barbaro bombardamento che i francesi andavano facendo su Roma, i suoi monumenti e la popolazione civile inerme.

ll Mausoleo Ossario Garibaldino in via Giuseppe Garibaldi, oltre ai suoi resti, accoglie dal 1941 i caduti per Roma capitale tra il 1849 ed il 1870. Accanto alle spoglie dei tanti giovani eroi conosciuti come Mameli, Manara, Morosini, Dandolo, Daverio, riposano quelle di tante donne meno celebrate se non quasi sconosciute. Come Giuditta Tavani Arquati, patriota trasteverina uccisa dagli zuavi pontifici, incinta del quarto figlio, insieme al marito e al loro giovane figlio. Marta Della Vedova, una donna di Faenza che nel 1849, già amputata, si getta sulla miccia di una bomba caduta sull’ospedale militare dei Pellegrini, salvando l’intera corsia dei feriti.

Anche Enrichetta Di Lorenzo partecipa alla difesa della Repubblica Romana, non solo combattendo al Gianicolo insieme al suo compagno di vita, Carlo Pisacane, ma anche occupandosi con molte altre patriote della cura dei feriti. È Cristina Trivulzio di Belgiojoso – editrice di giornali rivoluzionari, scrittrice e giornalista – a dirigere gli ospedali provvisori che accolgono in alcune chiese romane i feriti dei combattimenti del 1849.

Ellen Johnson Sirleaf

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La prima presidente nera nella storia del mondo, la prima donna a guidare un Paese africano: la Liberia quasi morta dopo 14 anni di guerra civile.

Nobel per la pace 2011, Sirleaf nasce a Monrovia nel 1938, studia economia negli Usa. Ha incarichi di governo, vive in esilio, torna ed è condannata, si alle ala signore della guerra Ch. Taylor, lo sfida.

L’intervento internazionale da lei implorato apre la via alla democrazia con le elezioni del 2005.

Nel 2017 lascia come prescritto. Su 20 candidati non una donna. Ma lei dice che “indietro non si torna e che lo strapotere maschile è sgonfiato per sempre”.

http://www.ilpost.it/2011/10/07/chi-e-ellen-johnson-sirleaf/

 

Julia Gillard

 

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Immigrazione, riconciliazione con le popolazioni indigene, approdo alla Repubblica, sistema sanitario: temi sensibili in Australia ma che sono stati i cavalli di battaglia di Julia Gillard , detta la rossa per i suoi bei capelli. Originaria del Galles, negli anni dell’opposizione, prima di diventare dal 2010 al 2013 la prima donna a capo del governo di Canberra, questi sono stati i temi che l’hanno imposta all’attenzione.

Emigrata con i genitori nel 1966, Julia Gillard si laurea all’Università di Melbourne in Giurisprudenza nel 1986.  E’ eletta deputata laburista nel 1998, e ha firmato il progetto sui rifugiati e richiedenti asilo costati al suo partito, l’Apl, la sconfitta elettorale del 2004.

Due anni dopo la rivincita e il riconoscimento delle sue idee, quando è diventata vicepresidente del suo partito e, successivamente nel 2007, vicepremier.

https://it.wikipedia.org/wiki/Julia_Gillard

Raggi, quando passa il 160?

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L’occasione mi è gradita per far notare che combattere una guerra contro i bruti adoperando i loro stessi metodi può condurre a due possibili risultati: o perderla e basta, o perderla pure nell’improbabile caso in cui la si vinca. (Alessandro Capriccioli) 

Solo per ricordare che Raggi è stata ascoltata per tante ore sulla vicenda abuso d’ufficio, per la quale aspettiamo gli esiti, e non per le polizze.  E per dire che disturbano certe interviste accucciate, specialmente se il giornalista vive a Roma.

Le domande banali al momento sono: a) stante che Raggi e il suo staff non potevano ignorare chi fosse Marra (allontanato da Marino e dal commissario Tronca) e ricordando per ho-ne-stà che Grillo non lo voleva, è quel partito scalabile da una cordata esterna? b) è possibile chiedere conto della rimozione e di chi ne fu l’artefice del primo assessore al Bilancio? c) si potrebbe sapere chi ha suggerito alla sindaca il nome della prima assessora all’Ambiente? d) e chi ha voluto la rimozione del dg Rettighieri ad Atac? e chi ha deciso di affidare il bonus per obiettivi raggiunti ai 52 dirigenti Atac?

Poche domande. Inoltre, come romana, pretenderei anche che venisse chiesto conto dei grandi progetti per Roma che sembrano essere chiusura delle buche e pulizia delle caditoie, cose che più o meno professionalmente a Roma sono state sempre fatte. E conto per Atac, Ama, diminuzione dei posti nei nidi, chiusura centri centri antiviolenza, impreparazione esageratissima dei diversi presidenti di municipio …

Ricordo alle flebili opposizioni capitoline e ai media valletti, che far passare da vittima Raggi e la sua giunta non ponendo domande giuste, sarebbe il peggiore dei crimini. (essendoci la morta:Roma)

di seguito tre post su Raggi

https://liberelaiche.wordpress.com/2016/07/06/i-primi-raggi-clericali/

https://liberelaiche.wordpress.com/2016/07/08/raggi-di-famiglia/

https://liberelaiche.wordpress.com/2016/07/07/finalmente-raggi/

 

Mary Tylor Moore

Nei giorni scorsi è morta l’attrice Mary Tyler Moore , conosciuta ai più per la sua serie tv, ma protagonista di film importanti come Gente comune, premiato con più Oscar, dove interpreta una algida madre spezzata dal dolore.

Negli anni Settanta, da noi arrivò qualche anno dopo, la serie Mary  Tyler Moore ci mostrò una donna diversa. Libera, indipendente,  felicemente sola. Mary Richards era una trentenne single, produttrice di un telegiornale, trasferita a Minneapolis in una casetta tutta sua… la donna che volevamo diventare.  Negli anni Settanta sbarcò sugli schermi Usa, da noi arrivò qualche anno dopo, giusto in tempo per me per darmi una utile indicazione. L’attrice Mary Tyler Moore (la serie che durò fino al  ’77 aveva il suo nome) all’inizio indossava i pantaloni ma per compiacere la produzione doveva alternarli con corte gonnelline a pieghe tipo kilt. Divertente, ma non solo. La serie parlava di omosessualità, contraccezione, parità di stipendio e mansioni. Nel corso dei sette anni la serie si migliorò. Basti sentire la prima sigla “You might just make it” diventata presto “You’re gonna make it”,  da Come potrai farcela  a Ce la farai.

Molte ce l’hanno fatta anche incoraggiate dalla serie.

https://it.wikipedia.org/wiki/Mary_Tyler_Moore