Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: agosto, 2013

Atti contro natura

Una buona legge sull’omofobia è giusta e necessaria: non necessaria nel senso che risolverà il problema, perché su questo è inutile e perfino dannoso farsi illusioni, ma necessaria perché lo Stato democratico e laico deve dare un segnale forte di solidarietà nei confronti di coloro che vengono così pesantemente discriminati e offesi da una larga parte dell’opinione pubblica. Ma occorre sottolineare la grande responsabilità di scuole e famiglie, di genitori e insegnanti cattolici e non cattolici. La Chiesa cattolica contribuisce per la sua parte al mantenimento del pregiudizio, ma questo non è semplicemente il frutto dell’educazione cattolica. C’è una componente antropologica molto più antica che deve essere quotidianamente rimossa con un’azione educativa coraggiosa e paziente. Purtroppo nella scuola pubblica si fa molto poco in questa direzione e non sono molti i presidi e gli insegnanti che osino davvero affrontare con chiarezza ed energia il tema dell’omosessualità e del rispetto che si deve alle diverse forme della sessualità. Ma non di solo sesso si tratta, occorrerebbe anche una migliore educazione sentimentale che aiuti a comprendere meglio il mondo così delicato e complesso dell’affettività. Dopo aver giustamente criticato i tabù e le fobie del mondo cattolico, dovremmo fare un esame di coscienza, probabilmente doloroso e difficile, anche noi laici non credenti. (Paolo Bonetti)

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L’espressione contro natura è una terminologia utilizzata dalla Chiesa cattolica riguardo la morale sessuale. Ma la teologia cristiana ignora la natura perché guarda attraverso gli occhiali del creazionismo, che considera le persone e l’universo un dono di Dio. Sembra un paradosso quindi il richiamo alla natura da parte di chi alla natura non crede. Ma, è anche incredibile che la Chiesa cattolica che sentenzia, giudica, condanna con grande sicumera, basa le sue sicurezze su fonti  labili.  Nel catechismo di Pio X (papa dal 1903 al 1914) la sodomia era tra i quattro peccati  che gridano vendetta al cospetto di Dio, gli altri tre sono omicidio volontario, oppressione dei poveri, frode. Gridano vendetta, cioè provocano la punizione divina come nel Genesi viene distrutta la città di Sodoma.  Però, l’assunto che il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo si rifacciano alla Bibbia è una affermazione quanto meno gonfiata. Come si sa nel libro si racconta la storia del popolo di Israele e non ha un carattere propriamente religioso come vogliono sostenere i cristiani, ma è piuttosto un romanzo epico. Nell’episodio biblico a cui la Chiesa romana si richiama per condannare l’omosessualità, non c’è assertività, tanto che  Dio  si lamenta perché il popolo non ubbidisce e discute su ogni cosa. I cristiani dicono di essere figli di Abramo, ma Abramo contratta con Dio: “se a Sodoma esistono cinquanta giusti… o anche un solo giusto tu distruggeresti con una pioggia di fuoco la città di Sodoma?” E dice a Dio : “il giudice di tutta la terra non giudica secondo giustizia” (Genesi 18:25-32).   L’omosessualità era molto diffusa tra i popoli mediorientali nel periodo storico dei fatti raccontati nella Bibbia, ma non era comune, secondo il libro, tra gli Ebrei. Raccontiamo l’episodio: Lot viveva a Sodoma quando due angeli arrivarono in città e Lot li invitò ad entrare a casa sua per mangiare e riposarsi. Rapidamente si sparse la voce che a casa di Lot c’erano due uomini bellissimi e presto una folla di uomini anziani e giovani si recò in quella casa chiedendo: “dove sono gli uomini che sono venuti da te? Falli uscire”. Lot comprese che gli abitanti di Sodoma volevano violentare i suoi ospiti, e decise, pur con dolore, di offrire le sue due giovani figlie vergini  pur di salvaguardare i sui ospiti. La folla allora si scagliò contro Lot per sfondare l’uscio, ma idue angeli afferrarono Lot e colpirono la gente di fuori con un bagliore accecante, così essi si affannarono inutilmente a cercare un’entrata (Genesi 19:1-11). Secondo molti commentatori in questo passo il peccato va ricercato nella concupiscenza di “cosa altrui”. Nel Levitico (che elenca le regole che gli ebrei devono/dovrebbero osservare), l’omosessualità è comunque da evitare. “Non dovrete avere relazioni sessuali con un uomo come si hanno con la donna: è una pratica mostruosa” (Levitico 18:22). Perché tanta severità per pratiche così poco conosciute tra gli Ebrei? Probabilmente perché l’omosessualità è intesa come mezzo di culto a divinità pagane, come leggiamo in Deuteronomio 23:17, dove si fa riferimento al prostituto sacro. Però troviamo anche passi delicati e che ci indicano rapporti omosessuali improntati a grande tenerezza. Il primo episodio è riferito a David, futuro re di Israele, e a Gionathan, figlio di re Saul. Il loro è un rapporto intenso e per l’amore che gli portava, Gionathan fece giurare David, perché: “l’amò più di un fratello” (I Samuele 18:4), David, “l’amò come l’anima sua” (I Samuele 18:1) E David dopo la morte dell’amico dirà: “Per me il tuo amore era dolce più che l’amore di donna” (II Samuele 1:26). E lo stesso Saul dirà al figlio : “Figlio di una donna perduta! Non so forse che sei legato al figlio di Isaia, a vergogna tua e a vergogna della nudità di tua madre?” (I Samuele 20:30).. La Chiesa cattolica ha un giudizio sprezzante sulle donne, quindi non prende neanche in esame di giudicarle per la loro omosessualità, ma nella Bibbia troviamo anche passi che riguardano l’amore fra donne.  Il racconto riguarda Ruth che, rimasta vedova , potrebbe ricongiungersi alla sua famiglia  ma chiede alla suocera di rimanere con lei: “non chiedermi di abbandonarti, lasciami venire con te, dove tu abiterai abiterò con te. Solo la morte potrà separarmi da te” (Ruth 1:16-20) . Ruth decide di rimanere con Noemi e leggiamo che si unisce a lei (davka bah) proprio come leggiamo nel Genesi quando un uomo lascia padre e madre per unirsi alla donna (davka) . Sotto al cielo e nei libri esistono molte più realtà di quante sembra comprenderne la Chiesa cattolica e sant’Agostino (se si offende l’ordine naturale si offende Dio stesso in qualità di ordinatore della natura). Tiziana Ficacci

Bagnanti http://moked.it/blog/2013/08/20/bagnanti/

il papa d’Egitto http://www.ilfoglio.it/andreasversion/1131

Appunti per un viaggio

L’oro è abbondante e vi si tessono coperte di pelo di cammello e drappi d’oro e di seta (Il Milione)

 “Dovete sapere che un uomo del luogo non prenderebbe mai in moglie una donna vergine. Dicono che una donna che non ha avuto parecchi uomini non vale nulla e non è amata dagli dei perché se fosse loro cara sarebbe ricercata e desiderata dagli uomini”. Forse è proprio questo l’aspetto che maggiormente colpì il viaggiatore veneziano Marco Polo che della sua missione in Tibet nel 1275 descrive ne Il Milione ori e castelli e le virtù femminili. Dopo, molto dopo, nel 1936, l’orientalista Giuseppe Tucci chiama il Tibet (dal turco Tobad Alture) il Paese delle donne dai molti mariti, e le racconta così: “qui tutte le donne hanno più di un marito perché vige la poliandria. Una ragazza sposa non solo il suo fidanzato ma tutti quanti i suoi fratelli, e in più può prendersi un assistente scelto direttamente da lei… e nonostante ciò regna grande armonia perché queste famiglie non conoscono il tarlo della gelosia. I mariti rispettano i turni e si sottomettono ai voleri della loro signora…”.

Marco Polo e Giuseppe Tucci avranno guardato alle donne con occhi da antropologi? Chissà, comunque lo strano paese dal 1850 viene chiuso agli europei per scoraggiare i continui tentativi di penetrazione degli inglesi provenienti dall’India. Ma il divieto ha l’effetto di attirare come una carta moschicida i viaggiatori; fino al punto che gli inglesi aprirono a forza i confini del Tibet nel 1904 avviando ufficialmente l’erosione dell’autorità del Dalai Lama completata con l’invasione maoista del 1950. Il grande regista Frank Capra girerà nel 1937 Orizzonte perduto, ispirato al romanzo Lost Horizon di James Hilton del 1933, dove tre soldati inglesi scappano da una sommossa e si rifugiano in un paradiso dai suggestivi paesaggi sull’Himalaya dove gli abitanti sono immuni da violenza e volgarità. L’alpinista austriaco Heinrich Harrer, inviato in esplorazione sull’Himalaya dal Reich per cercare le origini della razza ariana, all’inizio della II guerra mondiale scapperà da una prigione indiana raggiungendo Lhasa diventando amico dell’undicenne Dalai Lama per rimanere in Tibet fino all’inizio dell’invasione cinese. La storia verrà raccontata nel 1997 da Jean-Jacques Annaud nel film Sette anni in Tibet, con Brad Pitt. Nazisti e Himalaya li troviamo anche nel film di Steven Spielberg ne I predatori dell’Arca perduta girato nel 1981 e ambientato nel 1936. L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci (1987) ci riporta una visione potente del maoismo cinese, ma nel 1993 il regista salda il conto con il Tibet dedicando al buddismo tibetano il kolossal Il piccolo Buddha.

Fino agli anni ’80 solo gli studiosi conoscevano le vicende del Tibet, l’invasione cinese e l’esilio del Dalai Lama, nell’88 nasce l’Associazione Italia Tibet, nell’89 c’è il Nobel al Dalai Lama (e il massacro di piazza Tienanmen).

Gli invasori cinesi, invece di mettere fine all’interesse per il Tibet e il buddismo ne hanno diffuso l’interesse in tutto il mondo, riuscendo a mitizzare “il paese delle spezie e dei maghi che operano magie diaboliche” sulla scena. Tiziana Ficacci http://www.direfarepensare.it

 http://www.mymovies.it/trailer/?id=22475

http://it.wikipedia.org/wiki/Fosco_Maraini