Tiziana Ficacci

LibereLaiche

Mese: aprile, 2016

Gli inglesi e i bambini siriani

Flavia Perina

Il voto inglese che ha respinto la legge in favore degli orfani siriani (saranno lasciati a Calais) dice assai più dei tanti ordinari atti di cinismo delle democrazie europee. Dice di più perché la proposta di accoglienza di bambini e adolescenti era stata presentata e approvata dalla Camera dei Lord: organismo dove si entra per nomina reale o diritto ereditario, quindi (teoricamente) luogo-simbolo del privilegio e della difesa del privilegio. E invece no. Quelli, i Lord, in nome della tradizione inglese che accolse migliaia di orfani tedeschi, austriaci e cèchi dopo la Guerra Mondiale, volevano la legge. Quegli altri, quelli eletti, quelli che devono fare i conti nei collegi con la concorrenza di Farage e similari, l’hanno bocciata anche se di misura. Ne nascono considerazioni amare sulla democrazia e sul suffragio universale e sulla sudditanza psicologica delle classi dirigenti verso il racconto xenofobo, che a parole viene respinto da tutti ma nei fatti da tutti inseguito, con la lingua di fuori.

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Il bello di Justin

La gioventù è una cosa che si impara col tempo, l’esperienza. A tutti è dato di essere giovani, ma a pochissimi di diventarlo e poi di restarlo (Aldo Busi)

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Non un premier, ma una vera star il canadese Trudeau. Difende l’ambiente, accoglie i profughi, tiene il figlio piccolo sul palmo della mano, ha una moglie intelligente, vorrebbe essere la Streep, fa le flessioni sul tavolo, tira di boxe, sfoggia addominali da paura.

Del padre Pierre si sa, ma la sua verve gli viene dalla madre Margaret. Perché è giusto dirlo, noi figli prendiamo il meglio dalle nostre madri se sono originali indipendenti coraggiose. La mia lo è, di lei ammiro tutto, anche lo scombinato rapporto con mio padre. Mi ha insegnato  la libertà e mi ha lasciato andare. Oggi vivo a Vancouver e mi occupo dei 25mila profughi siriani accolti dal premier Trudeau.  Giuseppe 

https://www.facebook.com/JustinPJTrudeau/

http://www.harpersbazaar.com/culture/features/a14456/margaret-trudeau-0416/

Liberi ma non troppo

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Il 25 aprile è una data che ci riporta alle origini del nostro Paese, costruito così perché molti volenterosi sentirono che era arrivato il loro momento e che per dare una opportunità al futuro bisognava esserci.  La più parte di loro non aveva un progetto, però sapeva ciò che non voleva più. Diversamente da loro noi oggi abbiamo una storia e la possibilità di ricordarla. Ripensare le date e celebrarle non è un atto retorico. Serve a non essere indifferenti e a riscoprire che quello che si eredita dal passato deve essere riconquistato ogni volta per poterlo possedere veramente. Ai lettori di questo blog, buon 25 aprile,

Liberazione, la nostra storia

Il comunicato dell’Aned che annuncia che l’associazione non parteciperà al corteo del 25 aprile, e conseguentemente l’organizzazione di una serata dedicata al 25 aprile al Pitigliani, sono due eventi che non possono che suscitare amarezza in tutti quegli ebrei che si identificano nei valori dell’antifascismo e della Resistenza. Capisco la necessità della scelta dell’Aned. Ma non posso che sentire che gli ebrei sono stati così espropriati di una celebrazione che apparteneva loro di diritto e costretti nuovamente in un ghetto. Perché essere obbligati a restare fuori dalle celebrazioni della Resistenza, Resistenza a cui tanti ebrei hanno partecipato in quanto italiani, è una sconfitta per tutti: per noi ebrei, nuovamente separati dagli altri italiani nel celebrare una Liberazione che avevamo pienamente condiviso con loro settant’anni fa, per la memoria dell’antifascismo e della Resistenza, per quell’idea di antifascismo su cui si è costruita la Repubblica italiana. Credo che l’Anpi romano dovrebbe fare una seria riflessione su questo punto: sul fatto di avere, per motivi politici, sacrificato la presenza degli ebrei nella celebrazione ai rapporti con centri sociali e movimenti antisionisti quando non decisamente antisemiti.
Il fronte Propal non ha nulla a che vedere con la celebrazione del 25 aprile. Gli slogan antisionisti, gli attacchi alla Brigata Ebraica, le formulazioni antisemite che si percepiscono affiorare nell’ignoranza dei più e nell’estremismo di alcuni, tutto questo non deve avere spazio nel corteo. Il 25 aprile 1945, gli ebrei uscivano infine dai loro nascondigli, contavano i loro morti. Molti di loro avevano combattuto con i partigiani, in mezzo a loro. Non ci sono state formazioni partigiane solo ebraiche, come in Francia, come in Polonia. Ebrei e non ebrei hanno combattuto insieme e insieme hanno celebrato la vittoria in quei giorni di confusione e di rinascita della fine d’aprile. Erano sui palchi nelle piazze a fianco degli Alleati, sfilavano nelle città liberate. La Brigata Ebraica, parte dell’Esercito Inglese, ha combattuto valorosamente dentro le fila di questo esercito. Dopo la Liberazione, ha aiutato generosamente la ricostruzione del mondo Ebraico italiano, creato scuole, collaborato nella ricerca dei dispersi, dei morti. I rapporti tra ebrei e “sionisti” nell’ Italia del dopoguerra erano stretti, non dimentichiamoci il ruolo dell’Italia nell’Aliyah Bet, non dimentichiamo i portuali che scendevano in sciopero per aiutare le navi dei profughi ebrei a salpare per Eretz Israel.
La scelta di oggi mette fine per sempre non solo a questo particolare momento storico ma anche alla sua memoria. Ebrei e non ebrei celebrano la Liberazione gli uni separati dagli altri. La responsabilità è dell’Anpi, certo. Non ho dubbi su questo punto. Vorrei però ammonire noi ebrei di quello che questa conclusione rappresenta: la fine dell’antifascismo, un antifascismo di cui il mondo ebraico è stato a lungo parte. Non credo che in Italia ci possa essere un antifascismo senza ebrei, e credo che da parte sua il mondo ebraico abbia bisogno di richiamarsi all’universalità di quei valori, di quella memoria condivisa. Scrivo queste righe per augurarmi che da questa scelta di oggi si possa in futuro recedere, che non diventi definitiva. Per noi, per tutti.

Anna Foa

– See more at: http://moked.it/blog/2016/04/22/una-sconfitta-per-tutti/#sthash.gXVShk26.dpuf

link

http://www.memoriebraiche.it/sch_sto_14.htm

http://www.memoriebraiche.it/doc_Cat_3.htm

L’8 e il 5

Il meccanismo truffaldino dell’8 per mille per finanziare diverse comunità di fede è uno schifo. Nato per sfamare gli appetiti della Chiesa cattolica ben presto si sono unite alla torta  le religioni delle intese che rastrellano qualche briciola. Al cancro si sono aggiunte le metastasi, è così pure se l’esempio è brutto. Per attenuare lo scandalo è stato aggiunto il meccanismo del 5 per mille, nobilissimo negli intenti, molto meno quando si vedono alcune denominazioni ammesse alla spartizione. Di nuovo associazioni religiose comprese pure quelle ateiste (sic, a che punto spinge la voglia di arraffo) più varie furberie. Ovviamente non c’è niente di più nobile di Unicef, Airc, Fondazione Veronesi, ecc, ma può essere questo il modo di fare beneficenza? Davvero lo Stato può permettersi di fare a meno dell’8 e del 5? Allora perché non fa a me che non verso a nessuno uno sconto? Che senso ha questa carità per qualcuno che sottrae soldi ai servizi di tutti? Cosa è questa partita di giro?  E’ insopportabile lo Stato etico che decide chi può accedere ai fondi, e odiose le associazioni per bene che succhiano i soldi ai servizi per tutti per accaparrarsi qualche spicciolo. Meglio sarebbe invitare a fare libere offerte detraibili  con i propri soldi, così chi offre è responsabile e verifica pure come queste associazioni spendono. 

http://www.chanel.com/it_IT/

Referendum, istruzioni per il prossimo

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Per il prossimo referendum, sia veramente popolare o anche come quest’ultimo promosso dai presidenti delle Regioni più coinvolte, si stia al punto.  Al momento pochi sanno se le trivelle senza rinnovo siano un danno, o se è vero che le cozze liguri premiate da Slowfood siano veramente non inquinate. Se a Ravenna non si è raggiunto il quorum perché i lavoratori temevano di perdere il lavoro o si erano solo distratti con la squadra del cuore.  Come moltissimi ho ricevuto inviti per andare a votare e dare uno schiaffo al governo  senza neanche suggerire se meglio colpire con il si o con il no, e ho avuto inviti per starmene a casa e dare un calcio a tutto il resto dell’arco parlamentare.

Per il futuro si stia al punto con serietà senza girare le sette chiese tv a dire tutto e il contrario di tutto, senza manco provare a creare una cultura ambientale ai telespettatori.  Risultato, un Paese sempre più diviso indignato cattivo arrabbiato, che pretende di stabilire che la parola  democrazia appartiene solo a chi la dice più forte.

Infine, ma non ultima cosa: nessuna mobilitazione ricordo quando si votò, anche lì con forte richiesta di astensione, per la legge 40. Per dirla con Travaglio, lì le donne si potevano trivellare (e la voce di un pretone conta sempre di più di qualsiasi Presidente del Consiglio italiano) 

Alla prossima,

http://www.wired.it/attualita/ambiente/2016/04/17/risultati-referendum-trivelle/

e per fantasticare un pò

http://www.huffingtonpost.it/2016/04/16/rafael-mantesso_n_9709170.html

Gravi fallimenti bis

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Asciugate le lacrime per la prematura e ingiusta morte, come tutte le morti, di Casaleggio, doveroso porsi qualche domanda.

Chi ha qualche anno ricorderà Pannella e i suoi che tuonavano contro la partitocrazia invocando il ripristino e il rispetto delle regole di cui i parlamentari facevano strame. Ma quella truppa, che pure tanto ha dato alla storia del nostro Paese, ha presto stufato ed è stata estromessa dal Parlamento (ma non dalla politica).  Tutti ricordiamo l’irrompere di Berlusconi nel 1994, contro l’establishment i vecchi partiti e bla e bla. E’ nella nostra memoria quel che successe in quegli anni e i lasciti pesanti coi quali combattiamo, in termine di Paese diviso, sottosviluppo culturale, volgarità.

L’avvento dei 5 stelle rappresenta plasticamente la malattia grave della politica italiana, non la medicina per guarire. Intanto perché i pentastalletati  ritengono che la dx e la sx non esistano più, e questo non è vero né in Italia né nel mondo. Come è inaccettabile il disprezzo per la politica. E’ inutile piangere i costituenti, lacrimare su Pertini e La Malfa e poi portare in parlamento l’avvocato il giornalista l’idraulico. Più o meno come se ci affidassimo al bravo grafico sotto casa per curarci il dente.

Mentre dovremmo riflettere su come riportare in auge la “nobile politica”, chiediamoci quanto sia stato opportuna una classe di eletti che per accarezzare il popolino dal verso del pelo ha eletto alla presidenza delle due camere Grasso (ennesimo magistrato) e Boldrini, entrambe ottime persone ma sulle quali è legittimo nutrire più di una riserva.

Quanto ai media di regime vaticaliano, sempre pronti a reggere lo strascico di chi siede in parlamento, anche per la morte del leader spirituale dei pentastellati, hanno dato prova di sé. E l’abile Grillo è riuscito a girarseli sul dito anche questa volta.

Gravi fallimenti

M5s perde il suo ‘Dottor Sottile’

http://www.corriere.it/politica/16_aprile_12/morto-casaleggio-l-uomo-che-ha-cambiato-storia-d-italia-sue-frasi-visionarie-fotostoria-104a8242-009e-11e6-8701-d21ef4c79bc6.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/12/gianroberto-casaleggio-morto-un-uomo-che-sapeva-sognare/2629753/

 

Lasciateci in pace!

vignetta de Il Foglio

vignetta de Il Foglio

Ci mancava solo il papa a dire la sua su come quando e con chi fare sesso. Le persone normali sanno che il sesso è una parte della vita, sia che si viva nel matrimonio fuori da piccoli da giovani da vecchi da soli in compagnia con persone dello stesso sesso di sesso diverso si pratichi o si pensi e basta. Le persone normali sanno che il sesso è importante sopravvalutato interessante indifferente. In estrema sintesi le persone normali sanno che il sesso è un pizzicore momentaneo mentre è l’amore che non ti da pace!  Le persone normali sono sicuramente contente che anche il papa dia il suo ok ma per favore non rovinateci anche questi momenti di fuga che possono interessarci a volte si a volte meno a volte per niente senza codificarle in cielo. Grazie,

La 194

In un mondo civile e moderno la fede o l’assenza di fede deve restare fuori dalla sala operatoria

di UMBERTO VERONESI

IL CONSIGLIO d’Europa ancora una volta ci boccia, accusandoci di non rispettare i diritti delle donne che scelgono di interrompere una gravidanza. La critica mette il dito sulla piaga dell’obiezione di coscienza dei medici. Va premesso che essere a favore della legalizzazione dell’aborto non vuol dire essere a favore dell’aborto e va ricordato che la legge 194, votata dagli italiani attraverso un referendum, nasce per mettere fine agli aborti clandestini e per promuovere la maternità consapevole.

È una legge civilmente avanzata, che si basa su un prologo di civiltà: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. Nella progettualità della 194, le donne dovevano essere allontanate dall’ipotesi di interrompere una gravidanza, tramite programmi di educazione e informazione che, per mezzo dei consultori, tendessero ad eliminare le cause che trascinano la donna nel baratro dell’aborto. Putroppo questa azione preventiva non è mai stata realizzata e lo spirito della legge in questi anni è stato in parte tradito.

Tuttavia alcuni risultati positivi ci sono stati: è drasticamente diminuita la mortalità causata dall’aborto ed è anche diminuito il numero di aborti stessi.

Tutti coloro che, come me, hanno votato la 194 e l’hanno difesa da ripetuti attacchi culturali e politici, lo hanno fatto nella convinzione che l’aborto è un male, ma l’aborto clandestino è un male ancora peggiore, che aggiunge al dramma di un’interruzione di gravidanza, anche un rischio enorme per la vita della donna. Le donne italiane hanno dunque conquistato nel 1978 il diritto di abortire legalmente in ambiente ospedaliero, tutelate dallo Stato, e io credo che sia molto grave negare loro la possibilità di esercitare questo diritto, appellandosi alla coscienza individuale di medici e infermieri. L’obiezione di coscienza è accettabile in linea di principio, ma è una questione di pesi e misure: deve essere un’eccezione e non la regola.

Quando parliamo, come segnalato dal ministero della Salute, del 70 per cento di medici obiettori, con picchi del novanta per cento in alcune regioni, allora siamo di fronte ad una situazione di dissesto e non osservanza della legge. Certamente il medico è prima di tutto una persona, con le sue idee e le sue convinzioni, ma ha scelto una professione con una deontologia speciale perché ha a che fare direttamente con la vita di altre persone con altrettante idee e convinzioni.

La bussola che guida le scelte di un medico non può essere la sua fede o il suo credo, ma deve essere la volontà del paziente e, in questo caso, anche l’osservanza della legge. Se non è così, si scatena il caos. In una società multiconfessionale, come è e sempre più sarà la nostra, farsi curare diventerrebbe per assurdo un terno al lotto, perché essere trattati o no, dipenderebbe dall’orientamento religioso del medico che ci capita di incontrare in un ambulatorio, in uno studio professionale, nella corsia di un ospedale.

Io sono convinto che in un mondo civile e moderno la fede o l’assenza di fede debba essere lasciata fuori dalla sala operatoria. Possono anche capitare situazioni capovolte, in cui il paziente si rifiuta di ricevere trattamenti che vanno contro la sua religione. Mi riferisco, per esempio, ai testimoni di Geova, che preferiscono morire piuttosto di ricevere una trasfusione di sangue. Pratica che, per il loro credo, è il peggiore dei peccati, così grave da negare la vita eterna. Che fare se magari il paziente in questione è un giovane che potrebbe invece avere una lunga vita davanti a sé? Nessun medico può imporre con la forza una cura, anche se è salvavita, e dunque noi ci maceriamo nella nostra impotenza, e speriamo con tutti noi stessi che quella trasfusione non debba avvenire mai. Ma se la volontà di un malato viene rispettata quando rifiuta una cura, non dovrebbe esserlo anche quando la cura viene legalmente richiesta? Io credo di sì. Se accettassimo il contrario, che sia sempre la volontà del medico a prevalere, giungeremmo a pericolosi paradossi. Ad esempio, se un medico è cattolico convinto, allora non dovrebbe neppure prescrivere gli anticoncezionali e dovrebbe rifiutare come pazienti le donne che ne fanno uso, perché infrangono le regole procreative stabilite dalla Chiesa. Eppure non mi pare di aver mai sentito di un medico che ha fatto obiezione di coscienza all’uso della pillola. Al di là delle questioni “tecniche” resta nella mia testa una ferma convinzione: guai a toccare i diritti conquistati, soprattutto se sono sacrosanti. Ecco perché difenderò sempre la legge 194 e il coraggio delle donne che si sono battute e ancora adesso si battono per essa.

http://www.repubblica.it/salute/2016/04/12/news/aborto_veronesi-137420237/

Corte Ue bacchetta l’Italia: “Aborto troppo difficile”

https://paoloizzo.wordpress.com/2016/03/03/le-donne-peccatizzate/

Le polacche

Anche ieri, per il secondo sabato, a Varsavia le donne hanno organizzato una folta manifestazione per opporsi al divieto di aborto. Sono donne, europee.  Noi continuiamo col silenzio? 

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In Polonia, il partito di governo Diritto e giustizia (PiS) vuole rendere più rigida la legislazione sull’aborto per essere più fedele agli insegnamenti della chiesa cattolica. Attualmente nel paese è possibile interrompere la gravidanza solo quando minaccia la vita o la salute della madre, se il bambino è a rischio di invalidità permanente o se la gravidanza proviene da una violenza. Il nuovo testo vuole permettere l’aborto solo in caso di rischio per la madre con la pena di cinque anni di carcere, in caso di violazione. A Varsavia,  durante la messa parecchie donne sono uscite durante la lettura di una lettera a favore della proposta e il   3 aprile migliaia di persone hanno manifestato per protesta. Qualche mese fa, in Italia si è discusso un decreto legge che depenalizzando il reato di aborto clandestino, innalza le sanzioni per le donne da 51 a 10.000 euro.

Nel link che trovate in fondo un video pubblicato da Gazeta Wyborzca che mostra la protesta femminile all’interno di una chiesa.

E’ opinione dei media che il papa sia uomo di grande apertura e civiltà, scambiando il suo populismo per una forma di egualitarismo.   Sarebbe interessante sapere come concilia la misericordia con queste ridicole propagande dei religiosi polacchi.

http://www.lastampa.it/2016/04/04/multimedia/esteri/divieto-totale-di-aborto-in-polonia-ecco-la-reazione-in-chiesa-dei-contrari-0PBVEG6cyvaVO6vI49G0rI/pagina.html

http://www.internazionale.it/foto/2016/04/04/polonia-diritto-aborto-foto

http://riforma.it/it/articolo/2016/03/02/coscienza-e-clandestinita

http://www.lettera43.it/politica/polonia-verso-una-legge-che-vieta-l-aborto_43675241307.htm

https://womenareurope.wordpress.com/

http://www.brogi.info/2016/04/la-sconosciuta-storia-delle-camioniste-polacche-1942-1946.html

http://www.newtoncompton.com/autore/laura-quercioli-mincer

Ricevo e pubblico 

Cara Tiziana,

all’indomani della vittoria della Santa Sede sulla “pretesa” della Francia di nominare un ambasciatore gay, si può dire ad alta voce che quel Paese (regno sarebbe più giusto) è razzista? 

Grazie, Tommaso 

 

 

 

L’Aquila

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…gridavano minacciosi l’Aquila l’Aquila (da un commento del tg1 il giorno che gli aquilani manifestarono a Roma per la ricostruzione della loro città) 

 

Lo stato dell’arte  di  Enrica Di Battista http://www.ansa.it  (dove è possibile leggere l’articolo integrale con foto e altri approfondimenti sul tema) 

E’ un grande lavoro quello della Soprintendenza nella supervisione dei progetti di ricostruzione in una città come L’Aquila, dove solo il patrimonio privato di pregio artistico-architettonico vede ben 700 edifici vincolati: 476 nel capoluogo (di cui 300 nel centro storico e 176 nelle 60 frazioni) e 200 nei 56 borghi del cratere. “Ad oggi – spiega all’ANSA l’architetto Alessandra Vittorini, Soprintendente Unica per L’Aquila e il cratere  – 3/4 di questi beni vincolati hanno progetti approvati e in molti casi sono anche terminati i lavori di ristrutturazione post-sisma”.

MAPPE ANTICHE, FOTO E GRAFICI (PDF)

Per non parlare del patrimonio pubblico: qui i dati si fanno meno certi, perché i beni vincolati non sono solo chiese, castelli e abbazie ma mura, porte e fontane. Orientativamente si tratta di 1400 beni pubblici sottoposti a vincolo di tutela. Questo lavoro è pero’ messo a rischio: “Questa Soprintendenza che da un anno dovrebbe essere ‘Unica’ – è il grido d’allarme dell’architetto – sta ancora soffrendo assegnazione di personale. Siamo la metà rispetto a quanti la Riforma delle Soprintendenze assegna”. E come se non bastasse “ora che abbiamo finito il lavoro ‘normale’ siamo coinvolti , a fatica, nella supervisione di altre opere come quella del tunnel dei sottoservizi della città dell’Aquila, un’opera molto invasiva e complessa, e in altre commissioni per i pareri da esprimere”.

L’area della ricostruzione è dunque molto vasta e comprende, come si è detto, sia interventi su beni culturali pubblici (con fondi da adozioni, donazioni, fondi Cipe per chiese ed altro) seguiti dalla Direzione/Segretariato regionale sia interventi sul patrimonio privato sottoposto a vincolo di tutela per l’autorizzazione e sorveglianza sui lavori, seguiti dalla Soprintendenza. Altri due ‘soggetti’ della ricostruzione, con i quali le due strutture hanno quotidiane relazioni, sono i Comuni e gli Uffici Speciali per la Ricostruzione (USRA all’Aquila e USRC per il cratere).

Ecco una ricognizione, a volo d’angelo, fatta con la Soprintendente Vittorini sullo stato dell’arte di alcuni dei tanti beni culturali pubblici all’Aquila, seguiti a vario titolo da Soprintendenza e Direzione/Segretariato regionale:

La Basilica di Collemaggio, tra i monumenti simbolo dell’Aquila, è stata profondamente ferita con il terremoto del 2009 che ne ha lesionato le strutture portanti e ne ha fatto crollare la volta. Il cantiere è finalmente cominciato a fine 2015 grazie ai fondi della sponsorizzazione Eni, e si stima di finire i lavori in due anni. La progettazione è stata affidata alla Soprintendenza insieme a tre atenei e ad un gruppo scientifico. Al momento si sta predisponendo un lavoro di rinforzo delle navate con sollevamento dei pilastri.

Nella Chiesa delle Anime Sante i lavori sono in corso grazie all’importante contributo economico della Francia (50% del finanziamento), uno dei pochi paesi stranieri ad aver mantenuto le promesse della famosa “lista di nozze” di monumenti da adottarepresentata da Berlusconi al G8 del 2009. “Anche nell’aggregato sul lato piazza Duomo stiamo supervisionando – racconta Vittorini con la soddisfazione di chi ama fare il proprio lavoro – perché in una città storica tutta la ricostruzione deve seguire delle linee guida, dunque gli edifici vicini si devono misurare anche con il Duomo”. La ristrutturazione di quest’ultimo verrà inserita nella prossima programmazione Cipe.

A Palazzo Ardinghelli i lavori sono quasi completati grazie al finanziamento della Russia. Manca la parte di decorazioni. Al Teatro Comunale il cantiere è in corso.

Nel Castello cinquecentesco è in corso un lungo lavoro, complesso sia per l’entità dei danni sia per la mole della fortificazione. Si sta provvedendo, tra le altre cose, in una difficile impresa di ‘tiraggio’ per riposizionare, con movimenti millimetrici, le mura che si sono spostate con il sisma.

La Fontana luminosa è quasi terminata così anche la Chiesa-Teatro di San Filippo. A gennaio una sentenza del Consiglio di Stato ha districato la matassa dei ricorsi presentati a seguito dell’aggiudicazione dell’appalto per la chiesa di San Silvestro. Sono stati affidati i lavori, il cantiere dovrebbe cominciare a breve. Un intervento da 6,7 milioni completerà il restauro. Sempre a gennaio è stato consegnato il primo lotto di lavori della Chiesa di Sant’Agostino.

Fiore all’occhiello della ricostruzione dei beni culturali aquilani nell’ultimo anno sono i 5 chilometri di mura trecentesche dell’Aquila, uno dei pochi esempi di fortificazione quasi integramente conservata. “Non c’è altra città – rileva l’architetto Vittorini – che ha cinque chilometri di mura medievali intatte”. Ristrutturate con fondi europei, sono state da poco restituite alla città e valorizzate con illuminazione notturna.

Nelle frazioni la Chiesa di Onna è completata e a maggio verrà inaugurata. Lavori in corso in quella di San Gregorio (sempre grazie al finanziamento della Russia). A proposito di eccezioni generose, c’è anche il Kazakhstan che con 1,7 mln ha finanziato i lavori per la chiesa di San Biagio di Amiternum.

Ma uno degli aspetti che entusiasma maggiormente gli esperti e la stessa soprintendente è il fil rouge di questa ricostruzione, ovvero la scoperta di tutte le tracce e della storia nascosta che il terremoto ha rivelato con i crolli o che le ristrutturazioni post-sisma hanno fatto ritrovare. Ad esempio, racconta la Vittorini, sono venuti alla luce degli assetti costruttivi ignoti, colonne e perfino una scala a chiocciola in pietra nascoste nei muri,finestre gotiche e soffitti lignei ricoperti dalle mura poi crollate con il terremoto,ambienti ipogei dipinti. Nella cinta muraria sono state trovate anche porte murate di cui si ignorava l’esistenza. Nel Castello sono stati trovati porzioni di stemmi lavorati provenienti da palazzi intorno che, quando venne edificato il castello, vennero presi e inseriti nella fortezza. Si tratta di più epoche che tornano alla luce anche a causa di più terremoti e più ricostruzioni, come scoprire i vari strati di Troia. http://www.ansa.it