Ripeterlo (quando sta per iniziare la scuola) giova

di liberelaiche

“Questa non è una pipa” scrisse il pittore Magritte sotto l’immagine di una pipa”. “Questa non è una ingiustizia”, pensa il ministro dell’Istruzione a proposito dell’ora di religione a scuola

Per un prete quale tragedia più grossa può venire? Avere in mano sacramenti, camera,senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola, e con tutti questi mezzi raccogliere il frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti… (don Milani)

L’ora di religione prima della revisione concordataria (‘84) era obbligatoria. Potevano, con giustificati motivi e producendo verificabile documentazione, essere esonerati gli studenti che, ad esempio, avevano un’altra fede. Perché, è opportuno ricordarlo, in Italia ci sono sempre state persone non cattoliche che hanno collaborato a rendere prospero e libero il Paese. Siccome l’Italia si divide in fazioni piuttosto che ragionare, si accusa Craxi  padre di quella revisione che tanto è morto e non può replicare, dell’assurda questione. Certamente sarebbe stato meglio che l’allora Presidente del Consiglio socialista avesse avuto la forza di sopprimere il Concordato, ed è lecito continuare a chiedersi se avesse avuto l’apporto del Pci su quella questione come sarebbero andate le cose. Di sicuro i comunisti persero l’occasione per sanare l’errore di Togliatti che, in opposizione a Nenni, siglò il mortale articolo 7 della Costituzione. E’ appena il caso di ricordare che nella revisione concordataria anche l’ingiusto 8 per mille e sue degenerazioni sostituisce la congrua obbligatoria prima devoluta dallo Stato alla Chiesa. Ma, torniamo all’ora facoltativa di religione e, ancor più ridicola questione dell’ora alternativa, una sgrammaticatura, un ossimoro. E’ doveroso riflettere per un secondo sul perché la Cei sollecitò l’ora alternativa che piace a tanti. Studenti ciondolanti per i corridoi avrebbero creato scandalo, quindi meglio offrire  – beninteso con doppia spesa per lo Stato – una materia alternativa sciocca tanto per riempire i buchi, insegnamento che nella pratica non si svolge in tutte le scuole per mancanza di fondi. Il motivo per cui tanti genitori caldeggiano l’ora alternativa è determinato dall’ansia di dover lasciare i bambini senza fare nulla. E’ una insicurezza/inedia dei genitori che non hanno la forza di sostenere un figlio fuori dal gregge. Questi parenti sono dei veri sventurati perché, con la loro apatia, perpetrano una situazione che fa comodo alla Cei e all’intero sistema scolastico. E hanno anche l’arroganza di sostenere che lo fanno per i loro figli, mentre perdono l’occasione per spiegargli il significato del libero arbitrio. Nel frattempo le gerarchie ecclesiastiche supportate dai partiti e dai media, sostengono che l’ora di insegnamento della religione cattolica è una materia di studio importante perché non si tratta di apologetica ma è tema appartenente alla cultura italiana. Cosa vuol dire? Che a distanza di oltre trenta anni  delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si torna al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate? Che non avere una religione ma altre concezioni della vita che non contemplano l’irrazionale è un errore? Che non esistono modi più adeguati per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche educazione civica musica idiomi? Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”? Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religioni e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito nella revisione concordataria che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. E ammesso – ma non concesso – che lo studio della dottrina cattolica sia un arricchimento culturale,  è equo che faccia parte dell’insegnamento semicoatto di una scuola che, almeno sulla carta, è laica? E che sia finanziata con le tasse di tutti? Purtroppo, a tenere bordone agli sfacciati  della Cei oltre ai politici italiani ci sono quella massa di intellettualoidi giornalisti artisti valletti e velini che mai si discostano dal pensiero unico dominante, intenti solo a mangiare nella greppia del padrone qualunque sia, che ritengono che si potrebbe introdurre lo studio delle religioni (che saranno milioni) oppure solo quelle monoteiste (ed è da verificare che il cattolicesimo lo sia) senza chiedersi neanche se gli insegnanti saranno sempre scelti dalla Cei.  Eppure, queste pericolose  proposte vengono anche dai sedicenti laici. La domanda che dovremmo porci – tanto per rimanere in ambito religioso ripeterla come un mantra da mattina a sera – è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. E’ questo complesso di inferiorità – per me che non sono certa di niente ma stavolta credo di avere ragione – il vero problema.

maxxi kentridge 2