Ostracismo

di liberelaiche

 

In altri tempi qualche voce di protesta si sarebbe fatta sentire. Qualcuno avrebbe considerato un po’ scandaloso l’ostracismo della Brandeis University di Boston ai danni di Ayaan Hirsi Ali. Una laurea honoris causa negata all’ultimo momento per avidità e conformismo. Un atto ostile verso una donna che ha scritto Infedele per raccontare la sua sofferta apostasia. La sua fuga disperata da un’infanzia segnata dalle mutilazioni genitali. Da una società oppressiva in cui la donna è schiacciata nella propria inferiorità, e deve leggere di nascosto, subire in silenzio lo stupro consacrato dai guardiani della fede, sottomettersi senza fiatare ai matrimoni combinati dai padri padroni fanatici. Un atto ostile verso una donna coraggiosa inseguita da una condanna a morte perché ha osato ribellarsi, scappare verso l’Olanda, scrivere la sceneggiatura di Submission il cortometraggio sull’oppressione delle donne islamiche diretto da Theo Van Gogh, il regista olandese ammazzato con coltellate rituali nelle vie di Rotterdam. E poi scappare dall’Olanda per rifugiarsi negli Stati Uniti, da sempre rifugio di libertà, meta delle “masse oppresse e sofisticate”, come recita la poesia incisa sulla Statua della Libertà. Anche se un pugno di professori impauriti di Boston non ne vuole più sapere degli oppressi come Ayaan Hirsi Ali ha cominciato ad ostracizzarli. Nessuno protesta perché la questione dei diritti umani fondamentali, della democrazia, della libertà dei popoli è stata sradicata dall’agenda dei governi, cancellata nell’opinione pubblica internazionale. Le questioni della sicurezza e dell’interscambio economico hanno annullato ogni attenzione verso le vittime di regimi oppressivi. La ferocia di Assad in Siria? Non importa più nessuno, importa la conservazione dello status quo. E Putin che mette in galera chi dissente? Macché, fa paura la sua potenza militare ed economica e gli intellettuali d’Occidente si infatuano per il macho a torso nudo, mica per chi chiede il rispetto dei diritti civili a Kiev. E la Cina che si è mangiata il Tibet distruggendo monasteri e luoghi di culto? Meglio non parlarne e sperare che i governanti più recalcitranti al realismo politico non si mettano in testa di accogliere amichevolmente il Dalai Lama. Bisogna stare attenti: perché nella neo-lingua internazionale che ancora insiste con quei ferrivecchi che si chiamano democrazia, libertà, diritti umani è considerato un fomentatore di disordine, un idealista che pretende di intralciare i dittatori che fanno e hanno fatto buon uso della polizia politica, dell’uso sistematico della tortura, della soppressione brutale dei dissidenti. Ayaan Hirsi Ali cacciata dall’Università di Boston? Per carità, silenzio. I diritti umani valgono solo per noi, gli altri si arrangino. Pierluigi Battista, http://www.corriere.it

ROTI – New Sculpture at The Independence Square in Kiev

http://www.huffingtonpost.it/2014/04/14/salut-salon_n_5147610.html?utm_hp_ref=italy

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