le mani sulla città

di liberelaiche

«Se c’era una cupola non era fascista, andava da destra a sinistra»

La frase di Alemanno è illuminante e definitiva: non è solo un “mal comune mezzo gaudio” o una ingenua difesa del buon nome del fascismo che finisce per mostrare come gli sia più caro il dividere politicamente le responsabilità piuttosto che negare o contestare colpe gravissime, fino ad ammetterle di fatto. È anche la candida ammissione di un pensiero condiviso in tutta la politica ma anche nella quasi totalità dell’informazione su quello che sta succedendo: “quello che ci interessa di questa storia è chi rimane fregato tra destra e sinistra”. La lente attraverso la quale viene letta una ricostruzione che è un pezzo notevolissimo di comprensione della realtà, e che è un tema centrale del funzionamento dell’Italia, di Roma, della politica e della società, e che è una storia letteraria paragonata da tutti a una grande fiction, la lente però è sempre quella: “chi rimane fregato tra destra e sinistra?”.
Questo interessa ai giornali e ai telegiornali, ai titoli e agli editoriali, e ovviamente ai politici: difendere i miei, accusare i loro, o al massimo capire chi accusare. Non persone né meccanismi, ma destre o sinistre. Chi era “vicino alla destra” e chi “vicino alla sinistra” (e poi, bersaniano o renziano?). Chi, destra o sinistra, ne pagherà le conseguenze. Letture politiche che non sono letture politiche, ma letture del potere politico: capire a chi assegnare il punto. A chi toglierlo.
Tra poco qualcuno si chiederà che conseguenze può avere sull’elezione del Presidente della Repubblica.  http://www.wittgenstein.it/2014/12/04/la-lente/