Theo Van Gogh

di liberelaiche

 

Un Paese con migliaia di pensieri diversi/Un Paese pieno di tolleranza/15 milioni di persone insieme su una piccola terra piatta/Dove nessuno ti dirà mai cosa fare ( jingle della pubblicità di una banca olandese mirata a mostrare l’amore per tutti i correntisti)

Dieci anni fa,il 2 novembre 2004, l’omicidio di Theo Van Gogh che oggi avrebbe la mia età. Era un autentico intellettuale olandese discendente del grande pittore Vincent. Venne ucciso la mattina del 2 novembre con otto colpi di pistola e poi sgozzato da Mohammed Bouyeri, un estremista islamico olandese di seconda generazione, mentre si recava in bicicletta alla Column Film, nella zona ovest di Amsterdam, per lavorare al montaggio del film 0605 dedicato al leader nazionalista Pym Fortuyn, ucciso il 6 maggio 2002 da un fanatico animalista . Era da poco uscito il documentario di Van Gogh Submission che mostrava il maltrattamento delle musulmane. A scatenare l’assurda reazione forse il fatto che sul corpo dell’attrice erano scritti alcuni versetti del Corano; sul cartiglio lasciato accanto al corpo martoriato di Theo minacce all’Occidente, alla deputata olandese di origine somala Ayaan Hirsi Ali sceneggiatrice del film, odiosi avvertimenti agli ebrei. Chi oggi andasse ad Amsterdam, può vedere il monumento The Schreeuw, la sagoma fuggente di una persona, all’interno del parco (Oosterpark) dove avvenne l’omicidio, ma gli abitanti del quartiere hanno ottenuto di non avere né targhe né nomi accanto all’installazione “per non urtare suscettibilità”. Secondo l’attore Hans Leewen accettando di non mettere una targa, spersonalizzando il monumento, il governo ha introdotto il reato di blasfemia. Eppure la piccola Olanda a molti tra noi sembrava un perfetto modello di multiculturalismo: ognuno con le sue abitudini e cultura, a ognuno senza chiedere. Ma invece che benessere e sviluppo per tutti, una parte significativa di immigrati ha formato una sottoclasse che ha rifiutato i valori dell’Occidente addirittura diventando ostile verso il Paese ospitante, regredendo nei costumi ben oltre la situazione esistente nel loro paese di provenienza, spuntando le ali a quei molti stranieri che si spostano per lavorare e migliorare le proprie condizioni sociali. Nel 1992 c’era stato un campanello d’allarme: un aereo si schiantò su un quartiere di Amsterdam abitato da immigrati illegali e il governo promise il permesso di soggiorno a tutti quelli che avevano perso le loro cose. Il giorno dopo ben quattromila persone, molte arrivate da altre capitali europee, si presentarono dando vita a scontri violenti durati per giorni. Pim Fortuyn, assessore comunale socialdemocratico di Rotterdam, sosteneva che l’islam fosse una religione e uno stile di vita troppo arretrato per una società avanzata come l’olandese che minacciava, ad esempio, alcune pacifiche scelte come l’omosessualità. In pratica avvertiva che il pacifico paradiso olandese era finito. Fu ucciso mentre i sondaggi lo davano in testa, aveva fondato il partito nazionalista, alle elezioni che si stavano svolgendo. .Invece di fare una disamina attenta delle denunce di Fortuyn e Van Gogh si disse che stimolavano gli istinti più bassi delle persone (onderbuikgevoelens). Oggi il deputato laburista Ahmed Marouch, già portavoce delle moschee marocchine dichiara: “noi dicemmo che l’omicidio di Van Gogh non poteva essere legato all’islam,. ma sapevamo che per Bouyeri lo era”. Una parte dei principi di Fortuyn e Van Gogh, sono stati raccolti da Geert Wilders e plasmati a suo modo. Oggi le sue idee xenofobe hanno successo in Europa, anche in Italia. Sembra questa situazione ricalcare quel vecchio proverbio del medico pietoso e delle piaghe purulente. Il multiculturalismo rimane un tabù, entrandoci la religione sarà difficile porci mano. Non sapendo in Italia porre un confine tra quel che è di Cesare… è prevedibile tempesta.

Ian Buruma, Assassinio ad Amsterdam, Einaudi http://www.einaudi.it/libri/libro/ian-buruma/assassinio-a-amsterdam/978880618720

 

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