Lavarsi le mani

di liberelaiche

La visione scientifica dell’esistenza è poetica fino a risultare quasi trascendentale. Siamo incredibilmente fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi siamo ancora più fortunati, perché possiamo comprendere, apprezzare e godere l’universo come nessuna delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. Ecco cosa da significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura (Richard Dawkins, L’illusione di Dio)

Come ho fatto a non pensarci prima? E’ quello che si sono chiesti in tanti dopo l’annuncio di una scoperta scientifica. A volte uno però ci pensa per tempo e pochi lo prendono sul serio. E’ il caso di Ignaz Semmelweis, medico ungherese di origini tedesche, giovane assistente nella prima clinica ostetrica dell’ospedale di Vienna a metà dell’Ottocento. A quel tempo la febbre puerperale uccideva tantissime giovani madri. Seemmelweis  notò che ne morivano più nella prima clinica , dove facevano praticantato gli studenti di medicina, rispetto alle seconda, dove le donne erano seguite solo dalle levatrici, e persino rispetto a chi partoriva per strada. Era strano: Semmelweis andò per esclusione, cercando la differenza fra le due cliniche. Eccola: i medici facevano autopsie, toccavano cadaveri e poi visitavano e gestanti, le ostetriche e le loro allieve no. Allora fece lavare e disinfettare le mani e gli strumenti a tutti in reparto, riducendo quasi totalmente l’incidenza della malattia. Le statistiche oggettive, con i tassi di mortalità abbattuti, non bastarono. L’idea fu respinta perché conteneva un’ipotesi irricevibile: che la malattia fosse portata dai dottori stessi. Il cattivo carattere di Semmelweis e le turbolenze politiche fecero il resto. Funzionava empiricamente, ma mancando una spiegazione teorica sembrava magia: qual era l’agente mortale portato dalle mani dei medici? Bisognerà attendere Pasteur per capirlo e per dare un senso a una semplice evidenza che prima era offuscata dagli orgogli professionali. Semmelweis nel frattempo era già morto, a 47 anni, in un ospedale psichiatrico, e con lui innumerevoli madri toccate da mani di medici che non gli avevano creduto. Telmo Pievani, La Lettura 

Nascita di Giovanni Battista, Artemisia Gentileschi

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