Eugenio Colorni

di liberelaiche

Eugenio ColorniQuando si insedierà il nuovo  Parlamento Europeo ricorrerà il settantesimo anniversario della morte di Eugenio Colorni che, senza dubbio, fu una delle figure principali per la rinascita della democrazia in Italia. Era nato da famiglia ebraica nel 1909. Il padre Alberto, ricco commerciante liberale, era stato interventista nella Prima Guerra mondiale. La madre, Clara Pontecorvo, era figlia del titolare di una avviata azienda tessile pisana e zia di Gillo (futuro regista) e di Bruno (futuro scienziato). Colorni, conseguita la maturità classica al Liceo Manzoni di Milano, si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia e divenne amico di Guido Piovene con cui difese il prof. Borgese, loro insegnante, aggredito da esponenti del GUF di Milano.

Fu allievo anche di Piero Martinetti il quale, abbandonato l’insegnamento per divergenze col regime, scrisse “L’essenza e il principio della libertà dell’uomo è nella sua personalità divina. La negazione della libertà è la negazione di Dio”. La amicizia con Piovene si interruppe quando questi pubblicò alcuni articoli antisemiti. Nel 1930 Colorni si laureò con una tesi su Leibniz e , nello stesso anno, iniziò a collaborare col movimento Giustizia e Libertà. Pubblicò alcuni articoli su Roberto Ardigò. Tommaso Campanella e Bergson. Dal 1932 al 1933 fu lettore di italiano alla Università di Marburgo e rientrò in patria all’avvento del nazismo. Nel 1934 pubblicò una traduzione della Monadologia di Leibniz presso l’editore Sansoni nella collana diretta da Giovanni Gentile. L’anno successivo sposò Ursula Hirschman da cui ebbe poi 3 figlie: Sivia, Renata ed Eva. Quest’ultima avrebbe poi sposato Amartha Sen, futuro premio Nobel per l’economia.

A partire dall’anno del matrimonio Colorni intensificò l’attività politica, in particolare nell’area socialista. Nel 1937 fu a Parigi fra i relatori a un Congresso internazionale di Filosofia con un intervento su “Le verità eterne in Descartes e Leibniz” e colse l’occasione per incontrare Carlo Rosselli, Angelo Tasca e Pietro Nenni. Nel settembre dell’anno seguente fu arrestato , in quanto ebreo e antifascista, a Trieste, dove insegnava filosofia e pedagogia all’ Istituto Magistrale ed era divenuto amico del poeta Umberto Saba, che lo aveva introdotto allo studio della psicanalisi. Dopo alcuni mesi nel carcere di Varese fu inviato al confino nell’isola di Ventotene. Qui restò dal gennaio 1939 all’ottobre 1941 ed elaborò, con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, un organico programma di Federazione Europea che si concretizzò nello scritto poi noto come “Manifesto di Ventotene”.

Scrisse con lo pseudonimo di “Commodo” alcuni dialoghi alla maniera platonica con Spinelli suo interlocutore con lo pseudonimo di “ Severo”. Nell’isola approfondì lo studio della matematica e della fisica, studiò le teorie di Einstein e ne scrisse. Nel 1941, grazie all’interessamento di Giovanni Gentile ottenne il trasferimento a Melfi, in provincia di Potenza. Il 6 maggio 1943 fuggì a Roma ove visse in clandestinità, curando con Mario Fioretti la edizione clandestina dell’Avanti! e redigendo il primo numero del periodico l’Unità Europea che fece pervenire all’interno di una valigia a Milano, la città ove la moglie e le figlie si erano nel frattempo trasferite in seguito alla crisi matrimoniale.

Ursula Hirschman avrebbe poi sposato nel 1945, in seconde nozze, Altiero Spinelli  e sarebbero nate dal loro matrimonio Diana, Barbara e Sara. Verso la fine di agosto Colorni fu a Milano, nell’abitazione del valdese Mario Alberto Rollier , fra i fondatori del Movimento Federalista Europeo. Il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, di cui Colorni aveva curato la prefazione, fu accolto con pieno favore da cristiano sociali, azionisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali ma con diffidenza dai socialisti come Nenni e Pertini che solo in anni successivi si sarebbero ricreduti. Ancora più tardi anche comunisti come Napolitano avrebbero accolto con favore il progetto di federazione europea.  Rientrato a Roma Colorni visse nella abitazione del cristiano-sociale Guglielmo Usellini, esule in Svizzera dal dicembre del 1943, la cui moglie Luisa Villani fu la sua più stretta collaboratrice  e compagna negli ultimi mesi di vita.

Il 28 maggio 1944 fu fermato a Roma, in via Livorno, da militi della banda Koch e ferito gravemente da 6 colpi di pistola. Trasportato all’Ospedale San Giovanni, vi morì due giorni dopo sotto la falsa identità di Franco Tanzi. Le ultime parole comprensibili furono “Ricordatemi ai miei famigliari e ai miei amici, specialmente ai miei amici”.

Diffusasi la notizia, fu ricordato su Radio Londra dall’amico Mario Treves che non seppe trattenere le lacrime.

Ernesto Rossi, compagno di tante lotte, ne ricordò il forte impegno etico “ Appena posso – mi diceva Colorni – torno al mio Leibniz e alla teoria della relatività. Tutto il resto, per me, ha minore importanza. Ma non ha potuto. Per queste cose di minore importanza ha sacrificato la sua libertà, è stato agitatore, giornalista, dinamitardo, capo di bande armate, ed infine ha fatto l’olocausto delle sua stessa vita…. Eugenio Colorni è un nostro eroe. Un eroe della nuova Italia e della nuova Europa”

Altiero Spinelli, nel suo  “Come ho tentato di divenire saggio. Io Ulisse” edito dal Mulino nel 1984 così scrisse ( pag.301)  “Colorni è una delle due persone scomparse da molti anni, dinanzi alla memoria delle quali mi inchino, con affetto nostalgico perché sono stati i 2 più grandi amici della mia vita, con riconoscenza perché mi furono accanto senza esitare nel momento difficile della nascita dell’impegno politico nuovo, con reverenza perché in quegli anni cruciali trovai e accettai in Colorni un maestro dell’anima, nell’altro un maestro della mente. L’altro è Ernesto Rossi”

Le ceneri di Colorni riposano, secondo le sue volontà testamentarie, nella tomba di famiglia nel settore ebraico del Cimitero Monumentale di Milano.  Alla sua memoria fu concessa la medaglia d’oro al Valor militare con la seguente motivazione:  “ Indomito assertore della libertà, confinato durante la dominazione fascista, evadeva audacemente dedicandosi quindi a rischiose attività cospirative. Durante la lotta antinazista, organizzato il centro militare del Partito Socialista Italiano, dirigeva animosamente partecipandovi, primo tra i primi, una intensa, micidiale e continua azione di guerriglia e sabotaggio. Scoperto e circondato da nazisti, li affrontò da solo, combattendo con estremo ardimento, finché, travolto dal numero, cadde nell’impari lotta” Roma, 28 maggio 1944

Nel risorgere delle pulsioni demagogiche e populiste e delle chiusure nazionaliste, il rinnovato ricordo di figure come Colorni deve essere di forte incoraggiamento a quanti ancora credono con piena convinzione che solo la nascita degli Stati Uniti di Europa possa essere base indispensabile per una politica di pace e per una possibile e auspicata giustizia sociale nella libertà.

Mario Barnabè

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