Presi  (e impigliati) nella rete

di liberelaiche

Io non voglio che i social media crescano, voglio che tacciano. Sono solo 60 battute ma è tutto quello che ho da dire (Jonathan Franzen)

La democrazia digitale spezzerà le catene degli schiavi senza voce? O i vari referendum sulla scissione delle regioni italiane o le decisioni su  come votare e come espellere dei pentastellati sono fuochi di paglia?

La “twitter revolution” protagonista delle rivolte nordafricane, mostra questi numeri: in Egitto solo il 10% della popolazione usa facebook, in Siria il 6%, il 3,74% in Libia. Percentuali in discesa per l’account di twitter (arab social media report 2013, della Dubai School of Government). Pare che abbiamo sopravvalutato l’influenza (positiva?) di internet sul processo democratico (pur deplorando a più non posso le censure turche).

I tg italiani sono fatti a colpi di dichiarazioni che i diversi partitocrati postano su facebook o banalità che twittano (vederli nei talk con i loro ipad in eleganti custodie è ridicolo), ma a parte qualche raro esemplare il 22,5% dei politici non hanno mai postato sulla loro bacheca, al 28,7% nessuno si è mai sognato di scrivere e il 60% non ha mai risposto agli scriventi. Non sorprende  considerato che i parlamentari sono dotati di indirizzo email (la cosa più semplice e pratica che c’è per comunicare) che non utilizzano come sa bene ognuno di noi che ha provato a dargli qualche intelligente o stupido suggerimento. I mezzi che oggi abbiamo possono dare una bella spinta alla informazione e alla democrazia, ma solo se siamo disposti ad entrare in contatto con gli altri,  scambiandoci bisogni e desideri, mantenendo ben saldi i piedi in terra  senza far valere solo e sempre il nostro narcisismo.

I tanti piccoli siti e blog (ovviamente pure questo) sono spesso una fiera di vanità poco propositiva e piuttosto autoreferenziale. Si leggono scopiazzature ma i link scarseggiano. Spesso  per inseguire la mission del proprio sito si gonfiano delle notizie microbiche e irrilevanti, ignorando che internet ha un pericoloso effetto rimbombo. Finendo in questo modo per abbracciare quello che si crede di condannare: la parzialità della stampa di regime.

Il mondo è complicato e non aiutano a semplificarlo quelle persone che entrano a gamba tesa in qualsiasi confronto con posizioni nette, quelli che vedono bianco/nero, bene/male. Di più, senza  produrre concetti nuovi ma riproponendo pensieri regressivi. Spesso (a me) sembra che siti e blog, nati con l’intenzione di spalancare la nostra testa, siano il termometro dell’irrazionalità in cui si lascia avvolgere il senso comune delle persone più fragili.  Eppure potrebbero servire per poter esercitare il pensiero libero. tf

https://liberelaiche.wordpress.com/2013/05/22/social/

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-03-30/2014033027132722.pdf

http://www.brogi.info/2014/03/erdogan-blocca-anche-you-tube-ha-paura-di-veder-uscire-il-volto-di-miss-turchia.html

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-03-30/2014033027133012.pdf

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2014/2014-03-30/2014033027133041.pdf

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