Appunti per un viaggio

di liberelaiche

L’oro è abbondante e vi si tessono coperte di pelo di cammello e drappi d’oro e di seta (Il Milione)

 “Dovete sapere che un uomo del luogo non prenderebbe mai in moglie una donna vergine. Dicono che una donna che non ha avuto parecchi uomini non vale nulla e non è amata dagli dei perché se fosse loro cara sarebbe ricercata e desiderata dagli uomini”. Forse è proprio questo l’aspetto che maggiormente colpì il viaggiatore veneziano Marco Polo che della sua missione in Tibet nel 1275 descrive ne Il Milione ori e castelli e le virtù femminili. Dopo, molto dopo, nel 1936, l’orientalista Giuseppe Tucci chiama il Tibet (dal turco Tobad Alture) il Paese delle donne dai molti mariti, e le racconta così: “qui tutte le donne hanno più di un marito perché vige la poliandria. Una ragazza sposa non solo il suo fidanzato ma tutti quanti i suoi fratelli, e in più può prendersi un assistente scelto direttamente da lei… e nonostante ciò regna grande armonia perché queste famiglie non conoscono il tarlo della gelosia. I mariti rispettano i turni e si sottomettono ai voleri della loro signora…”.

Marco Polo e Giuseppe Tucci avranno guardato alle donne con occhi da antropologi? Chissà, comunque lo strano paese dal 1850 viene chiuso agli europei per scoraggiare i continui tentativi di penetrazione degli inglesi provenienti dall’India. Ma il divieto ha l’effetto di attirare come una carta moschicida i viaggiatori; fino al punto che gli inglesi aprirono a forza i confini del Tibet nel 1904 avviando ufficialmente l’erosione dell’autorità del Dalai Lama completata con l’invasione maoista del 1950. Il grande regista Frank Capra girerà nel 1937 Orizzonte perduto, ispirato al romanzo Lost Horizon di James Hilton del 1933, dove tre soldati inglesi scappano da una sommossa e si rifugiano in un paradiso dai suggestivi paesaggi sull’Himalaya dove gli abitanti sono immuni da violenza e volgarità. L’alpinista austriaco Heinrich Harrer, inviato in esplorazione sull’Himalaya dal Reich per cercare le origini della razza ariana, all’inizio della II guerra mondiale scapperà da una prigione indiana raggiungendo Lhasa diventando amico dell’undicenne Dalai Lama per rimanere in Tibet fino all’inizio dell’invasione cinese. La storia verrà raccontata nel 1997 da Jean-Jacques Annaud nel film Sette anni in Tibet, con Brad Pitt. Nazisti e Himalaya li troviamo anche nel film di Steven Spielberg ne I predatori dell’Arca perduta girato nel 1981 e ambientato nel 1936. L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci (1987) ci riporta una visione potente del maoismo cinese, ma nel 1993 il regista salda il conto con il Tibet dedicando al buddismo tibetano il kolossal Il piccolo Buddha.

Fino agli anni ’80 solo gli studiosi conoscevano le vicende del Tibet, l’invasione cinese e l’esilio del Dalai Lama, nell’88 nasce l’Associazione Italia Tibet, nell’89 c’è il Nobel al Dalai Lama (e il massacro di piazza Tienanmen).

Gli invasori cinesi, invece di mettere fine all’interesse per il Tibet e il buddismo ne hanno diffuso l’interesse in tutto il mondo, riuscendo a mitizzare “il paese delle spezie e dei maghi che operano magie diaboliche” sulla scena. Tiziana Ficacci http://www.direfarepensare.it

 http://www.mymovies.it/trailer/?id=22475

http://it.wikipedia.org/wiki/Fosco_Maraini

 

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